Nello studio di Zerocalcare

Questa settimana, per la rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio di Zerocalcare. Non avendo uno studio vero e proprio, il fumettista romano ci ha gentilmente aperto le porte di casa sua. Al solito, abbiamo fatto cinque domande e abbiamo scattato parecchie foto.

zerocalcare

A quali progetti stai lavorando attualmente?

Principalmente, io sto lavorando a lungo termine su un progetto solo. Ho sempre aperti una serie di work in progress (la storia del lunedì, le collaborazioni con Wired, con L’Internazionale, copertine per cd, locandine per i centri sociali etc.), ma il progetto principale, al quale sto lavorando da quasi un anno e che adesso pare finalmente arrivato alla fase di disegno, è questo: una storia lunga che riguarda un pezzo importante della mia storia familiare, nell’arco di tre generazioni, mia nonna, mia madre e me. Una storia in parte vera, in parte romanzata, che riguarda delle storie che mi sono state raccontate quattro anni fa da mia madre. Storie che mi aiutarono a ricostruire delle parti della storia della mia famiglia che non avevo mai ben compreso. E’ una storia con una gestazione super-lunga, poiché è stato complicato innanzitutto comprendere cosa poteva essere raccontato e cosa no. Quando si affronta il dolore delle persone bisogna avere molta attenzione.

Quest’estate c’è stato però un G2 con mia madre e abbiamo stabilito che posso raccontare ciò che voglio a patto di non rivelare mai in pubblico quali parti siano vere e quali siano romanzate. E’ una storia per me molto importante. Non ho quasi mai avuto in vita mia il sacro fuoco della scrittura, l’esigenza di voler raccontare. Insieme a “La profezia dell’Armadillo”, questa è l’unica altra volta che ho veramente voglia di raccontare una storia, e che mentre ci lavoro (in maniera caotica, senza un vero e proprio storyboard) addirittura mi diverte!

Sia “Dodici” che, in parte, “Un polpo alla gola” sono stati pensati come banchi di prova per questa storia. Esperienze che mi sono servite molto. Ad esempio, con “Dodici” ho capito quali sono i miei limiti. Ho compreso che la narrazione lunga, con un continuo temporale, senza spezzettamenti narrativi…mi annoia! E quando mi annoio a fare una cosa in qualche modo restituisco questa impressione al lettore. Probabilmente, quindi, questa nuova storia, pur essendo lunga, procederà per moduli narrativi più brevi.

Per quello che riguarda il film, la sceneggiatura è stata terminata l’anno scorso, dunque il mio lavoro a riguardo è concluso.

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Quali sono le tecniche che prediligi e gli strumenti che utilizzi?

Temo che questa domanda avrà una risposta breve, io sono proprio (fa un gesto come per dire “terra terra”)….vediamo come si chiamano (scoppiamo a ridere, lui si reca a prendere gli strumenti)…fondamentalmente, uso i pennarelli Staedtler, con tre misure: 03, 05 e 08. inizio con la matita, poi ripasso e inchiostro con i pennarelli, a linea chiara, senza riempire i neri… neanche la campitura dell’ombra della didascalia…manco gli occhiali da sole riempio! A quel punto scannerizzo e riempio con il “secchiello” di Photoshop!!  Ho provato molto a cambiare e variare il mio stile ma…ho le mani fucilate! Non riesco a tenere un pennello in mano…mi piacerebbe lavorare con gli acquarelli, cosi qualsiasi cosa facessi risulterebbe poetica (ride)…ma evidentemente non è alla mia portata!

Per la nuova storia, mi piacerebbe metterci un colore, da apporre su piccole campiture, soprattutto mi piacerebbe farlo acquarellato…quindi, forse non ci metterò alcun colore! In realtà, io non ho un vero e proprio tavolo da disegno, mi metto sul divano usando come base un libro di “Star Wars” e disegno appoggiato sulle ginocchia! Ormai, per l’abitudine, posso disegnare per ore in questa posizione, quasi un asceta.

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Quali abitudini hai quando ti predisponi al disegno?

La cosa che mi serve per scrivere è il silenzio.

Una volta che comincio le matite solitamente mi preparo un DVD con dieci puntate di una serie e inizio a disegnare sul divano. A riguardo confesso di avere un problema: io riesco a fare delle cose soltanto se ho una serie di sottofondo. Se non c’è questa condizione, non cucino, non mangio, non pulisco casa, non mi lavo i denti etc…il dramma che a differenza della musica, che può essere riascoltata, le serie finiscono, e non possono essere riviste con lo stesso effetto. Quindi, questo mi constringe a non fare il prezioso e a guardarmi qualsiasi cosa…per la sera mi conservo quelle belle, ma durante il giorno mi vedo qualsiasi cosa…persino, lo confesso, quella monnezza piagnona di “Grey’s Anatomy”!

La musica la ascolto quando sto davanti al computer , se sto chattando, oppure nella già citata fase del “secchiello” di Photoshop. Di base mi ascolto il punk, in varie declinazioni quali Hardcore, Oi! etc.

Gruppi come gli Aut Aut, Gli Ultimi, le band straight edge, i Comback Kid, i Champion, o i Bloody Riot, i Klaxon, anche il punk classico come The Clash, The Addicts, i Cock Sparrer, i Dead Kennedys moltissimo…anche gli Mc5 (Ndt menzionati su precisa domanda!).

LIBRI CITATI

Hai degli autori dei riferimenti o dei testi che devono essere a portata di mano per la consultazione?

Per tutto il periodo in cui facevo “a mazzetta” locandine di concerti per i centri sociali e cose simili, ho sempre avuto a portata di mano i libri di Skottie Young. Ma anche esempi come “Tank Girl” di Jamie Hewlett e Alan Martin li ho guardati moltissimo. In senso fumettistico stretto, anche autori a me distanti come Manu Larcenet, moltissimo, e Boulet. In realtà, questi autori li consultavo molto all’inizio, quando ho iniziato il blog. Ora, in qualche modo, ho trovato un mio stile.

In Italia, io considero Gipi praticamente dio. Probabilmente, a mio giudizio rappresenta il livello più alto in questo momento nel nostro paese. Poi, di letture che apprezzo ce ne sono numerose, leggo veramente molte cose, disparate. Ad esempio in questo periodo mi piace molto Saga, di Brian Vaughan e Fiona Staples, ma anche roba molto diversa come Hilda il Troll” di Luke Pearson. Credo di essermi ispirato anche alle sue creature per il mostro marino di “Ogni maledetto lunedì su due”. A parte, faccio un appello agli editori affinché si traducano i tre volumi di “The Grocery”di Aurelièn Docudray e Guillame Singelin: è una bomba. Apparentemente, sembra fatta con personaggi “pupazzosi”, ma in realtà è una storia fortissima, ambientata in un quartiere di Baltimora, lo scontro fra gang di nazisti contro ebrei, contro i latinos…come si suol dire: è una figata.

Per quello che riguarda la letteratura, leggo molta narrativa americana contemporanea, tendente al noir, autori come Joe Lansdale, Elmore Leonard, Edward Bunker. Leggo anche autori giapponesi come Natsuo Kirino o Murakami. Tendenzialmente gialli, con dei dialoghi “svegli”, veloci. Nel cinema, uno dei miei film preferiti è “Guida per riconoscere i tuoi santi” di Dito Montiel, non credo mi abbia influenzato direttamente, forse l’unico elemento in comune è questo mood nostalgico nei confronti dell’adolescenza, ovviamente in quel caso svolto in modo molto più drammatico. Un altro film che mi ha formato è “L’Odio” di Kassovitz. Mi è piaciuto molto anche “The Fighter” di David O. Russell. Recentemente, ho apprezzato “Animal Kingdom” di David Michòd. Ma non ho predilezioni particolari per un regista o un genere.

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Nell’ultima domanda, solitamente chiediamo all’autore di parlarci di un particolare divertente del suo studio. Siccome, a casa tua ce ne sono circa trecentocinquanta, ti chiediamo di farci un po’ da cicerone e indicarci tu alcuni dettagli.

Vorrei parlarvi del coin-op, ma già ne ha parlato LRNZ nella sua intervista per voi, mi ha bruciato la risposta! Di lui ho anche una dedica e una stampa incorniciata.

C’è questo ritratto che mi turba da anni. Sono tutti morti, tutti teschi, la morta però è viva. D’accordo. Ma perchè c’è un personaggio vivo sullo sfondo? Perché?! Chi è? Il marito, l’assassino..chi è?!!! Mi ossessiona da anni.

Poi ho diverse dediche a cui tengo, ad esempio questo sketch di Emanuela Lupacchino che ha ritratto Catwoman che mangia i Plumcakes, con l’Armadillo sul cartone di latte. E poi queste dediche alla recente manifestazione “Matite di Quartiere” fatte da David Messina, Sara Pichelli e Silvia Sicks.

GUARDA TUTTE LE FOTO

Foto di Stefania Nebularina

  • DMX RULES

    come si chiama il quadro?

  • Pietro Viti

    “Abbiamo scattato parecchie fotografie”… c’è un errore, al massimo potete chiamarle immagini di scarsissima qualità ! Correggete 😉

  • Dario

    Il quadro è di Laurie Lipton, si chiama “Family Reunion”.

  • Mi associo al commento di Pietro Viti. Fate una rubrica fighissima, idea intelligente, realizzata bene, e cascate sulle immagini? Avete a disposizione gente come Gipi, Calcare, Mari, ecc e non riuscite a fargli un paio di ritratti o fotografie degne di questo nome?? La quantità non giustifica la qualità, per cui è inutile fare 42 foto brutte quando ne basterebbero 6 decenti! Non vorrei mancare di rispetto a nessuno, ma avete un ottimo sito, fate un ottimo lavoro, però le foto non si possono vedere! lo so che sembra un dettaglio, ma la brutta foto sminuisce il lavoro redazionale.

  • Ben R

    Comeback Kid e Adicts*

    😛