Focus Le origini de “L’Inferno di Topolino”? In un diario scolastico

Le origini de “L’Inferno di Topolino”? In un diario scolastico

C’era una volta – almeno fino agli anni Sessanta – il fumetto italiano per bambini: Topolino, Il Giornalino, Corriere dei Piccoli, Il Vittorioso, Il Monello e l’Intrepido, gli albi Alpe e Bianconi. Per non dire delle storie d’avventura e western. Tutte testate rivolte soprattutto a ragazzini tra gli 8 e i 12 anni. E qual è la principale attività a quell’età? Andare a scuola.

Per restare vicini ai loro lettori anche durante le lunghe ore di lezione – da cui i giornaletti erano (allora come oggi) banditi – molti editori dell’epoca presero a produrre diari scolastici, in cui comparivano varie vignette tra le pagine dedicate a compiti, avvisi, note. Ma se, ancora oggi, molti fra quegli ex-scolaretti coltivano una nostalgia per il celebre Diario Vitt, e se qualche fumettòfilo conserva quelli pubblicati dal Corriere dei Piccoli o quelli destinati agli abbinati del Giornalino, ce n’è uno che in pochi ricordano: il “Diario degli amici di Topolino” del 1948. Un diario bizzarro e importante, per varie ragioni. Una delle quali ha a che fare con le origini delle cosiddette Grandi Parodie, e con una delle storie Disney italiane più note di sempre, L’inferno di Topolino by Martina e Bioletto.

cover diario topolino 001
Copertina del Diario degli amici di Topolino.

Un diario poco standard

Una prima particolarità di quella pubblicazione dimenticata è nel formato. Un diario scolastico, si sa, generalmente è un’agenda, di dimensioni ridotte, cartonata e di ampia foliazione. In questo caso, invece, si tratta di un albo in formato comic book (lo stesso dei fumetti di supereroi, per intenderci), spillato e di sole 68 pagine. Non si trattava, infatti, di un prodotto destinato a librerie o cartoleria, ma all’edicola. D’altro canto, non era che un’emanazione di una collana tra le più importanti dell’immediato dopoguerra: gli Albi d’oro.

Pubblicati da Mondadori a partire dal 1946, riprendendo una collana analoga durata dal 1937 al 1940, gli Albi d’oro pubblicavano avventure complete di vari personaggi, sia disneyani che non, inedite o già uscite a puntate sul giornale Topolino, di realizzazione statunitense o italiana. In questo panorama già vario comparivano regolarmente, in estate e sotto Natale, alcuni numeri speciali, gli almanacchi, che ospitavano più storie brevi della banda Disney accompagnate da giochi e articoli.

Il “Diario degli amici di Topolino” (Albo d’oro n. 131) si struttura come una sorta di almanacco fuori stagione. A differenza dei suoi omologhi, la superficie delle pagine non è dedicata interamente ai racconti e ai fumetti, perché la colonna esterna è utilizzata come agenda, al ritmo di cinque giorni per pagina, lasciando così lo spazio per le annotazioni degli studenti. Ma ciò che rende unico il nostro Diario non è tanto la struttura, quanto i contenuti. In quegli anni nella redazione di Topolino stava maturando l’estro di Guido Martina, traduttore, sceneggiatore e “tuttologo”, dotato di un umorismo decisamente surreale. E la gran parte dei materiali presenti nel Diario è ricollegabile, molto probabilmente, alla sua attività.

2 - Topo Abbecedario
Un esempio di rubrica “scolastica” del Diario: il Topoabbecedario. Ogni vignetta riporta una lettera e una didascalia in rima. Le immagini provengono probabilmente da un libro illustrato inglese degli anni Trenta.

Qualche altro dettaglio. La copertina del Diario è ripresa, con qualche piccola modifica, da un albo americano (Walt Disney’s Comics and Stories #58) e presenta i tre portabandiera della Disney di quegli anni, Topolino, Paperino e Cucciolo, disegnati da Walt Kelly. Ai loro piedi c’è giusto lo spazio per il nome del proprietario – e il suo numero di tessera del club Amici di Topolino, naturalmente. Dopo indice e frontespizio comincia una breve storia di Paperino di produzione statunitense, scelta in perfetta coerenza con la pubblicazione, “Paperino e i bravi scolari”. È (quasi) l’unico intervento a fumetti all’interno dell’albo, mentre le altre pagine ospitano racconti, filastrocche e giochi, tutti di tema scolastico: una filastrocca basata sull’alfabeto, il ritratto del bidello, la pagella dei professori… Tra tutti spiccano due interventi, dedicati ai maggiori autori della letteratura italiana. Due fra i nomi più noti a (e odiati da) gli studenti dello Stivale: Dante Alighieri e Alessandro Manzoni. Disneyanamente parlando, due tra i principali soggetti delle – ancora di là da venire – Grandi Parodie.

Quelle parodie prima della Grande Parodia

A chiusura di una divertente rubrica di quiz demenziali posti da Pippo Inventorenigmista troviamo un “indovinello STORICO-LETTERARIO-POETICO-DRAMMATICO” che anticipa una sorpresa contenuta qualche pagina più avanti: “Qual è quel poeta che fu detto ghibellino perché era un guelfo; che fu condannato a morte ma non morì, e tuttavia, pur essendo vivo, andò all’altro mondo, scrivendo poi le sue peripezie in un’opera che i posteri chiamarono divina, che fu tradotta in tutte le lingue del mondo, compreso il milanese e il bergamasco?”. La risposta si trova a pagina 34, dove vediamo un Topolino nelle vesti di Dante Alighieri terrorizzato dalla Selva Oscura. Ebbene sì: pare proprio un’anticipazione della celebre prima Grande Parodia L’Inferno di Topolino, pubblicata sui numeri 7-12 di Topolino nel 1949. Un caso? Una prova, un esercizio in vista di?

Una spiegazione, naturalmente, è possibile. Gli autori, come è normale, erano già all’opera sulla celebre storia l’anno prima, tanto che la splash disegnata da Angelo Bioletto è molto simile a una vignetta della versione definitiva. I versi, didascalie in perfette terzine dantesche – proprio come nella storia poi pubblicata sul giornale – sono accreditati a “uno specialista in rime da matti: Guido Martina”. Secondo la didascalia, l’opera, che sarebbe stata pubblicata “a suo tempo” su Topolino, sarebbe stata costituita da 40 tavole illustrate. Chi avesse un po’ di pazienza, però, e volesse mettersi a contarle, si renderebbe conto che le pagine de L’Inferno di Topolino come lo conosciamo in realtà sono 69. Le domande si fanno più complicate: a cosa è dovuto questo aumento di pagine?

Per una risposta è necessario ricordare cosa accadde a Topolino tra il 1946 e il 1949: da giornale, le cui grandi pagine ospitavano quattro strisce da tre/quattro vignette ciascuna, nell’aprile del 1949 divenne un tascabile. Le vignette passarono a sei per pagina, e il capolavoro di Martina e Bioletto, in lavorazione, doveva essere adattato al nuovo formato. Non sappiamo quanto fosse già avanzata la produzione della storia, quando giunse l’ordine di cambiare l’impaginazione della storia. Sappiamo, però, che i pochi originali superstiti, non presentando tracce di rimontaggi (con forbici e colla, come si faceva allora) corrispondono alle tavole pubblicate, e furono quindi disegnati pensando già al “libretto”. Tuttavia, è anche vero che i disegni superstiti non provengono dalle prime puntate della storia. Le prime tavole erano, forse, già state realizzate prima del cambio di formato?

3 - Doppia Inferno di Topolino
La doppia pagina con l’anticipazione dell’Inferno di Topolino…

 

l'inferno di topolino
…e la stessa scena della Selva Oscura nella versione definitiva

La tipica creatività di Guido Martina ha il suo apice nel Diario alle pagine 64 e 65, dove troviamo “A love story of a she-woman and tho men – The Promised Spouses”. Si tratta di una breve e scalcagnata parodia dei Promessi sposi in cui Pippo è Renzo, Clarabella Lucia e Gambadilegno Don Rodrigo. È facile immaginare quanto si sia divertito Martina a scrivere queste due paginette in bianco e nero (nonostante l’indicazione “In technicolor” dopo il titolo…), in un inglese stentato, traducendo celebri passi dei Promessi sposi in modo tanto maccheronico (“Tis (sic!) wedding must not be done”, “Good-bye, oh mounts emerging from the waters”) da dover inserire un avvertimento in calce: “I personaggi sono immaginari. Ogni riferimento con la realtà e la grammatica inglese è puramente casuale”. Martina fu anche il principale traduttore nei primi anni del Topolino Mondadori, e le regole redazionali gli imponevano di utilizzare un italiano scolastico e grammaticalmente ineccepibile. I testi da cui partiva, però, avevano tutt’altra lingua: Floyd Gottfredson e i suoi sceneggiatori, ad esempio, non disdegnavano di dotare di parlate strambe o dialettali i personaggi (il campagnolo Pippo in primis). La possibilità di storpiare il testo manzoniano, parodiandolo con ironia surreale e nera, e soprattutto la sua lingua, pietra fondale della scuola italiana, dev’essere stata un’occasione troppo ghiotta per il Professore.

A questo punto, qualcuno potrebbe chiedersi: a quale disegnatore sarà stato assegnato il rischioso compito di tradurre in disegni il testo di Martina? E qui il colpo da maestro: nessuno. Tutte le immagini che compaiono nei “Promised Spouses” sono disegni estratti da altre storie disneyane, e riciclati. Gambadilegno, ad esempio, è tratto da Topolino e il boscaiolo di Floyd Gottfredson, mentre la maggior parte delle altre immagini proviene dalle tavole domenicali realizzate da Manuel Gonzales. Questo piccolo gioiello non-sense fu confezionato, quindi, con forbici e colla da un anonimo grafico di redazione. Un complice della follia di Guido Martina, cui solo qualche particolare – il Mount Resegon di sfondo, le scritte nei cartelli – fa eccezione, e ci sembra essere stato realizzato ad hoc.

5 - The Promised Spouses
I Promised Spouses.

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