Nello studio di Giorgio Pontrelli

Questa settimana, per la rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio di Giorgio Pontrelli. Al solito, abbiamo fatto cinque domande e scattato parecchie foto.

pontrelli

A cosa stai lavorando attualmente?

Sto lavorando all’albo di Dylan Dog, Sete, su sceneggiatura di Simeoni.

E’ bellissimo collaborare con lui, è un autore completo che quando scrive ha il punto di vista del disegnatore, ha tutto molto ben chiaro visivamente più che emotivamente. Mentre, di solito, bisogna tradurre le visioni dello sceneggiatore nel disegno, che è un lavoro altrettanto stimolante, ma con un approccio diverso.

In precedenza avevo lavorato a Il Risvegliante, su sceneggiatura di Marzano, una storia lunga di Dylan Dog. In questo caso, ho cambiato tipo di disegno in corso d’opera. Ho iniziato questo progetto con Giovanni Gualdoni, poi con Roberto Recchioni. Da tavola 15 in poi credo si possa notare un cambio di stile, Roberto mi ha invitato ad essere più rilassato e libero nel disegno.

In generale, non vedo differenza tra lavorare su commissione, per una testata mainstream, ed esprimere liberamente la mia creatività. Non soffro la cosiddetta “gabbia”, per me è la normalità. Preferisco una gabbia ben definita, dove so che una vignetta sarà quadrata o rettangolare, cercando di rimanere nei limiti nella maniera più dinamica possibile. Il fatto, poi, di lavorare quotidianamente accanto ad altri disegnatori, diversi per stile e ispirazione, è di grande utilità (tolti i chilometri che separano casa dallo studio!). C’è un confronto continuo, ognuno contribuisce con consigli sulle inquadrature o sull’anatomia…devo solo avere la pazienza di aspettare la fine della giornata per completare una tavola! La grande soddisfazione del mio lavoro è quello che chiamo “la riuscita dell’estemporaneo”. Completare un tavola in tempi ristretti a volte mi consente di raggiungere, nel 5% dei casi, veramente quello che volevo esprimere. Mi è sufficiente che sia gradevole, per pulizia grafica, per capacità di racconto, per sintesi, perché magari sono riuscito a trovare la corretta fisionomia adatta per il contesto e l’azione, per ritenermi soddisfatto.

inchiostro

Quali sono gli strumenti e le tecniche che prediligi per disegnare?

La risposta banale e scontata è questa: per le matite uso una matita micromina anonima. Poi inchiostro con i pennarelli della Staedtler e della Faber Castell, poi uso anche dei pennelli con l’inchiostro della Windsor & Newton. Infine, ho pure io la stessa “piuma” che ha Werther Dell’Edera, quella per togliere le briciole della gomma per capirci (che in realtà è il gadget di un manga).

Per me però lo strumento più importante è la sintonia. Per cui la vera risposta è in questo aneddoto: una mattina mi trovavo sulla Prenestina, semaforo dopo semaforo ci ritrovavamo sempre lo stesso gruppo di persone in scooter. C’era uno che ad ogni semaforo suonava il clacson. La prima volta abbiamo lasciato scorrere, la seconda lo abbiamo tollerato, la terza tutti all’unisono gli abbiamo strillato che ci stava rompendo…Lui si è giustificato spiegando che non suonava volontariamente, ma portava davanti a sè una scatola di cartone che ad ogni curva premeva sul clacson. Si è instaurata una quindi una empatia profonda e quando è scattato il verde senza metterci d’accordo gli abbiamo suonato tutti insieme. La stessa emotività e reazione a quella esperienza.

Questa esperienza di sintonia spontanea io vorrei tradurla nelle tavole e nel rapporto con il lettore.

giorgio_pontrelli

Hai qualche rituale, qualche abitudine prima di metterti a disegnare?

Come accenno nella risposta precedente, il mio rituale è arrivare in studio dopo un lungo viaggio in scooter. Quaranta minuti di via Collatina, a Roma, un’esperienza bellissima: si vive una parte storica della città, si iniziano a riconoscere sempre le stesse persone ai semafori, a seguire storie quotidiane, avvenimenti particolari, aneddoti spassosi. Tanti piccoli racconti quotidiani che si incrociano davanti alla vetrina di un negozio, con protagonista magari la ragazza che porta i caffè col vassoio al bar, gli scambi di battute fulminanti, gli sguardi, i bronci, tutto un teatro che ogni mattina attraverso prima di mettermi a lavorare al tavolo da disegno. E’ un viaggio in cui lo scenario cambia continuamente, da prima a dopo il Raccordo Anulare, fino ad addentrarsi vicino al centro della città, non lontano da S.Giovanni dove abbiamo lo studio. Da dietro il casco osservo tutti i dettagli, aspetto che scatti il rosso a volte pur di studiarmi la scena da vari angoli…in studio mi chiamano Jessica Fletcher!

Questo sguardo questa osservazione della vita spero possa influenzare il mio segno. In generale, mi emoziono con le immagini e non con le parole. Per questo, ad esempio, non credo che potrei mai accostarmi al graphic novel, come autore unico. Ma provo a portare queste emozioni quotidiane nelle mie storie. Non sono uno di quei disegnatori che eseguono freddamente la consegna, per poi sfogare la propria creatività nelle “loro” storie personali. In ogni mio fumetto lavoro con lo “stomaco”.

Per quello che riguarda la musica, ho la fortuna di scoprire musicisti che non avrei mai ascoltato grazie ai miei compagni di studio, ma qualora dovessi scegliere della musica di accompagnamento preferirei di volta in volta uno stile in sintonia con l’atmosfera della storia che sto disegnando.

 pontrelli_nao di brown

Quali sono gli autori di riferimento? Ci sono libri che devono essere a portata di mano quando disegni?

Tornando all’importanza di condividere uno studio con altri autori, la differenza è questa: se prima, stando a casa, andavo a consultare libri di altri autori, ora ce li ho davanti, lo posso fare direttamente di persona! Sicuramente, come riferimenti ho Hugo Pratt, Mastantuono e Dall’Agnol. Di recente mi sono piaciuti molto Ogni piccolo pezzo di Stefano Simeone e il numero 6 di Orfani disegnato da Werther Dell’Edera: non lo dico solo perché sono miei amici! Leggo la collana Le Storie della Bonelli, mi è piaciuta l’ambientazione de I combattenti. E poi Rat-Man! Di autori stranieri ho apprezzato il Nao di Brown.

Al cinema mi piace Wes Anderson, l’ultimo film di Ozpetek, e, da buon campanilista, molti italiani: Sergio Rubini, sia come attore che come regista, ma anche e soprattutto il grande cinema nostrano, Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola, maestri della commedia “drammatica”. Mi piace quello sguardo ironico e grottesco sulla realtà. Come scrittori mi piacciono i romanzi della serie di Montalbano di Camilleri, leggo i vincitori del Premio Strega, i romanzi contemporanei, ad esempio mi è piaciuto quello di Michela Murgia, “Incontro”. In generale, non ho autori che seguo, ascolto molto i consigli degli amici.

La verità è che leggo molti fumetti e libri e guardo talmente tanti film che alla fine nemmeno li distinguo più, sicuramente mi influenzano ma non saprei dire quale e quanto. Ma mi influenza tutto, come mi sono svegliato o quanta grandine ho preso venendo in ufficio.

et rambaldi

Sappiamo che c’è stato un particolare episodio riguardo una dedica…

Ero al festival del Peperoncino di Diamante, per partecipare a “Vignette sul Ring”: un concorso in cui hai tre minuti per disegnare vignette divertenti votate in diretta dal pubblico presente. Un momento goliardico all’interno di quattro giorni molto divertenti, tra concerti, stand e mangiatori di peperoncino, un evento diverso. Di regola, come anche a Lucca, l’ultimo giorno piove. Ma ciò che vi racconterò è successo la notte prima. Io ero con Gianfranco Passe-Partout Tartaglia, vignettista famoso che ha creato il concorso. Carlo Rambaldi quell’anno era l’ospite celebre del premio. Era già in avanti con l’età, e purtroppo già aveva i segni evidenti del Parkinson. La notte noi terminavamo la competizione verso l’una-l’una e mezza e così, mentre levavano le sedie e i tavoli, ci siamo accorti che c’era il grande Rambaldi. Io strappo un foglio al volo e mi reco sfacciatissimo da lui: “Maestro, per piacere, mi fa un disegno?”. Era l’una di notte passata, lui era anziano e malato, palesemente non gli andava…ma qui subentra il potere delle donne, poiché la moglie, davanti al suo esitare, sbottò: “Carlo, e faglielo un disegno, dai!”. E così, il maestro, in piedi, con la mano tremante, mi disegnò un E.T. Il colmo fu che il giorno dopo, resici conto dell’influenza della moglie, ci siamo nuovamente recati col mio amico Stefano Carella, abbiamo aspettato che finissero la cena, e soprattutto che la moglie fosse vicino! E così anche Stefano ha avuto la sua dedica…

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Fotografie di Stefania Nebularina