Kuš!, l’antologia che venne dal freddo (della Lettonia)

In principio era Kuš!, antologia di fumetti alternativi fondata a Riga nel luglio del 2007 dallo svizzero David Schilter e dalla lettone Zane Zajančkauska. 8000 copie, pubblicità all’interno, distribuzione nelle edicole, niente traduzioni in inglese. Un tentativo coraggioso, ma che nella Lettonia di sei anni fa, in cui fumetto voleva dire Topolino, Peanuts, Asterix e poco altro, aveva scarse possibilità di successo.

Le vendite modeste spingono perciò Schilter, affiancato questa volta da un’altra collaboratrice, la lettone Sanita Muižniece, a cambiare strategia. Kuš! dà vita quindi alla piccola š!, che esordisce nel novembre 2008 con una tiratura di soli 700 esemplari. Il titolo mantiene lo stesso significato (il nostro “shhhhh”) e i contenuti non si allontanano da quelli del passato, ma a cambiare sono alcuni elementi che risulteranno fondamentali. Innanzitutto il formato: si opta per il tascabile A6, ancora oggi un marchio di fabbrica. Poi la lingua: addio lettone, si passa all’inglese. Infine la distribuzione, perché la scelta dell’inglese sancisce l’addio al mercato delle edicole a favore della vendita per corrispondenza e nei negozi di fumetti, sparsi piano piano per tutto il mondo.

E così arriva la – piccola, ma non indifferente – notorietà che consente alla rivista di affermarsi, fino a guadagnare un primo sostegno economico da parte dello stato lettone. E ad ospitare sempre più storie brevi realizzate dai maggiori talenti dell’underground mondiale.

kus #1, copertina di Anete Melece

Kuš! #1, copertina di Anete Melece

Oggi a Riga e dintorni š! è ormai un’istituzione. Per certi versi si può dire che abbia creato una scena là dove non esisteva, ispirando tanti giovani creativi e alimentandone la passione con mostre e iniziative culturali. Nel 2007 il primo Kuš! ospitava una sola artista lettone, Anete Melece, tra l’altro autrice soltanto della copertina. Il quattordicesimo numero di š!, pubblicato a fine agosto, presenta invece ben sette cartoonist autoctoni su ventidue, a testimonianza che quella lettone è diventata una delle scene più prolifiche del panorama europeo, in grado di attrarre l’interesse non solo degli appassionati del medium ma degli amanti dell’arte e della creatività più in generale.

Attualmente š! ha una tiratura tra le 1400 e le 2000 copie, ed esce tre volte l’anno. Alle uscite quadrimestrali si sono affiancati nel corso del tempo le sporadiche apparizioni della rivista madre (da segnalare l’ultima, del luglio 2011, in cui nove artisti lettoni si cimentano per la prima volta con i fumetti), qualche speciale e ventuno Mini Kuš!, piccoli libretti spillati tra le 20 e le 26 pagine – sempre in formato A6 – realizzati da un unico autore, che può esprimersi in un formato più lungo delle 1/10 tavole di cui sono costituiti i racconti di š!. Racconti che sono tra loro eterogenei, dato che ogni cartoonist declina secondo la propria sensibilità il tema scelto come traccia dagli editor.

In questa direzione nell’uscita di fine agosto, dedicata allo sport, troviamo richiami alla tradizione manga con elementi fantascientifici e horror (Lai Tat Tat Wing e il nostro Ratigher), un tributo a Marco Pantani (Nicolas Zouliamis), un ironico saggio dedicato al ping pong (Amanda Baeza), violentissime pattinatrici disegnate con colori pastello (Michiel Budel), splash page sulla lucha libre messicana (Dace Sietina), animali antropomorfi che si danno battaglia (Anna Vaivare e Jeroen Funke). Se proprio vogliamo individuare una tendenza che accomuna la gran parte delle storie pubblicate, potremmo dire che l’antologia segue con maggior convinzione quel filone del fumetto contemporaneo che fa dell’impatto visivo e dell’innovazione grafica la sua forza, unendovi una chiara connotazione giocosa.

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š! #14, una tavola dalla storia di Ratigher

Questo per dirvi che difficilmente troverete sulle sue pagine autobiografie intimiste o graphic journalism. Piuttosto, avrete a che fare con coloratissime illustrazioni, richiami alla pop art e ironici sperimentalismi. Il tutto con un occhio di riguardo alle tendenze e agli stili dettati dall’attualità. Basti pensare al volume dedicato alla Finlandia, al costante contributo del collettivo berlinese Biografiktion, o alla collaborazione con la casa editrice Koyama Press nella dodicesima uscita, che ha come tema il futuro e ospita diversi esponenti della vivacissima scena canadese. Come avrete intuito il cosmopolitismo è una delle caratteristiche principali di š!. Uno dei meriti degli editor è infatti quello di guardare anche a paesi diversi da quelli europei e nord-americani, coinvolgendo di volta in volta autori cinesi, israeliani, australiani, sudafricani, cileni e via dicendo.

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š! #9, copertina di Inès Estrada

L’uscita più significativa fino a oggi è stata senza dubbio la nona, realizzata soltanto da artiste donne, che ha permesso a š! di aggiudicarsi nel 2012 il premio per la migliore rivista alternativa alla più prestigiosa manifestazione europea dedicata al fumetto, il festival di Angoulême. A metà novembre sarà invece disponibile il quindicesimo numero. Il nuovo volumetto brossurato di 164 pagine avrà come tema i gatti e pubblicherà i lavori di John Broadley, Edie Fake, Paul Paetzel, Roméo Julien, Reinis Pētersons, Pedro Franz e altri ancora, per un totale di 23 collaboratori. Per conoscere nel dettaglio tutti i nomi coinvolti potete consultare il sito www.komikss.lv, ricco di link e informazioni.

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