Lupo Alberto compie 40 anni. Intervista a Silver

“Ogni volta che comincio a immaginare il nuovo numero di Lupo Alberto non provo fastidio né nausea, e questo vuol dire che mi sto divertendo ancora. Però, quello che mi frega sempre è il senso del ridicolo. Il fatto è che quando hai 25 anni e ti chiedono ‘che mestiere fai?’, rispondere ‘faccio fumetti’ ha un certo fascino. Ma a 60 anni, ecco… Credo che alla mia età non sia poi così qualificante. E di sicuro è meno affascinante. Forse sarebbe ora di darci un taglio. Anche se non penso che lo farò. Ho sempre lavorato in modo autonomo, non avrò una pensione e ho figli ai quali provvedere. Quindi, insomma, devo andare avanti. Però, a volte mi sento un po’ come quegli sportivi di 45 anni che non vogliono mollare anche se sanno di aver dato quello che potevano. In questo momento, il mio atteggiamento è un po’ questo. E non voglio neanche ricoprire il ruolo di grande vecchio. Per quello c’è già Castelli”.

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La presenza di Silver nel mondo del fumetto italiano rappresenta, da sempre, un unicum. Maestro di umorismo, ritmo narrativo e inventiva, animato da una sana vocazione alla più completa autonomia produttiva, capace di trasferire la propria creatività dalla carta ai meccanismi del mercato, senza per questo perdere la propria identità, in grado di reggere sulle spalle un universo creato, mattone su mattone, in ormai quarant’anni di attività. Era infatti il febbraio 1974, quando sul “Corriere dei Ragazzi” diretto da Giancarlo Francesconi, compariva per la prima volta il personaggio di Lupo Alberto. Da allora, la vita di Guido Silvestri, classe 1952, cresciuto artisticamente sotto l’ala protettiva di quel geniaccio di Bonvi, non sarebbe più stata la stessa. E non è stato complicato per Lupo Alberto diventare uno dei personaggi più popolari del mondo fumetto seriale italiano, letto assiduamente da un pubblico trasversale di bambini, adolescenti e adulti, capace di far ridere, riflettere e a volte addirittura commuovere. Un character che ha fatto -davvero- la storia degli ultimi quattro decenni di questo paese. Senza stufare mai. Neanche il suo autore.

Siamo andati a trovare Silver nel suo studio di Milano per chiedergli come sta vivendo questo momento.

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Quarant’anni sono tanti. Che effetto ti fanno?

Nessun effetto particolare, a dir la verità. Per me è un po’ come mandare avanti la salumeria. Mi manca solo il cartello: “Dal 1974”. Comunque, in fondo, sono stupito io per primo di questa longevità.

Hai iniziato come ragazzo di bottega, con Bonvi.

Già, e mi sono anche stufato di ripeterlo. Comunque sì, è stato fondamentale. Anche perché abitando in provincia non era facile venirne fuori. La considero una fortuna per la quale sono davvero grato al fato. E poi, oggi, la figura del ragazzo di bottega non esiste più. Non perché manchino i maestri, ma perché non ci sono più le condizioni di mercato.

Lupo Alberto arriva prestissimo nella tua carriera, avevi appena 21 anni.

Come idea, Lupo Alberto nasce prima ancora del 1974. Una sorta di storia con personaggi antropomorfi mi girava per la testa da parecchio tempo, fin dalla fine degli anni ’60. Ci sono alcuni miei lavori giovanili in cui si vede già un embrione di questo lupo. Sono visibili le influenze dei cartoni della Warner Bros, di Chuck Jones. Dopotutto, Lupo Alberto è un parente stretto di Wile Coyote, un suo diretto discendente. E poi i fumetti: la scoperta delle strisce di matrice anglosassone e americana. I Peanuts di Schulz e Pogo di Walt Kelly, su tutti.

Il primo giorno di Lupo Alberto sul “Corriere dei Ragazzi”, te lo ricordi?

Non ricordo la data esatta. Ricordo che era febbraio. E ricordo che aspettavo quell’uscita con un misto di ansia e trepidazione che se fossero durate ancora un po’ mi avrebbero ucciso. Ricordo il pudore e anche l’imbarazzo, da un certo punto di vista, di mostrare a tutti qualcosa che apparteneva, almeno fino a quel momento, solo a me stesso. E poi la preoccupazione su come portare avanti la storia, accompagnata però da una soddisfazione immensa. La sensazione di una consacrazione. Sul “Corriere dei Ragazzi” lavoravano autori come Hugo Pratt. Era una rivista di grandissimo prestigio.

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Quali furono le reazioni iniziali?

Non frequentavo tanto i miei colleghi all’epoca. Andavo, sì, a qualche festival ma solo in quanto scudiero di Bonvi. C’erano un certo Milo Manara che muoveva i primi passi insieme a me, in quell’epoca, proprio sul “Corriere dei Ragazzi”. Ricordo che si lamentava e mi diceva sempre “beato te che hai una tua striscia, ora puoi stare tranquillo!”. Se poi pensiamo a che cosa è diventato lui…

Tu hai creato un universo. E ci sei rimasto dentro.

Sì ma non è stata una cosa immediata, ovviamente. È stato un lungo lavoro di studio. E se le mie prime strisce non fossero finite per caso nelle mani di Giancarlo Francesconi, forse non avrei neanche osato farle vedere qualcuno. Non mi consideravo all’altezza degli autori di punta di allora.

Saltiamo avanti di dieci anni. Nel 1985, nasce il mensile di Lupo Alberto, edito da McK Publishing. 

Sì, in quegli anni Lupo Alberto cresce e insieme a lui cresce un buon seguito di lettori. È da quel momento in poi che comincia a essere conosciuto anche al di là della semplice striscia. Un po’ come può essere per il personaggio di Snoopy, che in fondo è conosciuto da tutti ma solo alcuni hanno davvero letto le sue strisce.

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Verso la metà degli anni ’90, quando andavo a scuola, ricordo che Lupo Alberto era dovunque. Era un vero e proprio “brand”.

Sì, e non è stato casuale. Io mi sono sempre ispirato a un certo modo di affrontare il mercato. C’era per esempio chi rifiutava di commercializzare il proprio personaggio. Io, al contrario, volevo che il mio personaggio travalicasse i confini del fumetto per diventare -anche- qualcos’altro. Non per sete di denaro, sia chiaro, ma perché ho sempre guardato a quel genere di personaggi capaci di vivere anche al di fuori del fumetto. Stando attenti a non tradirlo, ovviamente. Senza renderlo un pupazzetto buono per tutte le occasioni…

E arriviamo a oggi. Dopo una serie di cartoni animati, la nuova frontiera da affrontare per Lupo Alberto è quella del web. Come vivi questa condizione?

La vivo con scarsa fiducia nel mezzo. Certo, il web è molto importante, può far circolare le proprie idee e la propria creatività in maniera molto efficace. Solo che se la vedi da un punto di vista lavorativo, credo che sia penalizzante, almeno per il momento. Per esempio, pensa alla salvaguardia del diritto d’autore, alla possibilità di essere remunerati per il proprio lavoro. Difficile che un giovane oggi possa sopravvivere con il web. E poi oggi tutti fanno tutto, tutti sono artisti. Non è che auspico le caste dei fumettisti…però in questo mercato in cui tutti fanno qualcosa, non è così facile trovare l’autore di valore in mezzo ai tanti che ci provano.

Chi leggi dei nuovi autori, chi ti piace?

A dir la verità, non leggo molti fumetti. Ecco, questa è un’altra caratteristica da vecchio fumettista, al quale sembra di avere già visto tutto e che fatica a vedere in giro grandi novità. E allora rileggo spesso le cose che leggevo da ragazzino, alla ricerca di una traccia di quelle emozioni che i fumetti di allora riuscivano a trasmettermi. La scuola franco-belga per esempio… Poi, certo, ci sono alcuni miei colleghi giovani, come Leo Ortolani, per esempio, che sono eccezionali. Rat-Man, così come Lupo Alberto, sono personaggi nati in momenti di grande entusiasmo, sotto l’influsso di veri maestri come Bonvi, e nel contesto della scuola emiliana di Magnus, Vittorio giardino, ecc… Dopodiché, non leggo supereroi, non leggo manga, a parte Taniguchi. Un manga da pensionato, come mi sento io. Ecco, prima o poi mi piacerebbe fare cose come le fa lui. Chissà…

LupoCattivik

 

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  • Se interessa qui http://www.youtube.com/watch?v=e3EQNWqcGRk
    potete vedere un’intervista esclusiva a Silver, nome d’arte di Guido
    Silvestri, fumettista italiano, disegnatore e ldeatore dei testi di Lupo
    Alberto e di tutto l’universo della fattoria McKenzie.
    Il filmato è stato è stato registrato in occasione dell’inaugurazione
    della prima mostra sui 40 anni di Lupo Alberto al Museo Luzzati a
    Genova.
    Buona visione.