Lo ‘Zerocalcare francese’: Bouletcorp.com

Da quasi dieci anni è la stella del panorama dei webcomics in Francia. Ma ormai è apprezzato – e condiviso – un po’ in tutto il mondo. Si chiama Bouletcorp, ed è il blog a fumetti di Gilles Roussel, fumettista ed illustratore francese meglio conosciuto come Boulet.

Per iniziare a raccontare la scena internazionale dei webcomics, con una serie di articoli che Fumettologica pubblicherà da qui all’estate, non potevamo non partire da lui. 

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Sebbene fosse un autore già pubblicato su carta (sia su libro che su rivista), è proprio con il blog che Boulet ha raggiunto una considerevole notorietà in Francia, sia in virtù della sua prolificità che dell’alta qualità e varietà dei contenuti del sito web. In Italia è ancora poco noto presso il grande pubblico; fa eccezione il nostro Zerocalcare (bilingue francese, peraltro) che lo annovera tra le sue principali influenze, la più palese delle quali è forse l’uso di rappresentare gli amici sotto le spoglie di icone della cultura pop.

Il sito web è in francese, ma da alcuni anni Boulet sta traducendo progressivamente molte delle storie anche in lingua inglese, facilitandone così la lettura al di là dei confini nazionali.

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Bouletcorp inizia nel 2004 come diario, perlopiù della vita professionale dell’autore. Nonostante questa formula, non è necessario leggere il blog dall’inizio in senso cronologico: i singoli episodi sono autoconclusivi, fatto salvo per i lunghi reportage che si sviluppano in più post.

Vedremo quindi Boulet, messo in evidenza dalla chioma di un arancione acceso, impegnato in fiere, incontri con i colleghi, sessioni di dediche (english version), viaggi come ospite di istituzioni in luoghi esotici come la Corea (en) o la Nuova Caledonia (en) o invitato a partecipare ad un volo parabolico (en), inizialmente anche con contributi di amici fumettisti che danno la loro versione dei fatti o fanno da “blog sitter”.

Altrettanto frequenti sono i ritratti della quotidianità di un fumettista, dal disegnare la gente sulla metro (en) alla situazione del single che lavora in casa: le ore passate davanti al computer, le distrazioni, i momenti di stanchezza e quelli di scarsa ispirazione. Il quadretto finisce spesso con l’assumere le proporzioni di ritratto generazionale, in particolare quando le riflessioni sono meno legate al lavoro e più all’uso della tecnologia (en), alle amicizie e al rapporto con i coinquilini e la casa (en).

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Col passare del tempo le storie si fanno sempre meno cronachistiche, e il piccolo avvenimento reale, la riflessione, gli “E se…” diventano spesso lo spunto per un volo di fantasia (en) che attinge di volta in volta al fantasy, all’horror, e soprattutto alla fantascienza. La scoperta di nozioni di ambito scientifico, il fare caso ad un certo comportamento per strada, un ricordo d’infanzia, sono tutte ottime scuse per imbastire ipotesi su di un futuro distopico, un passato avventuroso o un presente parallelo.

L’efficace contrasto o la fusione di quotidiano ed eccezionale, reale e fantastico, è caratteristica ricorrente che permette a Boulet di trattare argomenti che gli stanno a cuore anche quando apparentemente avrebbero poco in comune, e di disegnare dinosauri (en) in quantità, ben più di quanto l’ordinarietà del diario di un fumettista potrebbe mai permettere.

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Bouletcorp è un insieme piuttosto vario, e ancor più che un diario risulta un vero e proprio playground in cui l’autore sperimenta con la narrazione, i tempi, i temi, gli elementi grafici. Spingendosi quasi fino a realizzare degli “esercizi di stile”, Boulet riesce a gestire questi slanci con grande armonia e chiarezza del racconto, dimostrando un talento e un controllo già maturi sin dagli esordi del blog,

Al morbido disegno a penna plein de petits traits (en) che ricorda certo Moebius (con o senza colorazione ad acquerello) e alla caratterizzazione un po’ grottesca, Boulet ha alternato esperimenti in pixel art (en), pittura digitale (en) e anche deformazioni sfacciatamente kawaii (en).

La scansione in vignette piuttosto serrata, usata soprattutto per i reportage, lascia spesso il posto a impaginazioni irregolari o senza bordi, fino all’uso di infinite canvas (en) e .GIF animate (en) caratteristici della pubblicazione su web.

A fare da collante sono l’umorismo un po’ cinico e un po’ fanciullesco di Boulet e la sua notevole maestria nella narrazione e nel disegno. Quest’ultima in particolare fa da sostegno a tutti gli esperimenti, che insieme alla velocità di esecuzione e al notevole senso della composizione (particolarmente apprezzabili nei filmati in cui disegna) contribuiscono alla facilità con cui Boulet ha riempito il sito di contenuti numerosi e – molto, molto spesso – interessanti.

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La maggior parte delle storie apparse su Bouletcorp sono state raccolte in ben otto volumi (Notes) pubblicati dall’editore Delcourt, l’ultimo dei quali raccoglie i racconti più lunghi (en) realizzati per la 24 heures de la BD. La produzione di Boulet, infine, include anche numerose opere destinate a un pubblico giovanile e una collaborazione con Trondheim – in veste di disegnatore – per due episodi della serie Donjon.

Qualche link per proseguire:

 

*L’autrice ringrazia Nicola D’Agostino per la collaborazione.

  • sono molto contento che abbiate fatto un articolo su di lui……è bravissimo sia a disegnare che a raccontare storie e poi fa ridere davvero ….merita proprio ….. .. scoprii il suo foltissimo sito non so neanche io come , seguendo vari link partendo da un sito antologico di tumblr qualche anno fa .. leggo il suo blog da un bel po ormai ….personalmente non lo accosterei affatto a zero calcare…. ma è una mia opinione , chi se ne frega . ciao. continuate così.

  • Ciro Fanelli

    ma infatti vien da chiedersi se c’è una funzione di office che inserisce la parola zerocalcare in automatico , nulla a togliere a lui , ma questa con boulet è na forzatura senza senso , si cade nel ridicolo poi

  • abc

    mah, talmente forzatura senza senso che ne ha sempre parlato ZC in prima persona, anche quando non era famoso (ed era molto meno conosciuto anche lo stesso boulet, da queste parti)…comunque, ognuno è libero di leggere e giudicare in prima persona: a me sembra che ZC gli sia debitore nello stile e nelle tematiche (benché nel tempo boulet abbia sperimentato un po’ di tutto), soprattutto per il blog.

  • Ciro Fanelli

    forse allora il titolo doveva essere ‘ il boulet italiano “

  • abc

    sì, ok, il titolo è per acchiappare sono d’accordo con te…poi l’articolo però mi pare spieghi bene la situazione.

  • Ciro Fanelli

    esattamente , non metto in discussione l articolo, ma il titolo è propio la mossa in stile titoli degli articoli di libero , non se ne puo’ piu’ , io lo dico pure per rispetto per zerocalcare guarda , al posto suo mi sentirei in imbarazzo

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