“Mi interesso a destini unici ma microscopici”. Intervista a Lorenzo Bartoli

Giovedi 27 Marzo si è tenuta a Roma la presentazione di Voci nell’ombra (Tunué) di Lorenzo Bartoli e Giorgio Pontrelli. L’evento si è svolto in un luogo atipico per presentare un libro a fumetti: il bar Pompi, noto ai romani come “il tempio del tiramisù”.

Un luogo inusuale ma adatto alla poetica delle storie, risalenti a circa dieci anni fa e raccolte in questo albo antologico. Storie brevi incentrate sui piccoli episodi della vita quotidiana – proprio come quelli che accadono in un bar –  narrati con grande empatia dallo sceneggiatore romano, che si ispira alle coincidenze e alle infinite possibilità che si aprono e chiudono improvvisamente nella vita (a volte in maniera brutale, altre beffarda, altre rivelatrice). Per dirla alla Bob Dylan: “simple twist of fate”, semplici svolte del destino.

Durante l’evento abbiamo colto l’occasione di intervistare Lorenzo Bartoli (fra le altre cose co-creatore di John Doe con Roberto Recchioni, direttore de L’Eternauta, e sceneggiatore de Il dono di Eric con Massimo Carnevale, premiato a Lucca 2001 per il Miglior Volume Italiano).

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Puoi spiegarci quando e perché avete deciso di ripubblicare queste storie?

Siccome né Skorpio, né Lanciostory hanno un pubblico di collezionisti, abbiamo pensato con Giorgio e Tunué di fare una raccolta antologica di alcune storie libere, chiedendo ovviamente il permesso all’Aurea. Il permesso ci è stato accordato in base alla data di pubblicazione e abbiamo iniziato con queste storie che risalgono ai primi anni 2000, più o meno dal 2004. La Tunué nella collana “Le Ali” può tenere a prezzo basso questo tipo di operazione: in un certo senso, un’inedito, nel senso che, anche se le storie sono già edite, qui sono riunite in una raccolta, presentate con la cura possibile per realizzare un albo di storie libere.

Nello sviluppo della tua vasta produzione narrativa, queste storie che ruolo hanno?

Io scrivo per Lanciostory e Skorpio dal ’92. Per alcuni periodi ho tenuto il ritmo di pubblicare sei storie al mese. Adesso, per vari motivi, ne faccio due-tre. Penso di essere, quindi, uno degli autori italiani che ha scritto più storie libere. Altri autori possono aver pubblicato cento albi con la Bonelli, ad esempio, ma al massimo si sono confrontati con tre personaggi fondamentali. Invece, con le storie libere mi trovo davanti ogni mese la necessità di dover trovare tre tematiche diverse, tre generi diversi, personaggi sempre diversi etc… Ed è un esercizio molto interessante.

Con Pontrelli posso tenere una cifra stilistica più poetica e grottesca. Anche in John Doe lui ha sempre rappresentato l’aspetto più stralunato del personaggio. Quindi, queste storie le ricordo con affetto, legato soprattutto alla libertà tematica che mi lascia lavorare con Giorgio.

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In queste storie, come in molte altre da te scritte, ci sono numerose citazioni letterarie. Ci sono autori a cui ti sei ispirato?

Io sono un autore di fumetti molto “letterario”. A differenza di altri autori che sono cresciuti con me o sono venuti prima o dopo me, che magari hanno più dei riferimenti cinematografici (come Roberto Recchioni, che però sa anche essere “letterario” quando vuole). I miei riferimenti sono talmente radicati e stratificati che spesso possono anche emergere inconsciamente. Come autore, sono interessato alle piccole storie, a “l’epica delle briciole”, alla donna che stira, che è impossibile non abbia sogni (anche solo quello di stirare bene!). Mi interesso a destini unici ma microscopici.

Sono cresciuto con Henry Miller o Hemingway, che avevano vite strepitose o quantomeno le raccontavano come tali. All’inizio la mia prosa era influenzata da questa sorta di “epica di se stessi”. Però dopo due, tre romanzi questo tipo di ispirazione si esaurisce.

Facendo un altro accostamento, Calvino sta a Flaiano come un narratore sta a un cronista, ma in realtà fanno lo stesso lavoro: scavano nei minimalia, in ciò che è invisibile all’occhio. Quella è una poetica che a me piace molto, e ritengo che i fumetti siano un’arte che possa visualizzare questi toni meglio di tante altre. Nella mia carriera ho scritto fumetti di genere, alcuni famosi altri meno, per lavoro. In questo libro, c’è la mia ispirazione più diretta e più semplice.