9 motivi per cui Romano Scarpa è l’autore italiano più disneyano (di sempre)

“Mi sento confuso quando mi definiscono il più bravo. Credo di essere il più disneyano”  – Romano Scarpa

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Carl Barks e Floyd Gottfredson. I Paperi e i Topi. Con talento, inventiva e una smisurata fantasia (e nel caso di Gottfredson, con l’apporto di validissimi collaboratori) i due autori hanno saputo plasmare un universo narrativo solo accennato nell’animazione, donando ai loro “attori” personalità a tutto tondo e arricchendo il proprio cast con personaggi memorabili.

Il nostro Paese è noto per una produzione Disney di alta qualità, che è riuscita a distinguersi anche distaccandosi per molti aspetti dai colleghi di oltreoceano, mediando tra un mondo dal sapore prettamente statunitense e umorismo, ambientazioni e temi irrimediabilmente italiani.

C’è però un autore che ha saputo distillare il meglio dei due Paesi, narrando centinaia di storie ricchissime e splendidamente disegnate, riprendendo la lezione di Barks e Gottfredson ma riuscendo anche ad essere originale e innovativo. Quell’autore è Romano Scarpa, finalmente protagonista di una doverosa riproposta della sua opera.

Riassumere in pochi punti una produzione vastissima, spesso come autore completo, è impossibile, ma speriamo che questo vademecum vi possa aiutare a capire perché Romano Scarpa è il più disneyano degli italiani, e magari a riconoscerne al volo una storia.

1 – Risate e cardiopalma

Le storie migliori di Romano Scarpa hanno trame estremamente complesse: tanti fili intrecciati con sapienza, storie bilanciate e senza tempi morti. Quando ci vuole far venire le palpitazioni Scarpa crea inseguimenti degni dei migliori thriller, dona a Topolino una fobia rendendolo più fragile o lo spedisce per il mondo in compagnia di un atomo senziente. Quando vuole farci ridere lo fa partendo da spunti spassosi e geniali: avreste mai pensato che gli esattori della luce si imbattono continuamente in pericoli degni di un agente federale?

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da Topolino e la collana Chirikawa (1960)

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da Paperino agente dell’F.B.I.! (1961)

2- Il cast è al completo (o no?)

Come i migliori film, anche il mondo Disney si basa su un cast affiatato di personaggi con personalità sfaccettate, costruito dagli autori su un gioco di opposti che funziona ancora magnificamente dopo migliaia di avventure: Paperino, povero in canna e sfortunato, accresce le sue doti comiche se contrapposto a Paperone o Gastone, mentre Topolino ha bisogno di una spalla che alleggerisca le storie, come fa l’insostituibile Pippo.

C’erano però possibilità inesplorate, lacune da colmare, personaggi che visti oggi ci appaiono quasi scontati, ma che qualcuno doveva pensare di inventare. Characters che mancavano, aggiuntisi al cast per restarci.
Se Paperino ha una fidanzata, perché non dovrebbe averne una (o almeno un’aspirante tale) anche Paperone? E non vorremo condannare alla solitudine il povero Gambadilegno, solo perché è il cattivo?

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da Zio Paperone e l’ultimo balabù (1960)

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da Topolino e la collana Chirikawa (1960)

3- Guest star di lusso (che non rivedrete più)

Continuiamo con il gioco delle analogie cinematografiche: vi è mai capitato di vedere un film in cui un personaggio di contorno è così ben tratteggiato, con delle battute così riuscite e una presenza scenica così forte da mettere in ombra i protagonisti stessi? Nelle storie di Scarpa capita spesso: oscurare personalità pirotecniche come quella di Paperino o Zio Paperone è impresa ardua, ma vi sfido a rimuovere dalla memoria l’uccellino kaibì, che si ciba unicamente di sardine, o il signor Bunz, l’uomo di Ula-Ula!

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da Paperino e la leggenda dello “Scozzese Volante” (1957)

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da Paperino e l’uomo di Ula-Ula (1959)

4- Daily strips, che passione!

Per sua stessa ammissione, il Topolino di Romano Scarpa deve molto a quello di Gottfredson. L’autore veneziano non si limita però a riprenderne gli stilemi, ma si spinge ben oltre. Le storie degli anni Trenta di Mickey Mouse, quelle grazie a cui Scarpa si era innamorato del Grande Topo, avevano un ritmo serratissimo, dato dal dipanarsi dell’intreccio in ”puntate” di poche vignette pubblicate sulle pagine dei quotidiani statunitensi. Lo scopo era quello di invogliare il lettore ad acquistare il giornale il giorno dopo, concludendo la striscia con una gag o un colpo di scena. La struttura delle storie “a continuazione” è sicuramente rigida, ma Scarpa, sceneggiatore di eccezionale talento, sceglie deliberatamente di riprenderla facendo propria questo particolare metodo di sceneggiatura, anche se le sue storie sono pensate per la pubblicazione in albo. Le storie a striscia, interrotte negli Stati Uniti, possono così proseguire “in esclusiva italiana”. Abbandonata la struttura a strisce in sceneggiatura, Scarpa mantiene comunque una certa continuità narrativa, come se la sua versione di Topolino fosse un’unica, appassionante saga. Negli anni Novanta Scarpa riprenderà questo metodo, assistito da una gabbia grafica ad hoc, per una manciata di storie su Topolino libretto.

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da Topolino e gli uomini-vespa (1991)

5- Romano/Walt, Italia/USA

Per molti anni si fa credere a lettori e spettatori che l’intera produzione disneyana, affidata a decine di fumettisti e animatori di talento, sia frutto dell’opera esclusiva di Walt Disney. La sua firma diventa così un marchio di fabbrica, presente nei titoli di testa di film e cortometraggi, sulle copertine degli albi, nei titoli delle storie e, nelle strisce prodotte per i quotidiani, ritorna puntualmente ogni poche vignette.

Per il suo Topolino Romano Scarpa vuole creare l’illusione di episodi “americani”, anche su testi altrui: ecco perché nelle sue storie la firma inconfondibile di Disney fa capolino in qualche vignetta, quasi che le storie di Scarpa provenissero da Burbank, invece che da Venezia.

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da Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera (1955)

6- Psicologia disneyana

Non è difficile trovare storie italiane in cui Paperone è disonesto e sembra odiare i propri nipoti, Pippo è totalmente stupido, Paperino ignorantissimo e arrogante, i nipotini saccenti e spocchiosi e Topolino saccente e precisino. Si tratta di reinterpretazioni di personaggi concepiti oltreoceano in modo differente e giustamente adattati alle esigenze e alla sensibilità degli autori nostani.

Scarpa sceglie invece di aderire il più possibile al modello “originale”. Topolino è caratterialmente proprio lo stesso del periodo d’oro di Gottfredson, mentre i Paperi sono umani, veri e generosi, capaci ovviamente di accapigliarsi per amor di gag, ma uniti da un legame strettissimo, come nelle più belle storie di Barks.

Per fare un esempio, uno Zio Paperone segretamente filantropo è un concetto distantissimo dalla rappresentazione del papero più ricco del mondo che viene data in tante storie italiane, ma appare naturale e perfettamente in linea con l’interpretazione fornita dall’autore veneziano.

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da Paperino e la “Fondazione De’ Paperoni” (1958)

7- Il ritorno di Biancaneve

Disney si è sempre categoricamente rifiutato di dare un seguito ai film d’animazione prodotti dal suo studio, primo tra tutti Biancaneve e i sette nani.

Nei fumetti, ovviamente, non esistono limitazioni del genere: la dolce principessa e i simpatici nanetti sono protagonisti di nuove avventure, splendide fiabe scritte generalmente da Guido Martina.

Con Biancaneve Scarpa ha un legame speciale: la visione del film, da bambino, lo spinge a cimentarsi con l’animazione, il suo grande amore, e Biancaneve e Verde Fiamma è la prima storia Disney in assoluto disegnata da Scarpa, che tornerà spesso a cimentarsi con la fiaba Disney per eccellenza, usando la moglie Sandra come modella per Biancaneve.

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da Biancaneve e Verde Fiamma (1953)

8- Un termine inusitato

Un ottimo sistema per individuare una storia di Romano Scarpa è la presenza di una parola: l’aggettivo “inusitato” per la precisione. Non è un caso che questa parola sia nel titolo del sito dedicato al maestro veneziano da Francesco Spreafico:

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da Topolino nel favoloso regno di Shan-Grillà (1961)

9- Ralismo disneyano

Anche se stiamo parlando di paperi e topi parlanti, Scarpa non rinuncia a documentarsi in modo approfondito, inserendo nelle sue storie spunti reali, ma così incredibili da avere pieno diritto di  cittadinanza in una storia Disney.

Se pensate che la pioggia di sardine di Tegucigalpa sia invenzione scarpiana siete in errore, e non crediate che l’idea di tagliare a pezzi un monumento e ricostruirlo altrove come un puzzle possa venire solo ad Archimede Pitagorico!

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da Paperino e la leggenda dello “Scozzese Volante” (1957)

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da Paperino e il colosso del Nilo (1961)