Disney I mashup disneyani di Corrado Mastantuono

I mashup disneyani di Corrado Mastantuono

Il nuovo volume Disney d’Autore è dedicato a Corrado Mastantuono. Una raccolta di 14 storie, molte delle quali tra le più apprezzate dai lettori disneyani degli ultimi vent’anni, organizzata in tre parti.

Il primo gruppo di avventure è il più ristretto ma anche il più originale, dedicato a quella sorta di “mashup fumettistici” di cui Mastantuono è diventato maestro: Paperino nel Bum dipinto di Bum, omaggio all’immortale icona del Corrierino, il Signor Bonaventura; Bum Bum e l’artista liberato, dove troviamo, riletti in chiave disneyana, Tintin, il cane Milou e il Capitano Haddock; e Bum, un ranger in azione, in cui si fa il verso a Tex e ai suoi pards.

Nella seconda sezione emerge invece tutta la cultura disneyana dell’autore romano, con cinque racconti dedicati a Topolino, alcuni dei quali esplicitamente “meta-disneyani”: Topolino e il fiume del tempo, per i testi di Francesco Artibani e Tito Faraci, realizzata in occasione dei 70 anni del debutto cinematografico di Topolino in Steamboat Willie; e Topolino e gli esploratori del domani, pubblicata un anno fa in occasione dell’80° anniversario dalla prima pubblicazione in Italia della testata Topolino, il 31 dicembre 1932.

Infine, la terza sezione è una miscellanea di storie, unite da un sottile fil rouge: l’attenzione e la tolleranza per le diversità, sociali come caratteriali. In Paperino & Bum Bum pasticcieri pasticcioni avviene il debutto del personaggio – ormai stabile presenza nel pantheon dei characters disneyani – di Bum Bum Ghigno, imbranato e bruttarello (con due dentoni smisurati) e per questo spesso schernito; Paperino e il sinistro Dottor Murdy è una bizzarra commedia di caratteri; e Paperino, Archimede e l’anonimo Bum Bum è un breve racconto sul rifiuto dei propri difetti.

Abbiamo quindi approfittato dell’occasione per incontrare Mastantuono, e fargli alcune domande. A proposito di Bum Bum Ghigno e della sua lunga collaborazione con la redazione di “Topolino”, naturalmente, ma anche sulla sua più recente collaborazione con Sergio Bonelli Editore, come copertinista della serie Shanghai Devil.

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Che ricordo hai della redazione di “Topolino”, quando ci entrasti per la prima volta (ormai qualche sede fa)?

La redazione era ancora nella vecchissima sede di Via Dante a Milano. Era un bel posto, e comunicava maestosità e allegria. Era piena di sagome di personaggi Disney e evocava più un parco a tema che un posto di lavoro. Ancora non la conoscevo quando, nella primavera del 1989, arrivò una telefonata. Risposi sgarbato. Ero stanco, avevo lavorato duramente e quella telefonata arrivava inopportuna. “Una scocciatura”, pensai. Dall’altra parte del filo una vocina si presentava, con discrezione, con eleganza. Era lui, Giovan Battista Carpi. Stetti zitto, ma qualcosa dovevo pur dire. “Carpi? Quel Carpi?”. Sorrise. Mi spiegò che la Disney cercava disegnatori e gli era stato recapitato del mio materiale dalla Mondadori che lui, bontà sua, trovava interessante. Di lì a poco, iniziai a collaborare con la Disney e mai dimenticherò le affettuose correzioni che Carpi mi impartiva per telefono. “Nella terza vignetta di pagina quattro, il becco di Paperino è troppo lungo. Accorcialo di un paio di millimetri”. Il mio vero maestro fu lui, anche se soprattutto all’inizio fu impossibile non rimanerne condizionati dalla straordinarietà di Cavazzano.

I tuoi mashup disneyani, in cui hai omaggiato (e rimescolato) fumetti dalla più diverse provenienze, non sono stati numerosi, ma – forse proprio per quello – qui a Fumettologica li ricordiamo un po’ tutti. Come avviene il lavoro dietro a questa operazione?

Nel caso dell’omaggio a Tex Willer è stato strano. E’ raro per un disegnatore maturare un doppio registro in ambiti tanto diversi. Ancora più raro è avere la possibilità di fondere questi due mondi: prendere il personaggio realistico di uno e rivoluzionare la sua interpretazione spogliandosi di tutto quello che si conosce graficamente di lui, tutto quello che si è imparato fino a quel momento in anni curvi su un tavolino.

 

TEX

Che genere di studi svolgi su questi personaggi?

Si prende un po’ di documentazione e si cerca di trovare una chiave iconografica che non tradisca il personaggio da parodiare, e che ne faccia un tipico rappresentante della famiglia Disney, perfettamente coerente con il resto.

Dicci un po’: quali altri mix vorresti tentare?

Molti, tutti quelli possibili. Dopo Tin Tin e il Signor Bonaventura passerei disinvoltamente a Braccio di Ferro, a Little Nemo… fino ad arrivare a Peppa Pig.

Tin_Tin_Milou_Haddock

La storia Topolino e il fiume del tempo, omaggio al cortometraggio Steamboat Willie, è ormai tra le più ripubblicate in Italia e all’estero. Ci racconti com’è nata e com’è stato lavorarci?

L’anno era il 1998, e la ricorrenza era importante: il 18 novembre del 1928 nasceva Topolino. Compiuti i settant’anni, non ci si voleva far sfuggire l’occasione di celebrare con tutti gli onori l’evento. Cinquanta pagine per festeggiare il compleanno e ripercorrere insieme al lettore l’ideale continuazione di quella prima straordinaria avventura a cartoni animati di Mickey Mouse, Steamboat Willie. Disegnare Topolino con i soli pantaloncini rossi, così come veniva rappresentato all’esordio, era entusiasmante… era come compiere un tuffo nel passato. Per farlo mi sarei dovuto documentare, per ripercorrere fedelmente quei sapori e non tradirne le atmosfere. Il lavoro fu lungo e non privo di complicazioni: numerose pagine avevano come unico scenario un’imbarcazione; spesso veniva richiesta la ripetizione della stessa inquadratura limitando la regia e vincolando la possibilità di variare il punto di vista; le tante vignette mute costringevano a mettere in campo dei personaggi che recitassero in maniera ineccepibile. Ma grazie alla sapiente regia di Faraci e Artibani, la storia è una di quelle che ha la magia di prenderti e trascinarti nell’ilarità e nella commozione come poche.

A proposito di Bum Bum Ghigno: che sensazione dà, avere inserito stabilmente un personaggio all’interno del mondo disneyano a fumetti?

Mi onora. Come si sa i personaggi sono più longevi dei loro autori. In cuor mio mi auguro che attraverso Bum Bum, io possa visitare le case dei lettori per molto più tempo che l’età anagrafica potrebbe concedermi.

Come pensi potrà evolvere in futuro?

Una propria testata? Un parco a tema? Mi accontenterei anche se rimanesse tutto così.

SignBonaventura

Infine, una puntata fuori dal campo Disney. Su un dettaglio: le tue copertine per la serie Bonelli dedicata a Shanghai Devil, che ha concluso la sua vita in edicola nel marzo scorso. Figure monumentali, colori forti: ci sono parse tra le più interessanti cover bonelliane degli ultimi anni. Che tipo di studio c’è dietro?

Le copertine di Shanghai Devil sono la continuazione del lavoro svolto per un’altra testata precedente della stessa casa editrice, Magico Vento. Dopo l’approvazione del bozzetto, il disegno definitivo viene realizzato a mezza tinta con la matita, quindi viene scansionato e colorato al computer, che permette una vasta gamma di interventi sul colore e permette correzioni in tempo reale. Essendo una tecnica abbastanza nuova, è stato anche difficile trovare dei modelli a cui rifarsi.

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Ultima domanda d’obbligo: a che cosa stai lavorando in questo momento?

A una storia su tre numeri per la serie regolare di Tex, a Topolino – con un episodio dal titolo “Klon” -, a tutte le copertine di Disney Big, e anche a qualche episodio degli Angry Birds.

 

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