Progettare copertine, soglie della creatività

di Paolo Campana

Raccontare la grafica nei fumetti. E quindi raccontare (anche) come si costruiscono emozioni e suggestioni. A partire dalla progettazione creativa di una copertina, per esempio.

Potremmo stare qui degli anni a tentare di capire come nasce, come si crea e che differenze editoriali ci sono dietro alla copertina di un fumetto (come di un libro, certo). I gusti personali, le influenze, le mode del momento, il carattere (sia quello umano che quello delle font), i limiti tecnici, le personali intuizioni… insomma, variabili infinite.

Ho cercato quindi di partire selezionando alcuni aspetti in comune che caratterizzano un tot di copertine provenienti dal fumetto d’oltreoceano. Perché partire dal mercato americano? Forse perché la cultura grafica del fumetto deve molto a questo mercato. E perché è talmente vasto e diversificato da poterci consentire una vasta gamma di spunti.

La composizione

disegnare copertine fumetti

La composizione di una copertina non può prescindere dall’utilizzo dello spazio e dalla perfetta – o cosi dovrebbe essere – fusione tra logo e illustrazione. L’utilizzo dello spazio, sia esso positivo che negativo, comprende punti di vista particolari, angolazioni curiose, composizioni decentrate e dettagli creativi di vario genere.

Quando poi l’artista che crea la cover sa bene come giocare con il logo/testata ecco che viene fuori qualcosa che funziona, attrae e colpisce. Disegnatori come James Jean, John Cassaday, J.H. Williams III o David Aja sanno perfettamente come fare il loro lavoro e dove andare a colpire lo sguardo del potenziale lettore (e del loro editore).

Su questo livello, però, c’è anche altro da considerare: il difficile campo della cura editoriale, della protezione del marchio/logo e della sua eventuale riconoscibilità. Ci sono testate che hanno fatto del cambiamento il loro marchio di riconoscibilità, dando all’artista la massima disponibilità nel campo della creatività legata alla fusione dell’illustrazione con il logo.

I risultati sono evidenti, anche se alcune volte si sfiora (non possiamo negarlo) la scarsa leggibilità, che genera nel lettore più veloce o disattento uno stato di confusione tale da prendersi un bel rischio: una buona grafica di copertina può sì aiutare commercialmente, ma può anche fare danni e generare disinteresse.

A ben vedere, tuttavia, proprio tra questi casi si trovano spesso quelli più creativi, che non si pongono – o cui non vengono posti – troppi paletti grafici: quelle cover dove il logo si fonde con l’illustrazione e ne diventa protagonista, dove si va oltre la gabbia di costruzione, le font e il personaggio. Sono questi gli esempi che hanno segnato la storia della grafica contemporanea (per quanto riguarda i comics). Basti pensare a una testata come Fables, che ha fatto di questo elemento il suo caposaldo, il suo segno di riconoscimento, la sua Z di Zorro.

Autori come Fiona Staples, Dave Johnson, Adam Hughes, Joao Ruaz, J.P. Leon o il già citato James Jean hanno realizzato cover memorabili, interpretando a loro modo l’essenza di una copertina e stravolgendo l’idea stessa di illustrazione classica, portando il fumetto molto vicino all’arte moderna (non a caso, facendo di questo il mercato di sbocco di molti dei disegni originali di James Jean, amato da molte gallerie attive al confine tra arte e illustrazione)

Il Colore

creare copertine fumetti

L’altro elemento da non sottovalutare mai nella costruzione di una copertina è l’utilizzo del colore. Per quanto possa sembrare scontato come elemento costruttivo, sono molti gli artisti che attraverso una stesura ottimale del colore hanno saputo distinguersi.

Quando parliamo di “colore” non parliamo certamente solo di colorazione di uno o più personaggi all’interno della testata, ma parliamo dell’utilizzo di tinte piatte, colori accesi, giochi positivi o negativi. Prendete ad esempio l’utilizzo di un “non” colore come il bianco.

Basta sfogliare le ultime annate di tante serie e graphic novel statunitensi per accorgersi di quanto siano numerose  le cover che hanno nel bianco più netto il loro cardine evocativo. Il bianco come luce, il bianco come mancanza o come spazio vuoto non è certamente facile da sintetizzare nella costruzione di una copertina, ma i pochi che ci riescono e lo sanno usare bene hanno realizzato cover davvero memorabili.

Dave Gibbons, Chris Bachalo, Yuko Shimizu, Bill Sienkiewicz, Ross Campbell o Becky Cloonan, tanto per citarne alcuni, utilizzano il bianco come se fosse un vero e proprio colore. E il risultato è evidente: i loro lavori si distinguono brillantemente da tanti altri.

Creatività

creare copertine fumetto

Questo dovrebbe essere l’elemento fondamentale per chi disegna e fa questo mestiere, ma non sempre è così. A volte ci si scontra con vincoli e paletti infiniti, posti dagli editor o dal personaggio stesso (soprattutto quando prigioniero di una forte identità), che frenano la creatività dell’autore relegandolo al mestiere di esecutore di illustrazioni.

La creatività è il nodo fondamentale della costruzione di una copertina: si parte dal layout e si arriva fino al definitivo in stampa cercando sempre di tenere ben salda la volontà di stupire, di presentare qualcosa di inaspettato o unico, che possa mettere in luce qualcosa di nuovo di quel personaggio, che non si conosceva o non si era mai visto, che possa stupire, attrarre o semplicemente catturare gli occhi del lettore.

Troppo spesso, purtroppo, quando si lavora alla progettazione di molti dettagli del prodotto-fumetto (specie quello americano) ci si dimentica di quanto (e come) sia sempre importante sollecitare, sorprendere, immaginare, allo scopo di proiettarci in un’altra dimensione. E non andrebbe mai dimenticato che la porta di quella dimensione è proprio la creatività. E la copertina, in fondo, non è che la soglia di quell’uscio indescrivibile.

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui.