News LRNZ al lavoro su Dylan Dog: l'intervista

LRNZ al lavoro su Dylan Dog: l’intervista

Ieri la pagina Facebook ufficiale di Dylan Dog ha pubblicato un’anteprima di una futura copertina firmata da Lorenzo Ceccotti in arte LRNZ, fumettista e illustratore, già copertinista di Long Wei (Editoriale Aurea) e membro dei Fratelli del Cielo – nuovo nome dei Superamici – con Tuono Pettinato, Ratigher, Maicol&Mirco e Dr. Pira. Una scelta interessante, nel solco dell’innovazione e della qualità promesse da Roberto Recchioni, il nuovo curatore della testata.

Oggi sul suo blog l’autore ci illustra il making of della copertina (di cui l’immagine pubblicata, visibile qua sotto, è solo un’anteprima), arricchendo la spiegazione tecnica con considerazioni di carattere generale.

copertina dylan dog LRNZ

Ecco la nostra intervista riguardo la sua nuova collaborazione su Dylan Dog:

Il tuo percorso, nato dall’autoproduzione, attraverso l’avvicendarsi di sperimentazioni eclettiche, è approdato alla collaborazione con la Bonelli. Come vivi il rapporto tra la tua ispirazione artistica e le direttive di un colosso mainstream?

Eh. Bella domanda. Allora. Roberto Recchioni e Mauro Marcheselli non mi hanno imposto alcun limite. Si sono affidati. Abbiamo chiaramente concordato che il tono avrebbe dovuto essere diverso, che so, da Long Wei. Ma mi è chiaro esattamente come il perché Long Wei vada affrontato così e non in un altro modo. Quindi le direttive, quelle poche che ci sono, sono implicite. D’altronde se lavori su un personaggio potente e arcinoto come Dylan c’è poco da aggiungere: è come entrare in una vergine di Norimberga. Come ti muovi, sbagli. E io sono uno che non sta fermo un secondo. Si tratta quindi di fare dei sacrifici. Scegliere. Scegliere cosa omettere, per potersi permettere di esaltare qualcos’altro. E’ come fare una fotografia. Se ti interessa un dettaglio, qualcosa resta fuori dall’inquadratura, per forza. Ecco è stato un approccio da fotografo il mio, specie quando vedrete la versione completa della cover, sulla quale al momento non è possibile aggiungere altro.

Sei stato chiamato a far parte della squadra di Dylan Dog, che sotto la gestione di Roberto Recchioni vedrà la collaborazione di autori storicamente distanti dalla testata, come Ausonia e Aka B. Qual è la tua visione del personaggio di Dylan Dog, anche all’interno di questa nuova fase? Come si possono conciliare per te tradizione e innovazione?

Roberto sta riattivando un processo che è endemico in Dylan Dog. Per Dylan disegnano da sempre autori come Mari, Roi, Dall’Agnol che sono già autori diversissimi, innovativi, con un background assolutamente variegato. Dylan Dog è GIÁ schizofrenico stilisticamente. Il fatto che si parli di cambiamento ha creato il thread di discussione, e qui si vede la capacità di dare un nome alle cose di Roberto. Se spostassimo di 15 anni lo stesso argomento staremmo parlando di perché Dall’Agnol è una scelta d’avanguardia, forse distante dalla testata. Roberto sta facendo una cosa importantissima a mio avviso: sta valorizzando questa caratteristica, imponendo una discussione su quello che è stato e sarà sempre un cantiere aperto alla creatività di chiunque voglia misurarcisi (spoiler: Dylan è un avversario tosto da sorprendere, allenatevi).

Le reazioni immediate all’anteprima della tua copertina hanno composto un coro praticamente unanime di apprezzamento per il valore tecnico ed estetico del disegno. Alcuni voci però, pur riconoscendone il valore oggettivo, hanno sollevato dubbi sull’effettiva fedeltà e riconoscibilità del personaggio nella tua interpretazione. Cosa rispondi a chi esprime questi timori?

Mi riallaccio al discorso di sopra. Il mio disegno non è molto distante dal Dylan di Roi, che amo alla follia. C’è chi lo ama Roi, chi no. Io lo amo. Amo i disegnatori del lato più oscuro di Dylan. Quelli che non lo disegnano per rassicurarci, ma che lo usano come un catalizzatore di sensibilità, di emozioni forti, destabilizzanti. Disegnatori che indagano letteralmente nell’incubo: al buio ci entrano da soli, senza torcia e con una pistola stretta in pugno. Vulnerabili. Se qualcuno ama più un Dylan solare, in equilibrio, è normale che abbia paura di un punto di vista simile. Non fa altro che gratificarmi ulteriormente, la cosa. Tempo addietro, per gioco, ho fatto dei tentativi, quelli si fuori spettro, di ripensare Dylan. Li trovate qui e qui. Per esplorarne i limiti, appunto. Qui il discorso invece è stato diverso. Ho voluto esplorare i miei di limiti, facendo attenzione a dare tutto me stesso, a giocare fuori casa. Avrei potuto approcciare la cosa in mille modi per sfangarla facile senza rischiare una frattura con un editore importantissimo, che mi sta chiedendo la prima opera oltretutto, e senza rischiare una figuraccia con un pubblico enorme, assolutamente fuori scala rispetto alle mie avventure precedenti nel fumetto. Però l’idea che avevo era chiara. E se le motivazioni sono forti diventa tutto più facile. E spericolato. Le conseguenze, quindi, non mi spaventano. Mi spaventerebbe molto accorgermi di aver appena truffato i miei lettori con un lavoro di mestiere in cui non credo affatto.

Di seguito due particolari dell’illustrazione:

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