La Preistoria vista da dieci giovani artisti

Dopo aver pubblicato antologie dedicate alla narrativa e alle poesia, l’editore romano Bel Ami mette su una raccolta di storie brevi – il primo volume di una trilogia – dedicate alla preistoria e che vede all’opera dieci giovani autori per altrettanti racconti, che declinano seguendo ognuno la propria peculiare sensibilità l’idea di «un mondo dove l’uomo non è ancora il padrone assoluto ma sta cercando di prendere posto nella brughiera desolata della creazione».

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La collaudata coppia, formata da Marco Taddei e Simone Angelini, nella prefazione – chiara dichiarazione d’intenti – di Dieci Lune, affermano quanto segue:«Abbiamo bisogno di smontare il presente e rimontarlo al contrario in modo da creare l’adatto risucchio temporale in cui gettarci a capofitto, nudi come bruchi, senza tavolette grafiche, senza welfare state, senza selfie, senza le mutande, correre a perdifiato verso la scimmia vestita di peli che eravamo». Il palese intento degli esercizi di immaginazione a fumetti racchiusi in questo primo volume è, quindi, quello di creare un luogo retroattivo di liberazione, dove pensare l’uomo – nudo – nella sua preistoria, privo non solo della sua seconda “pelle” , ma anche e soprattutto della sue problematica identità: un semplice scimmia. In realtà, nel brodo primordiale così come nelle prime comunità stanziali immaginate dai giovani autori, si agita non soltanto quella natura problematica che è propria dell’uomo, ma anzi non sono che specchi atemporali che mostrano il nostro presente in maniera ancora più netta e feroce.

La placida materia viene destata dall’arrivo improvviso della carne, come se nell’ammasso pieno di protuberanze e tentacoli, immaginato da Spugna, aka Tommaso di Spigna, vi fosse già il seme della corruzione umana, ben rappresentata dal racconto rousseauniano di Diego Miedo. Ma, da quella stessa materia primordiale, viene fuori anche l’uomo ritratto da Fabio Cesaratto, classe 1993. Memorie di un Cavernicolo, è un racconto di una magistrale potenza: il cavernicolo in questione è un giovane “artista” che racconta storie di caccia e imbratta le pareti della “grotta-casa”, troppo stretta per contenere la sua curiosità.

Ma, le pittura rupestri ritornano, anche perché in un libro a fumetti sulla preistoria non si può trascurare un “evento” di tal portata: ed ecco un racconto dedicato all’invenzione della pitture rupestri, a firma Emanuele Racca, che ci svela i retroscena della nascita dell’arte, o forse la definisce nella sua essenza più moderna: una guazzabuglio di improvvisazione e viralità, molto spesso incompresa (a ragione), ma replicabile con facilità e con effetti anche “letali”. Ma, la preistoria viene incarnata anche dal tratto primitivista di Enrico Pantani – fuori per Bel Ami con il suo Pantani – e dai graffiti finto-dadaisti di Jacopo Olivieri, in arte {Fatomale}. Menzione d’onore, all’unica ragazza: Flavia Barbera, che troviamo molto più matura dopo il suo esordio con Incubo alla Balena, e che ci regala un apologo sui riti d’iniziazione.

In questo “risucchio temporale”, il racconto di Pablo Cammello, La città vuota,  rappresenta forse il punto massimo di compressione temporale: preistoria che si fa escatologia e ci parla forse della fine della nostra civiltà, stanca e ritualistica, come quella dello stegosauro Mauro.

Un’ottima iniziativa, quindi, quella di Bel Ami, fosse anche solo per la possibilità di offrire uno spazio di riflessione a esordienti o “affermati” giovani autori sul racconto breve, che forse andrebbe coltivato e sondato, sfuggendo ai soliti cliché autobiografici e cronachistici di cui è saturo il mercato e le librerie dei lettori di fumetti.

In anteprima, le prime tavole delle dieci storie pubblicate in Dieci Lune.

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