Nello studio di Emilio Lecce

Questa settimana, per la rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio di Emilio Lecce. Al solito, abbiamo fatto cinque domande e scattato parecchie foto.

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A cosa stai lavorando attualmente?

Attualmente sto lavorando ad una nuova miniserie a puntate dell’Aurea, che si chiamerà “Galaxy Lion”, su testi di Giulio Antonio Gualtieri, uscirà, probabilmente, per Lanciostory. Ad oggi dovrebbero essere confermati dodici episodi. Dopo tanti anni di collaborazione, è la prima volta che ho la possibilità di lavorare su un progetto ad ampio respiro creata anche da me. Ciò per me è molto importante. La storia è di Giulio, anche se ovviamente in fase di creazione ci siamo confrontati e consigliati a vicenda. Poi sto facendo qualche lavoro di colorazione, di solito con Stefano Simeone, e progetti non legati strettamente al fumetto.

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Quali strumenti utilizzi per disegnare?

Io lavoro , quasi esclusivamente, in digitale. Sono ormai tre anni che vi sono passato integralmente. Ho iniziato con “Alaska”, un’altra miniserie per l’Aurea, su testi di Alessandro Di Virgilio, col quale ho realizzato anche il libro “E lui che mi sorride”. Ad esempio, quest’ultimo menzionato l’ho realizzato a matita, china e mezzi toni con l’ ecoline. In quel caso, essendoci i mezzi toni, lo rifarei tuttora in quel modo. Una tipologia di storia drammaticamente vera come quella, forse, in digitale potrebbe risultare fredda.

Ad inizio carriera, utilizzavo strumenti classici come il pennello o il pennarello. Ma essendo, credo la mia forza più che il disegno la narrazione magari una certa duttilità, non ho risentito in maniera traumatica del cambio tra analogico e digitale. Quindi, attualmente i miei strumenti non sono quelli canonici legati al cartaceo. Realizzo tutto direttamente con la tavoletta grafica perché è un notevole risparmio sia di tempo che di energie. Consente anche di ritornare sul disegno più volte, e quindi risolve eventuali dubbi e insicurezze. Lavorando su più livelli riesco ad arrivare ad un risultato migliore in minor tempo. Indubbiamente, si perde il gusto del disegno su carta, ma personalmente non sono un feticista della matita. Stilisticamente, ora sto sperimentando nuove soluzioni, perché sto iniziando a realizzare illustrazioni.

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Hai delle abitudini o dei rituali prima di disegnare?

La mia giornata ­tipo è arrivare in studio verso le 10.30/­11.00 e tirare fino alle 21, poi tornare a casa, cucinare, mangiare, riposare brevemente e poi rimettermi a disegnare. Credo si possa allenare il controllo del sonno, ho imparato con l’esperienza sul campo l’importanza della “pennichella”, cioè dei brevi periodi di sonno, magari di venti minuti, dopo 4/5 ore di lavoro. Inoltre, ascolto molta musica mentre disegno. Musica abbastanza aggressiva come l’ hip­hop, rap in particolare. Sono abbastanza onnivoro del genere, passo dal rap americano a quello italiano, inglese, olandese etc. Per esempio l’altro ieri ho ascoltato il disco di un rapper relativamente nuovo che si chiama Achille Lauro, un impatto molto fresco, di strada. Ascoltare il flusso di parole legate ad un ritmo forte, mi tiene sveglio!

Quando disegno a casa, mi piace disegnare davanti a delle serie tv, e le uso anche come bilanciamento di quello che sto facendo, un po’ come diceva Werther nella sua intervista con la musica. Se devo disegnare qualcosa di fantascienza, magari mi guardo “I Soprano”, se disegno un poliziesco guardo” Buffy” etc. Ovviamente, lo faccio con serie che già conosco o che non richiedono una grande impegno d’attenzione. Vario il genere di ciò che vedo rispetto a quello che disegno, mi annoierebbe concentrarmi sempre sulla stessa ambientazione.

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Hai degli autori di riferimento, dei libri che devono essere a portata di mano?

Dipende molto cosa sto disegnando. La consultazione di un autore è funzionale a ciò che sto disegnando. Sempre per prendere l’esempio della fantascienza, in quel caso il riferimento sarebbero Moebius, Masumane Shirow, l’artworks di qualche videogioco e Nathan Never. Ci sono poi autori che, anche se non consulto, tengo sempre presenti e vicini mentre lavoro, come ad esempio: Risso, Sean Philips, Parlov , Bachalo, anche se non li consulto sono sempre vicini in libreria. Oltre, ovviamente, ai miei compagni di studio (Gabriele Dell’Otto, Giorgio Pontrelli, Antonio Fuso, Werther Dell’Edera e Stefano Simeone), che ho proprio vicini fisicamente! Ci sono poi altri autori ( Manu Larcenet, Guy Davis, Alfonso Font) che rappresentano come vorrei disegnare ma non lo faccio, magari per timore. Di italiani, oltre a Silvia Califano con la quale siamo cresciuti insieme, mi piace molto Mari, Casertano, Mastantuono, Alessandrini,Laura Zuccheri e Roberto Zaghi ma sto sicuramente dimenticando qualcuno. Come scrittori di fumetti, oltre a Alessandro Di Virgilio, Lorenzo Bartoli, Giulio Gualtieri con i quali ho collaborato, sicuramente Garth Ennis, Warren Ellis, alcune cose di Azzarello, Claremont , Miller, DeMatteis. In letteratura, in Italia Stefano Benni, all’estero Fante, Bret Easton Ellis ,Lansdale, Leonard. Leggo spesso romanzi di genere noir. Leggo anche pappardoni storici , ad esempio una lunga serie storica sull’Antica Roma della scrittrice Collin McCollough. Al cinema, amo Scorsese, Tarantino e Spike Lee.

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Puoi spiegarci il significato di questi due adesivi sulla tua postazione di lavoro?

Ci sono molto legato affettivamente. L’adesivo “Lulic 71” me lo ha regalato il figlio di Antonio Fuso, e celebra la storica vittoria nel derby in finale di Coppa Italia della Lazio, di cui sono molto tifoso. Anche se da alcuni anni non vado allo stadio, dopo dodici di abbonamento, il tifo rimane comunque una forma di malattia. L’altro, invece, è un regalo di Giacomo “Keison” Bevilacqua, un amico e una persona che stimo. Con Giacomo, Silvia Califano, Carlo Aberto Fiaschi c’è un forte legame perché andavamo alla Scuola Internazionale di Comics insieme e con percorsi diversi, anche se a volte condivisi, siamo cresciuti molto.

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Fotografie di Stefania Nebularina