Rubriche Sunday page L’inverno innevato di Calvin & Hobbes

L’inverno innevato di Calvin & Hobbes

La neve, nel bosco – Bill Watterson, ritiratosi dal 1995, è oggi pittore e paesaggista, di paesaggi dove i boschi sono centrali – il bianco, nel vuoto. Lo spazio (nel disegno) al grado zero, insomma.

Il 21 marzo è appena trascorso, la primavera è alle porte. E per salutare l’inverno, abbiamo pensato… a Calvin & Hobbes. Uno dei fumetti che l’inverno lo ha raccontato e immaginato mirabilmente, in tante sequenze quotidiane e pagine domenicali. In particolare grazie al ruolo di un elemento che pare semplice, e invece nasconde un universo di significati: la neve. Un tema ricorrente, riconosciuto e amato dai fans, che ci sembra vada dritto al cuore dell’idea di disegno e di narrazione fumettistica di Watterson. Un dettaglio, certo, ma di quelli che hanno contribuito a creare alcune fra le Sunday pages – come le due che vi presentiamo oggi, del 1992 e del 1995 – più ‘vive’ e belle dell’intera storia del fumetto contemporaneo.

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Bill Watterson – recentemente insignito del prestigioso Grand Prix di Angoulême – ha sempre riconosciuto, tra le sue principali influenze, il Krazy Kat di George Herriman, i Peanuts di Charles Schulz e il Pogo di Walt Kelly. Un’influenza che ci pare – soprattutto verso le prime creazioni – stilistica e spirituale in egual maniera. Se dalla strip di Kelly riprende una certa rotondità nel tratto, estremamente definita e senza aperture rispetto a quella di uno Schulz, da quest’ultimo Watterson riprende proprio la morbida apertura, intersecandole insieme in maniera mirabile. L’eco del disegno di Herriman si fa sentire nel senso dello spazio, nell’astrazione, nel calare il suo micro-universo in un luogo/non luogo: come in Krazy Kat è il deserto della riserva degli indiani Hopi, che Herriman visitava regolarmente (e alcune vignette d’apertura sono chiaramente dei micro-paesaggi impressionistici ritratti dal vivo), così Watterson ritrae la sua cittadina nell’Ohio – Chagrin Falls – lasciandola però, per il lettore, senza nome.

Ma l’influenza non è solo estetica. Vi è qualcosa d’intrinsecamente metafisico, sia in Calvin & Hobbes che in Krazy Kat. Un sentimento di interrogazione esistenziale profonda, prossima a Krazy Kat quanto ai Peanuts. Una rappresentazione della solitudine dell’uomo – qui sotto forma di bambino (quindi non ancora “contaminato”). Una solitudine abissale, forse anche più grande di quella già notevole restituita da Schulz, che l’assenza di altri bambini comprimari accentua fortemente.

Nella scelta dei nomi di Calvin e di Hobbes, come è noto, Watterson disse di avere voluto omaggiare la sua esperienza come studente di scienze politiche. Ma al di là delle dichiarazioni dell’autore, pare evidente che il titolo della strip celi qualcosa di più di un mero gioco rivolto ai compagni di studi. Da un lato per il riferimento al pensiero del filosofo Calvino, secondo cui il sapere è composto da due elementi e porta ineluttabilmente alla conoscenza di Dio e quindi del “sé” – per usare un espressione laica – (e inversamente): in qualche modo il “doppio” è dunque “uno”, una sorta di dicotomia “positiva”. Altrettanto senso pare avere il riferimento alla razionalità impregnata di pessimismo sul genere umano di un filosofo come Hobbes, che venne messo sotto accusa per i suoi scritti – in particolare per il Leviatano – e per questo temette di essere trattato da eretico.

Con simili premesse, Calvin & Hobbes è sin dalle fondamenta una critica al modello sociale americano – una critica sottotraccia, ma che ritroveremo strip dopo strip, tavola domenicale dopo tavola domenicale. Calvin è solo, fatto salvo per la compagnia di Hobbes, il pupazzo di peluche che si anima quando non è presente nessun altro. I genitori sono piuttosto gentili, certo, ma anche distanti, presi solo dal lavoro e da questioni pratiche di una sconfortante piattezza. Più o meno abbandonato a sé stesso, Calvin deve fare tutto da solo. L’America dei padri, l’America adulta, è un’America assente. E qui sembra allora di ritrovare l’influenza di Pogo. Anche se Walt Kelly fu certamente più esplicito sul piano strettamente politico – basti ricordare il caustico trattamento che riservò a McCarthy – pur mantenendo, da grande cartoonist, un lato fantasista e una sorta di garbo fanciullesco a fare da contro-bilanciamento.

Vai alle due tavole di Calvin & Hobbes scelte e commentate per la rubrica Sunday pages, qui e qui.

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