Nello studio di LRNZ

Questa settimana, per la rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ. Al solito, abbiamo fatto cinque domande e abbiamo scattato parecchie foto. In più, abbiamo carpito una news esclusiva su un nuovo lavoro per Sergio Bonelli Editore.

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A cosa stai lavorando attualmente?

Due volumi a fumetti e un videogioco, qualche copertina.
Il primo dei due libri è Golem, a colori, uscirà per Bao Publishing. L’altro lo sto realizzando su sceneggiatura di Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo, e si chiama Monolith, per Sergio Bonelli Editore. Sempre a colori. Tutti e due hanno delle deadline severe, ho già preso impegni per le prossime uscite con Bao e quindi sono impossibilitato a prendere nuovi progetti, perlomeno per i prossimi 2 anni. Quindi posso confermarti che lo stato delle cose non cambierà prima di un bel po’, niente novità in cantiere, insomma. Il videogioco è autoprodotto, si chiama Radial e ha subito qualche rallentamento nei lavori: ci eravamo ripromessi di farlo uscire per Natale, ma non ce l’abbiamo fatta. La causa è banale: essendo sviluppato senza alcun fondo, ed essendo il tempo denaro, ci siamo dovuti fermare, incamerare un po’ di lavori per sopravvivere per poi riaprire il discorso verso marzo. Gli obiettivi sono leggermente cambiati e stiamo (io e Mauro Staci, che si sta occupando della programmazione) cercando di mettere su una versione più completa possibile da presentare in un pitch a Sony, per provare un canale di distribuzione migliore di quello che potremmo permetterci con l’autoproduzione totale.

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Quali sono gli strumenti e le tecniche che prediligi per disegnare?

Amo quasi tutti gli strumenti in cui mi sono imbattuto. Mi piace disegnare sia con tecniche tonali che grafiche, lineari, analogiche e digitali. Se dovessi però trovare gli strumenti che mi ritrovo a usare più spesso, senza dubbio matita e pennini (francesi e giapponesi) per il disegno, purtroppo photoshop per il colore e i lavori tonali. Dico purtroppo non perchè il digitale sia male, anzi, lo adoro: piuttosto perchè photoshop è un software che non è pensato per il disegno e mi spiace quanto poco venga fatto fra una release e l’altra per andare incontro al pubblico dei disegnatori. Clip Studio Paint (rinominato Manga Studio nell’edizione Smith Micro) è una soluzione alternativa ottima e quest’anno proverò a dargli quanto più spazio possibile. Detto ciò in questo preciso istante mi sono innamorato (grazie a Cosimo Lorenzo Pancini) della pittura ad olio e sto muovendo i miei primi passi con questo strumento che sembra non avere limiti, oltre a regalare dei risultati che per me erano impensabili prima. Di recente ho anche scoperto il color checker, un intelligentissimo e semplicissimo strumento che sembra venire da centinaia di anni fa, ma che è stato inventato da un pittore americano dei nostri giorni, Mark Carder. Ah, sono sempre così pragmatici questi americani! Non amo i suoi lavori da pittore, proprio no, ma ha un canale youtube con dei tutorial OTTIMI, dove potete vedere anche il color checker in azione (nonchè imparare a costruirvene uno). Forse il migliore fra gli inseganti per iniziare a dipingere (non è accademico, affatto, ma è incredibilmente stimolante) che potete trovare sul web, a mio gusto, ovviamente.

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Hai qualche rituale, qualche abitudine prima di metterti a disegnare?

Dipende dall’ora del giorno. Sono un teinomane, bulimico di musica. Devo sempre avere un bollitore pieno e 4/5 pacchi di the cinese e giapponese buonissimi mentre disegno o mi sento male, e poi le cuffie migliori possibili a padiglione grande, leggere, sulla testa. A un volume insensatamente assordante. O mi sento dischi interi o preparo delle playlist disordinatissime su youtube, come questa.

La sera può darsi che finisca a lavorare fino a orari osceni (quando addirittura non compio la temutissima capriola – h24 no stop) e se mi stanco della musica finisco spesso per ascoltare la radio o mi vado a pescare trasmissioni televisive, talk show dove si parla di politica, spesso anche d’annata (fatelo, cadrete in depressione guardando la qualità dei dibattiti e delle persone di appena 30 anni fa), che mi avvincono più di qualunque serie tv. Giuro. Ecco: non ho la tv.

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Quali sono gli autori di riferimento? Ci sono libri che devono essere a portata di mano quando disegni?

Si dividono in due gruppi, quelli che mi ispirano davvero, e quelli che mi danno spunti di crescita tecnica. Gli autori impilati vicino al tavolo da disegno non sono quasi mai autori di riferimento a 360 gradi. Facile che mi interessino solo per le loro soluzioni tecniche/grafiche appunto. Mi vengono in mente James Jean, Joao Ruas, Sam Weber. O tutti gli autori del giro Pixiv, Robot, Gelatin: Takamichi, Vofan, Neonvision per dire. Alcuni mi turbano nel profondo, altri no. Range Murata ad esempio non si schioda dal mio tavolo da anni ormai: trovo che abbia una tecnica di disegno splendida, strepitosa, ma ho una enorme difficoltà ad accettare le sue tematiche da lettore, figuriamoci a trovarci una sintonia creativa. E’ un tripudio di suggerimenti tecnici, di aiuti a sviluppare la composizione, l’uso del colore, ma non di tematiche, o di forma finale. Sono centinaia i libri che sfoglio di continuo. Difficile che però avvenga più di uno studio tecnico in quei momenti. Trovo molti stimoli forti, completi, anche in altri medium. La pittura, il cinema e i videogiochi in primis. Poi è chiaro: ci sono i classicissimi del fumetto che non muoiono mai, Otomo, McCay, Moebius, Pazienza, Tezuka, Liberatore etc etc, ma che noia elencarli sempre, dai. Vi consiglio di seguire Werther Dell’Edera e Flaviano Armentaro su tumblr, sono una fonte inesauribile di ispirazione, un giretto dalle loro parti ogni tanto devo farmelo. Soffro parecchio la solitudine artistica, questo si. Certe volte vorrei stare in uno studio con un po’ di gente con cui confrontarmi. E un maestro, vero, in carne ed ossa, che mi sproni a migliorare mi manca. Cerco di fare meglio che posso da me.

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Nel tuo immenso studio non possiamo non soffermarci sulla presenza di un coin op!

Da quando ho 15 anni possiedo questo cabinato arcade, che pesa una tonnellata. Non me ne libererò mai ed è la testimonianza più tangibile del mio amore sconfinato per i videogiochi e per l’arte visiva sperimentale. E non solo, a pensarci bene. In verità testimonia quanto sia importante prendersi le cose a cui si tiene, quelle vere, con la loro forma originale. Non accontentarsi delle vie di mezzo, anche se magari sono decisamente più gestibili, anche se l’originale finisse per diventare proibita dal buon senso. Vabbè, bando alle ciance, quando morirò voglio essere sepolto lì dentro.

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