Il ritorno di Battaglia. Intervista a Leomacs

Dal 22 gennaio, dopo quasi vent’anni dalla sua prima pubblicazione, il vampiro Pietro Battaglia torna in edicola. Il personaggio creato nel 1997 da Roberto Recchioni e Leomacs viene riproposto da Editoriale Cosmo con due storie: “Caporetto” e “Vota Antonio”. Tra omaggi evidenti a De Andrè e, più sottili, al primo Kubrick, il fumetto attraversa quasi un secolo di storia italiana, mostrandone la costante sotterranea corruzione morale e politica. Con l’occasione, abbiamo posto alcune domande a Leomacs.

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Puoi farci un riepilogo della storia di Battaglia e delle sue varie pubblicazioni?

Pietro Battaglia è un vampiro inizialmente apparso in edicola una ventina d’anni fa, sulle pagine di un fumetto mensile a colori intitolato Dark Side, creato da me e Roberto Recchioni con l’aiuto di un gruppo di amici. Pietro era il personaggio di punta di una specie di supergruppo di vampiri, che si muovevano in una ambientazione vagamente futuristica. La serie durò 4 numeri (numero 0 incluso), prima di essere bruscamente interrotta per la sparizione improvvisa del suo strano editore. Qualche tempo dopo il personaggio fu ripreso da Roberto che scrisse e disegnò per la Star Shop due numeri (con mie copertine) dove il personaggio veniva ridefinito in chiave più Hard Boiled, per così dire.

Con Roberto pensiamo di rimettere le mani su Battaglia in occasione della nascita di Factory, una casa editrice che fondammo assieme ad altri pazzoidi amici nostri. Battaglia esce in una miniserie a colori di quattro parti intitolata Vota Antonio, scritta da Roberto e disegnata dal sottoscritto. Nel giro di qualche anno Factory chiude e noi continuiamo a fare quello che del resto non avevamo mai smesso di fare; cioè lavorare come dei matti su tante diversissime cose.

Qualche anno dopo, BD Edizioni ci propone di creare una nuova storia di Battaglia, che si intitolerà Caporetto e che sarà pubblicata in un unico volume assieme alla “vecchia” Vota Antonio. Il volume si intitolerà Battaglia-Le Guerre di Pietro. Nel frattempo le due storie, separatamente, vengono ripubblicate in due volumi antologici di Mondadori che si chiameranno Alta Criminalità e Internationoir. Tutte e due i volumi in questione avranno Pietro Battaglia in copertina.

Non passa molto tempo che l’editore francese Emmanuel Proust da alle stampe una splendida versione transalpina de Le Guerre di Pietro, che viene ben accolto e ben recensito e che si intitolerà semplicemente Batailles. Successivamente, in occasione di una bellissima mostra su fumetti e Prima Guerra Mondiale, le tavole originali di Battaglia (assieme a quelle di alcuni mostri sacri del fumetto internazionale), saranno esposte a Peronne (in Piccardia) nei saloni del più grande Museo europeo dedicato alla Grande Guerra. Parteciperò personalmente all’evento gasato come un bamboccio.

E siamo ai giorni nostri. Editoriale Cosmo ci chiede di ristampare Le Guerre di Pietro per una edizione da edicola leggermente rivista e corretta. Disegno una nuova copertina e aggiungiamo due pagine inedite, Roberto lima qualche dialogo e siamo pronti. Battaglia esordisce così anche in edicola in un’ottima edizione di 128 pagine ad un prezzo particolarmente economico. Non male per il vecchio Pietro.

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Tavola non letterata tratta da ‘Vota Antonio’, per concessione dell’autore.

Qual è il tuo rapporto con questo personaggio?

E’ un rapporto bello e appagante, con Battaglia posso lavorare al meglio perché ho molta libertà: posso partecipare attivamente alla storia, confrontarmi con Roberto e disporre della tavola come meglio credo. In sostanza sono un pelo più “autore” (e un po’ meno “interprete”) del solito. Ma è anche uno di quei fili che compone la ventennale che ho con “quello alto” – come a volte mi capita di chiamare Roberto.

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Tavola non letterata tratta da ‘Vota Antonio’, per concessione dell’autore.

Le storie di Battaglia hanno accompagnato l’evoluzione del tuo stile. Quale differenze hai incontrato ritornando sullo stesso personaggio in diversi momenti della tua carriera?

Ai tempi di Vota Antonio, in quello che facevo si potevano riscontrare maggiormente le influenze di certe letture (che erano soprattutto comics superoistici americani). Tra i tanti mi piacevano da matti Byrne, Nowlan e Pearson, ad esempio, ma anche se non ho mai cercato veramente di riprodurne lo stile ne ho indubbiamente assimilato qualcosa che ho poi rielaborato sulle mie pagine di allora. A quei tempi mi piaceva molto avere un segno più “cicciotto”, molto controllato e tendente al grafico. Quando invece ho disegnato Caporetto mi sono essenzialmente preoccupato del disegno, perché nel frattempo ero cresciuto e perché lo richiedeva la storia: il taglio di Caporetto era decisamente più realistico e cupo e non c’era quella vena grottesca, che invece era fondamentale su Vota Antonio; il segno era divenuto più sporco e leggermente più espressionista. Ovviamente in questa evoluzione (o involuzione, secondo alcuni) l’esperienza che nel frattempo avevo acquisito in Bonelli aveva avuto il suo peso, ma da quel momento in poi non sono più riuscito a riconoscere da che parti potessero venire certe presunte influenze grafiche, cosa della quale sono piuttosto compiaciuto, a dire il vero.

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Tavola non letterata tratta da ‘Caporetto’, per concessione dell’autore.

Battaglia, data la sua natura d’immortale per maledizione, attraversa la storia italiana recente nelle sue pagine più oscure (dall’assurdità della guerra fino agli intrecci tra mafia e politica del dopoguerra per arrivare alle violenze del G8 di Genova). Nel disegnarlo, hai dato un particolare significato metaforico alla sua condizione di vampiro?

Mi sono essenzialmente preoccupato di non disegnarlo come un Dandy narciso alla Anne Rice, tanto per capirci. Volevo che fosse più “terreno” e leggermente rozzo, con dei lineamenti forti e marcati che ne comunicassero il carattere forte. Agli inizi, Roberto mi raccomandò di disegnargli dei canini appuntiti ma piccoli, che si vedessero appena appena. Serviva a “normalizzarlo” e a non farlo sembrare troppo fantastico, anche per differenziarlo il più possibile dal classico vampiro con le grosse zanne al posto degli incisivi.

Fondamentalmente non mi dovevo preoccupare di dargli altri significati, sarebbe bastato calarlo in contesti realistici e credibili eppoi le fulminanti intuizioni di Roberto avrebbero fatto il resto. Il vampiro raccoglie in se una moltitudine di metafore diverse (anche tra loro comunicanti) e sarà sempre una figura contemporanea; perché tra i mostri è quello che ci somiglia di più. Tra le creature fantastiche è la più ambigua e la più versatile, quindi è anche la più affascinante. Lo possiamo declinare in tanti modi e può essere una straordinario catalizzatore, sempre a patto di saperlo “trattare”, ovviamente.

Battaglia rappresenta una specie di agente del caos, una creatura al di la del bene e del male attraverso la quale possiamo raccontare a modo nostro, alcuni aspetti e fatti della Storia del nostro paese. Non ci interessa molto l’approccio documentaristico alla Storia, gli preferiamo di gran lunga quello di “genere”, che troviamo più congeniale a noi e alle nostre capacità. L’inserimento dell’elemento fantastico in un contesto storico e realistico genera spesso, narrativamente parlando, degli interessantissimi cortocircuiti narrativi che appassionano da sempre. E viste le diverse vite editoriali che ha avuto il nostro vampiro direi che siamo riusciti ad appassionare anche chi legge. O per lo meno così spero.

Tavola non letterata tratta da Caporetto.

Tavola non letterata tratta da ‘Caporetto’, per concessione dell’autore.

Pensi che tu e Recchioni tornerete in futuro sul personaggio con nuove storie?

Si, ne sono abbastanza convinto, anche se il tempo ed il vissuto ci remano contro.