Se la street art di omino71 incontra ‘Adventure Time’ di Ward

Che cosa succede se un noto street artist nostrano come omino71 decide di reintepretare l’universo visionario e infantile di Adventure Time di Pendleton Ward? La risposta si intitola Artventure Time ed è attualmente osservabile di persona all’interno di Mondo Bizzarro Gallery, a Roma. Non si tratta – specificano i curatori – di un «attacco» artistico basato sulla provocazione (come nel caso delle deformazione dei personaggi Disney operate da omino). Al contrario si tratta di un omaggio alla creatività di Ward, di una libera trasformazione “sospesa tra il sacro e il profano, tra l’under e l’overground”.

Trovate qui la gallery dei dodici lavori attualmente in esposizione. Ne abbiamo parlato con lo stesso autore.

DIVINE MOTHER by omino71

“Credo che Adventure Time di Pendleton Ward, trent’anni dopo i Simpson di  Matt Groening, sia il Nuovo Classico – spiega omino71 – paragonabile ai Peanuts di Schulz, nonostante si rivolga direttamente al pubblico dei più piccoli (e indirettamente a quello dei loro genitori). (…) La ricchezza del vocabolario, le citazioni, i riferimenti incrociati, le narrazioni alternative e parallele (sembra fatto apposta per i papà cresciuti a pane e Marvel), tutto questo combinato con una sceneggiatura a più livelli. Per la prima volta mi sono ritrovato a voler fare le mie cose, le mie elaborazioni, i miei mash up, con qualcosa di “vivo”: intervenire su “carne fresca”, storie ancora da raccontare e da presentare in maniera inedita senza per questo rinunciare ai miei espedienti “narrativi”, come il tatuaggio, i riferimenti alla cultura underground, etc.

E sul rapporto tra arte e fumetto, argomenta:

“Per me il fumetto è fonte di ispirazione, immaginario di riferimento, linguaggio ed estetica: ho imparato prima disegnare e poi a leggere con i fumetti e me li sono portati appresso quando ho deciso di esprimere quello che avevo dentro con i pennelli e le bombolette, scoprendo di non essere solo: tanti altri artisti, in ogni parte del pianeta, hanno subito una simile fascinazione. Nel mondo del writing i puppet sono ispirati al fumetto underground (Bodè), alcuni artisti hanno scelto di creare inediti universi animati e di farli vivere per strada (dagli orsi del tedesco Flyng Fortress ai pinguni del milanese Pao, dai gatti del francese Mr.Chat ai pappagalli del romano Bol23) e poi c’è tutta una generazione di nuovi artisti (la c.d. “Low Brow Art”) che si riferisce esplicitamente alle controculture giovanili e popolari degli anni settanta/ottanta (comics, cartoons, skateboard, video game, tattoo, b movie, pubblicità, graffiti, musica hard core, etc), cioè quel patrimonio (sub)culturale underground e tardo adolescenziale che è all’origine del mio nome (un piccolo-uomo-bambino). Insomma oggi sono tantissimi gli artisti che esplicitamente si rifanno a questo mondo, dai writer della prima ora come Seen (i cui quadri vengono battuti nelle aste a 100.000 euro), alle star indiscusse del pop surrealism come Ron English (il mio ideale di “polimata” capace di eccellere ovunque, tra murales, poster, oli su tela, sticker, art toys e performance), nonché illustratori e designer di razza come il nostro Massimo Giacon (multimediale per eccellenza: dal fumetto al design, fino alla illustrazione digitale, l’arte contemporanea e la musica) e tanti altri (Speedy Graphito, Tilt, Anthony Lister, Pro176, Crash, Quik, Kenny Scharf, Diavù, Solo senza tener conto delle star planetarie del neo-pop più “elitario” come Jeff Koons e Takashi Murakami)”.

 

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