Focus Opinioni Un’immagine, un libro, una mostra. La più buona colazione del mondo

Un’immagine, un libro, una mostra. La più buona colazione del mondo

Come nascono le storie? Da dove vengono le idee? Come si fa ad essere creativi? Sono domande che sempre si sentono fare quando si incontra un autore. E il discorso si complica se si parla di albo illustrato, perché ci sono parole e immagini, uno o due autori, e le loro relazioni possono essere diversissime.

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Foto di Gaia Borzicchi

Non esiste una risposta, ovviamente: le strade dell’invenzione sono estremamente variabili, anche se tale ampiezza di campo si restringe poi verso un’unica soluzione, che diventa l’opera. Lo ricorda Giovanna Zoboli nel blog di Topipittori: “Perché, come spiega Lionni, se la creatività è un gioco combinatorio, l’opzione giusta poi è una, e una sola, fra mille. Esattamente come una sola combinazione apre la cassaforte. O, almeno, così è per l’autore, per il quale la cassaforte è l’attenzione del lettore”.

Più che tentare un’impossibile teoria esaustiva, può essere utile andare a scoprire i percorsi che si nascondono dietro a un albo illustrato: a volte ci sono prima le parole e poi a seguire le immagini, altre volte nascono insieme, e poi ci sono quei libri dove sono le immagini a far nascere le storie. Katrin Stangl dichiara ad esempio che il suo libro Forte come un orso (Topipittori, 2013) è nato da due serigrafie, un dono per sua figlia: “A volte i libri nascono così. Ho realizzato due serigrafie per la mia bambina appena nata: un orso che fa a braccio di ferro con una bambina e un bimbo seduto a giocare assieme a una volpe con formine di legno colorato. ‘Forte come un orso’ e ‘Astuto come una volpe’. Le due immagini stavano nella sua cameretta. Quando avevamo visite, spesso i nostri amici ricordavano altri paragoni proverbiali. ‘Affamato come un lupo’, ‘Lento come una lumaca’. Mi è sembrato bello raccoglierli tutti e illustrarli, così è nato il libro.”

Un’immagine, la tradizione proverbiale, l’inconsapevole collaborazione di amici: davvero sono tante le possibili scintille, le occasioni che gettano un primo seme per far nascere una storia. E questi semi per fortuna sono anarchici, se ne vanno lontano da dove erano stati lasciati e danno vita anche a più di un esito. Questo il caso di La più buona colazione del mondo, terzo libro firmato da Massimo Caccia per Topipittori.

Ancora Giovanna Zoboli ne racconta la genesi sul suo blog e il percorso che ha portato anche ad una mostra. Tutto inizia dall’immagine di un quadro di Caccia vista casualmente alle spalle dell’autore durante una conversazione su Skype. Da qui l’elaborazione di un progetto per un silent book, seguendo la scia del precedente C’è posto per tutti. Ma in quel caso le parole erano davvero superflue: basta guardare l’immagine delle coppie di animali che si infilano uno dietro l’altro in una grande barca, o meglio arca, che il testo della storia si illumina immediatamente nella nostra testa, senza nessun bisogno di leggerlo.

Copia di viewer (3)

Ora invece il silenzio provocato dalla presenza di sole immagini sembra eccessivo: alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna tanti editori, pur complimentandosi per la qualità delle immagini, non sono convinti dell’esito. In effetti a leggere la forma definitiva del libro, le parole di Giovanna Zoboli sono essenziali: amplificano il senso di attesa delle immagini, accentuano l’allusività e l’ironia, e fin dall’inizio definiscono un tempo che è insieme ritmo del racconto, ma anche momento particolare della giornata: tutto sta accadendo di mattina presto, siamo tra il sonno e la veglia, immersi in una reverie. Tra le ciglia baluginano piccoli movimenti, lenti e rarefatti nella compostezza delle figure di Caccia, e non sappiamo se i rumori che sentiamo siano veri o solo una nostra impressione, il nostro desiderio che qualcuno di molto gentile stia davvero preparando per noi la colazione più buona del mondo.

Le parole, le pochissime parole di Giovanna Zoboli creano un intreccio ulteriore, aggiungono sospensione a sospensione, perché non definiscono ma alludono, si accostano alle immagini ma procedono in qualche modo parallele e creano come una danza di sfumature di significato. Ogni pagina ci si presenta allo stesso tempo chiara ed essenziale, quanto fantasmatica: da una parte i contorni delle immagini sono netti, le composizioni evidenti, le campiture cromatiche compatte, le frasi sono brevi e semplici. Dall’altra però non sappiamo se questi animali sono solo un desiderio da risveglio o ci sono davvero, né se riusciranno nell’impresa, visto che più volte sembra prevalere, pur congelati nell’attimo, il rischio di fare disastri.

Tutto si muove lentamente e tutto sembra essere fermo immobile, eppure qualcosa sta succedendo, e quando giriamo l’ultima pagina la più buona colazione del mondo è lì pronta sulla nostra tavola. Non siamo soli, non possiamo essere soli: un sguardo attento incrocia, sotto il tavolo, tanti occhi spalancati, in attesa a loro volta.

Ma la storia del libro non è ancora finita e i semi non si erano ancora depositati tutti: in quella stessa Fiera in cui il libro faticava a trovare la sua forma compiuta, Paola Parenti e Lucia Principe hanno cominciato a pensare di far coincidere la mostra di queste tavole (veri e propri smalti su legno) con l’inaugurazione ufficiale di Zoo, luogo di incroci (una bakery, una libreria con albi illustrati selezionati in tante lingue, un negozio di giocattoli, un corner di design tessile, una galleria) e di sguardi (tra bambini e adulti). Uno spazio, nato da cinque grandi passioni, che mi ha ricordato, finalmente anche in Italia, gli spazi pensati per i bambini che esistono altrove, e in particolare a Berlino dove c’è addirittura un quartiere dedicato all’infanzia, Prenzlauerberg, con una libreria con libri illustrati in tutte le lingue, un negozio di giocattoli, tanti parchi gioco, e infiniti locali per i bambini. Un luogo dove per sedersi, finalmente, sono gli adulti che si devono abbassare alle sedute dei piccoli e non i bambini arrampicarsi sulle sedie dei grandi.

Siamo giunti alla fine e per ora i semi si sono fermati qui: la mostra si può visitare fino al 24 novembre a ZOO strada Maggiore 50, dove potrete scoprire l’immagine che ha generato l’avvio di tutto ma anche gli originali del libro. E non si mai che, mentre visitate le mostra e assaggiate un cupcake, tra le piastrelle della cucina, facciano capolino strane presenze…

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Giordana Piccinini // Hamelin Associazione Culturale

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