Bande Dessinee Frammenti di un fumetto amoroso. Il diario di Fabrice Neaud

Frammenti di un fumetto amoroso. Il diario di Fabrice Neaud

Uno sterminato pomeriggio di nuvole e pioggia. Tanto per cambiare. Ho pascolato il cane, ho aiutato mio figlio, quello grande, con una versione di greco, ho preparato un te aromatico e bollente (corretto Hendrick’s gin). Ora con in mano la mia bella tazza, quella con su scritto I LOVE TINTIN, mi annoio. E quando mi annoio mi metto a fare spazio nella libreria. Tolgo roba vecchia, libri che non interessano più a nessuno in famiglia, e ne infilo di nuova, che tra un po’ non interesserà più a nessuno ugualmente.

Così mi capitano sott’occhio i sei volumi di Rasputin Libri. Non lo dico perché ne ho fatto parte, ma anche se quasi nessuno oggi se la ricorda, la Rasputin è stata una casa editrice piccola, sì, ma veramente seminale. Gli autori del suo piccolissimo catalogo oggi affollano quello di altri editori, da Edizioni BD (Trondheim) passando per Coconino Press (David B.) fino a Einaudi (Baudoin).

Tutti tranne uno.

Inspiegabilmente (perché è un fumetto bellissimo) e paradossalmente (perché fu il volume ad aver venduto di più). Che Diario I di Fabrice Neaud non abbia avuto da tredici anni a questa parte un’altra edizione italiana, è spiegabile solo con l’insipienza e l’inadeguatezza degli editori italiani di varia e, più specificatamente, di quelli specializzati in fumetti. Ce n’è tanti oggi che lo fanno, ma il loro orizzonte progettuale (e teorico) è lo stesso di una ventina di anni fa: inesistente.

Fabrice Neaudn diari

Se la seconda metà degli anni Novanta, per quanto concerne l’editoria a fumetti, erano in Italia un deserto calcinato, in Francia e in Belgio la situazione era rigogliosissima. Una schiera di giovani e agguerrite case editrici nate nei primi anni del decennio (L’Association nel 1990, Cornélius e Les Requins Marteaux nel 1991, Le Dernier Cri nel 1992, Ego comme X nel 1993, nel 1994 Amok e Fréon, e sicuro ne dimentico) raccolsero e catalizzarono un fermento autoproduttivo che, forse, non aveva mai avuto eguali. Questo comportò in qualche modo anche il diffondersi di una – per il fumetto – nuova categoria narrativa: l’autobiografia.

Se con il tempo la cosa sarebbe diventata una categoria merceologica (penso, ad esempio, ai lavori di Guy Delisle) tanto quanto quella del Graphic Novel, all’inizio ci diede una manciata di grandi libri.

Ci si sono misurati tutti: Menu, Trondheim, David B., Satrapi, Killoffer. E di tutto quello che è stato prodotto, l’opera più compiutamente universale è stata quella di Fabrice Neaud, uno dei fondatori di Ego comme X. L’anno dopo la sua fondazione Ego comme X cominciò a fare una rivista omonima (credo esca ancora) nel cui primo numero Neaud pubblicò le tavole di un progetto ambizioso e autobiografico. Il Diario appunto, che avrebbe dovuto scandire e continuare per tutta la sua vita.

Invece ha smesso. E un giorno bisognerà anche raccontare il perché. (Neaud ce lo ha spiegato nel 2007, quando fece una lunghissima chiacchierata con J.C. Menu, pubblicata con il titolo Autopsie de l’autobiographie sul terzo numero de L’Eprouvette, in cui entrambi manifestano l’impossibilità di mantenere viva la loro esigenza di verità facendo autobiografia con i fumetti).

Nel 1996 Neaud raccoglie le pagine uscite sulla rivista in un volume che intitola Diario I (Journal I, in edizione francese). L’anno dopo il libro vince il premio Alph´Art Coup de Coeur al festival di Angoulême.

Fabrice Neaudn diari

Vabbè. Però non ti ho ancora detto perché quello è un libro importante, che meriterebbe una riedizione che lo rimettesse in circolazione in Italia.

Rimedio subito.

Diario I è la cronaca di una travagliata passione amorosa di un giovane intellettuale omosessuale. Quella vissuta tra il febbraio ’92 e il settembre ’93 dall’autore per il giovane e prestante Stéphane.

La grandezza del libro è che grazie alla sua lucida consapevolezza e alla sua capacità narrativa (doti che lasceranno stupito Paolo Hutter il quale, nell’introduzione all’edizione Rasputin, affermerà di non aver mai creduto prima che il fumetto potesse essere mezzo così adatto a raccontare la propria educazione sentimentale) Fabrice Neaud, pur senza smarrirne mai la dimensione unica e irripetibile, universalizza il proprio sentimento amoroso senza cadere mai nelle gabbie dell’appartenenza.

Il suo fumetto è un ricordo presente, il frammento di un delicato (e violento tutte le volte che serve) discorso amoroso, di quelli che parlano a tutti evitando formule logore e banali; di quei discorsi… no scusa, di quei disegni che danno sollievo, alle volte, e che fanno male alle altre, ma che sempre trafiggono il miocardio di chi li legge… no scusa, di chi li guarda se solo ha provato quel sentimento (la passione) almeno una volta. E a prescindere dalle sue preferenze di genere.

Bene, mi dirai, una gran bella storia d’amore, omosessuale e universale. Ma ce n’è pieni tutti i mezzi dell’espressione umana di storie così. Perché questa dovrebbe essere più rilevante delle altre? Già. C’è un motivo ben più importante e riguarda la complessità enunciativa con cui Neaud ha costruito questo libro; una complessità che (insieme a Livret de phamille di J.C. Menu – uscito nel 1995 per i tipi de L’Association, è un fumetto di cui non credo vedremo mai l’edizione italiana, ma di cui sarà opportuno tornare a parlare nel dettaglio), usata per la prima volta per il fumetto autobiografico ha segnato indelebilmente e per sempre il modo di fare fumetto (non solo autobiografico).

Fabrice Neaudn diari

Il personaggio che vive la storia e ce la racconta in prima persona – incarnazione di Neaud – ci coinvolge in una continua richiesta d’empatia; al contempo c’è sempre la presenza del Neaud narratore onnisciente che dovrebbe essere esterno alla diegesi ma che invece ci interviene con lo sguardo (le inquadrature delle vignette) e con la mano (i continui cambi di segno grafico, gli inserti simbolici, quasi fosse una specie di colonna sonora, a commento dei fatti narrati) e ci invita a una resistenza critica all’empatia richiestaci invece dallo statuto narrativo.

Come Eisenstein estraeva dal movimento cinematografico dei momenti di crisi di cui faceva l’oggetto del suo cinema, così con questa tecnica Neaud mette il lettore nella stessa crisi in cui è stato lui quando ha vissuto la storia che sta raccontando. Con cognizione di causa ed estrema consapevolezza teorica Neaud spinge la costruzione della sua storia con le immagini fino a dove l’immagine può arrivare (l’immagine non ha limiti, in realtà) operando nella costruzione delle proprie tavole contemporaneamente due atti (come direbbe Gilles Deleuze – mi riferisco a Cinema 1, l’immagine – movimento) distinti ma inseparabili di soggettivizzazione: uno che costruisce un personaggio alla prima persona e l’altro che ne è artefice e spettatore della nascita – non è un caso che la sequenza iniziale del libro si conclude con un Neaud bambino che nella tavola successiva diventa un Neaud adulto sempre in posizione fetale, e che la posizione fetale sia un’immagine che torna nel libro con ciclicità ritmica – e della messa in scena. Neaud è attore, organizzatore e spettatore della diegesi; è contemporaneamente io e lui.

Fabrice Neaudn diari

In questo modo prende il lettore e lo conduce (ovvio: se il lettore vuole, ma il lettore vuole proprio per quella questione estetica che prima non ti bastava per leggere questo libro, e perché deve sapere come si concluderà la storia tra Fabrice e Stephane) con sé nel terreno della propria identità sessuale, e successivamente (soprattutto in Journal III) nel territorio socio sessuale della comunità omosessuale francese. Il lettore, grazie a quella resistenza critica cui Neaud lo ha stimolato con i suoi segnali extradiegetici, non si immedesima (che sarebbe troppo facile e non stiamo parlando di un libro facile) ma interpreta quell’identità come la normalità.

Per questo è un libro potentissimo. Che andrebbe riproposto.

Ecco. Intanto io ho finito il pomeriggio.

Fabrice Neaudn diari

 

Seguici sui social

53,898FansMi piace
1,639FollowerSegui
2,645FollowerSegui
19,183FollowerSegui

Ultimi articoli

marcia autori angouleme

Ci sarà uno sciopero dei fumettisti durante il Festival d’Angoulême 2020

In occasione del Festival d'Angoulême, gli autori francesi di fumetto hanno annunciato uno sciopero per sottolineare il loro malcontento.
project art cred

Quando 40 disegnatori interpretano la stessa sceneggiatura

Project Art Cred ha visto 40 autori diversi interpretare una sceneggiatura di Kieron Gillen per un fumetto di una sola pagina.
new kid John Newbery

Il primo fumetto a ricevere la medaglia John Newbery

New Kid di Jerry Craft ha ricevuto la medaglia John Newbery, uno dei più prestigiosi premi letterari statunitensi dedicati ai libri per ragazzi.