News Professeur Cyclope, ovvero come fare fumetto (solo) in digitale

Professeur Cyclope, ovvero come fare fumetto (solo) in digitale

Uscita con il primo numero nel marzo 2013, Professeur Cyclope è una rivista di fumetti francese pubblicata esclusivamente in formato digitale. A lanciare il progetto è stato un gruppo di autori provenienti da esperienze diverse, Gwen de Bonneval, Brüno, Cyril Pedrosa, Hervé Tanquerelle e Fabien Vehlmann, accomunati dalla volontà di creare uno spazio editoriale aperto alla sperimentazione. Anche Alessandro Tota è presente nell’ultimo numero con Bat Mussorowsky (di cui trovate un estratto in anteprima qui), un racconto che ha per protagonista un creatore di videogiochi ex supereroe dedito ai cannabinoidi.

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“Prof Cyclope” è concepito appositamente per la lettura su tablet ma si può “sfogliare” anche su smartphone e pc, esce a cadenza mensile e conta l’equivalente di un centinaio di pagine. Pubblica per il 90% storie originali costruite espressamente per la lettura su schermo, si rivolge ad un pubblico adulto e dà spazio a stili e formati molto diversi fra loro. Come modello economico i fondatori hanno scelto il freemium, con un’offerta di base gratuita e l’accesso alla totalità dei contenuti riservato agli abbonati. A sostenere il 50% circa dei costi di produzione è il canale tv franco-tedesco Arte, media partner molto attento al mondo digitale ed alla sperimentazione in generale.

Anche se tra qualche mese uscirà una versione cartacea di “Professeur Cyclope”, con una selezione di storie per un numero speciale, Gwen de Bonneval e soci sono decisi a proseguire sulla loro strada. Una strada ancora molto poco battuta in Europa, con una mèta ben chiara però: pagare gli autori affinché si dedichino alla creazione di fumetti concepiti per i nuovi supporti digitali.

Negli ultimi tempi in Francia c’è stata una rinascita notevole delle riviste dedicate al fumetto. “Papier”, lanciata da Lewis Trondheim, “Aargh!”, nata dalla scena indipendente marsigliese, il ritorno della casa editrice L’Association con Mon Lapin. Senza dimenticare l’esperienza della “Revue Dessinée”, trimestrale centrato sul reportage disegnato. Nonostante la versione per tablet della “Revue Dessinèe” sia particolarmente riuscita, la (non facile) scelta è stata quella di andare in stampa e distribuire nelle librerie.

Il gruppo di “Prof Cyclope”, installato a Nantes in un ex-bunker della seconda guerra mondiale diventato negli anni Novanta uno squat, non ha avuto timore di avventurarsi in un mercato che rappresenta un territorio sconosciuto. Quello che dicono i suoi redattori nelle tante interviste rilasciate in quest’ultimo anno è che vogliono evitare a tutti i costi la contrapposizione drastica tra il digitale ed il cartaceo. L’idea è semmai quella di creare collegamenti tra i due mondi. “Chissà, forse è solo un’utopia – affermava Hervé Tanquerelle presentando il progetto lo scorso anno ad Angoulème – ma magari un giorno si potrà andare in libreria e comprare ‘Prof Cyclope’ fotografando un QR code”.

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In ogni caso, che si tratti di carta o di digitale, dietro la rinascita delle riviste c’è soprattutto la riscoperta del lavoro collettivo, dello spirito di redazione, di una visione comune del mondo che si traduce in linea editoriale. In questo non è azzardato il paragone con le pubblicazioni che hanno fatto la storia del fumetto in Francia, da “Metal Hurlant” e “Charlie” fino a “Pilote”. In comune c’è anche l’idea di affiancare autori di fama ad altri emergenti, in modo che i primi possano lanciare i secondi, e quella di spaziare liberamente tra i generi, passando dalle serie grand public alle storie più particolari e sperimentali.

“Non siamo geeks” precisavano gli autori ad Angoulème 2013, “siamo interessati a sviluppare nuove forme di narrazione, muovendoci su un terreno ancora poco esplorato dagli editori tradizionali. Noi stessi non ne sappiamo molto, per questo ‘Prof Cyclope’ è un luogo di sperimentazione, un progetto in divenire”. Tra i punti fermi che si sono fissati c’è il tentativo di rendere il più possibile fruibili i contenuti ai lettori, senza dipendere troppo dalle ultime novità tecnologiche. L’obiettivo insomma non sono le nicchie.

Perché il digitale non si traduca nella semplice “digitalizzazione” di fumetti pensati per essere stampati occorre adattare le tecniche di narrazione a nuovi supporti. Il tablet sembra effettivamente possedere una certa sensualità che si avvicina in qualche modo al contatto fisico che si ha con un libro. Rispetto allo schermo di un pc, permette di leggere orizzontalmente e dunque abbassando gli occhi. Poi c’è l’aspetto tattile, che rende possibile un’interazione diversa rispetto al classico gesto di sfogliare le pagine. Per leggere una storia su “Professeur Cyclope” si passa dallo scroll al passaggio diretto da una pagina all’altra, in alcuni casi si procede vignetta per vignetta. Lo schermo retroilluminato alla lunga affaticherà pure l’occhio, ma l’esperienza di lettura è effettivamente notevole.

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Abbiamo chiesto a Fabien Vehlmann, scenarista di serie di successo come Spirou & Fantasio e membro del comitato editoriale di Prof Cyclope, cosa implica per il lavoro di un autore il fatto di dover creare storie per iPad.

“Un disegnatore non ha immediatamente il riflesso di pensare in modalità scrolling (che sia verticale o orizzontale) – ci scrive Fabien – oppure in modalità vignetta dopo vignetta: questo obbliga a rimettere in discussione le capacità acquisite fino ad ora, gli automatismi, è questa la sfida”. Nel senso di un superamento del concetto stesso di pagina si muovono gli esperimenti con il turbomedia, formato a cavallo tra il fumetto e l’animazione. Toccando lo schermo del tablet si avanza per aggiunta di vignette o di balloons, senza una regolarità nei passaggi. Si resta comunque nel territorio dell’arte sequenziale, visto che il lettore resta padrone del passaggio da una pagina (o vignetta) all’altra e dello scorrimento della storia, al contrario di quanto avviene nell’animazione.

Su “Prof Cyclope”, a misurarsi con le nuove tecniche narrative sono già stati in tanti. “Marion Montaigne e Sacha Goerg hanno fatto dei bei lavori in turbomedia – ci racconta Fabien Vehlmann – Blanquet ha rivisitato il principio di questo nuovo linguaggio partendo da una pagina bianca e lasciando che gli elementi testuali e le immagini invadano lo spazio. Jimmy Beaulieu ha creato un’animazione gif che illustra un racconto erotico con dei flash di immagini pornografiche che appaiono per brevissimo tempo, obbligando di fatto il lettore a toccare ossessivamente lo schermo se vuole distinguere i dettagli della foto”.

La rubrica L’occhio del Ciclope, definito spazio redazionale “polimedia”, propone contenuti multimediali con animazioni e fumetti musicati. Questa estate comincerà la pubblicazione a puntate di “Le dernier atlas”, storia in turbomedia di robot giganti sullo sfondo della guerra di Algeria. “Il turbomedia cambia tutto e nulla – ci spiega il co-fondatore di “Prof Cyclope” – tutto, perché oggi si può giocare molto più liberamente con l’elemento della suspense: prima, in un fumetto, l’unica suspense possibile era quella in basso a destra della doppia pagina. Ma allo stesso tempo è sempre la storia che conta. Devono esserci le emozioni, i colpi di scena, personaggi affascinanti e idee forti. Una riverniciata di nuove tecnologie non nasconderà per molto le storture di una storia. Per “Professeur Cyclope” il sacro graal è la creazione di storie potenti raccontate in forme originali”.

Da Bat Mussorowsky di ALessandro Tota, PC numero 11

Infine, per “Prof Cyclope” è stato fondamentale l’incontro con “Arte”, che prende in carico il 50% circa dei costi di produzione. In cambio il gruppo franco-tedesco ottiene il diritto di diffondere gratuitamente una parte dei contenuti dell’ultimo numero sul proprio sito web. “Arte” porta avanti una ricerca molto approfondita nel campo della cross-medialità, investendo 2/3 circa del suo budget nella creazione di contenuti. L’accordo permette alla rivista un po’ respiro per trovare il business model adatto e vivere di vita propria.

L’abbonamento costa 33 euro per 12 numeri, 4,90 euro il numero singolo. Al momento gli abbonati sono circa 1000, molto lontani dai 7-8.000 che venivano indicati a gennaio 2013 come quota minima per rendere redditizio il progetto. Il modello giusto è ancora da trovare, ci sono aspetti interessanti da sfruttare come la grande complicità con il lettore resa possibile dal digitale. Come sottolinea il rapporto annuale dell’associazione francese di critici e giornalisti del fumetto, l’ACBD, quello della BD digitale è un mercato ancora fragile, con qualche esperimento dall’esito ancora incerto. Alcuni esempi mostrano che la pubblicazione online a prezzo ridotto (o addirittura gratuita) non si traduce automaticamente in vendite scarse nel formato cartaceo. 8Comix, webzine creata da un collettivo di autori tra cui Cyril Pedrosa e Fabien Vehlmann di Prof Cyclope, pubblicava online fumetti che contemporaneamente hanno venduto molto in libreria, uno su tutti Portugal. Ma adesso l’intento è quello di affrancarsi dalla carta e riuscire a rendere redditizia una rivista immateriale. “Vogliamo pagare gli autori come nelle riviste vere” ci dice Fabien Vehlmann: in questo modo permettono a disegnatori e sceneggiatori di lavorare su storie native digitali, di concentrarsi su lavori che prima magari avrebbero lasciato nel cassetto. “E visto che i modelli di narrazione variano molto, per stabilire i compensi utilizziamo il concetto di EP (l’equivalente all’incirca di una pagina del formato graphic novel o sei vignette), che paghiamo 150 euro. Il compenso è legato esclusivamente all’utilizzo digitale, se per caso in futuro dovessimo scegliere di pubblicare su carta l’autore sarà pagato di nuovo. Siamo la versione equa e solidale del fumetto online” conclude Fabien con uno smile.

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