Dave McKean: il potere delle maschere, i limiti del fumetto e Barron Storey [intervista]

Dave McKean è stato ospite a Napoli, in occasione del recente Comicon, per presentare un’edizione speciale, in tiratura limitata, del lavoro del 1994 firmato con Neil Gaiman, La tragica commedia o la comica tragedia di Mr.PunchLo abbiamo incontrato presso lo stand di Edizioni BD, che ha appena ristampato l’opera, e abbiamo intavolato un’interessante conversazione.

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Innanzitutto, incontrandoci a Napoli, non posso non ricordare come la figura di Mr.Punch derivi storicamente da quella di…

Pulcinella! E’ vero.

Che importanza ha, nel tuo lavoro, la tradizione delle maschere popolari?

Inizialmente, mi sono interessato alle maschere nella fase in cui sperimentavo il collage fra differenti materiali. Ma posso dire di aver realizzato l’enorme potere del concetto di maschera solo quando ho realizzato il mio primo cortometraggio, The Week Before.

Avevo due personaggi principali, entrambi indossavano delle maschere prive di espressioni: uno interpretava Dio, l’altro il diavolo. Gli attori furono straordinari, perché riuscirono a esternare le loro espressioni solo tramite il movimento del corpo, in quanto i volti non potevano tradire alcun sentimento. Ma in qualche modo, inspiegabilmente, e nonostante le maschere, si riusciva a intuire o a intravedere anche l’espressione dei loro volti. Non avendo indizi facciali, suggerimenti evidenti come occhi sgranati o sopracciglia inarcate, lo spettatore doveva essere molto concentrato. In questo modo, veniva costretto a porre attenzione alla posizione della testa, del corpo, a cogliere tutta una serie di segnali corporei che solitamente non prendiamo in considerazione. Questo limite schiudeva in realtà una lettura più profonda delle emozioni. In questo risiede, credo, il potere della maschera: si saltano le ovvie espressioni facciali e si diventa consapevoli dell’intera persona.

E’ interessante notare come la parola persona in latino significasse proprio maschera…

Esattamente – non è un caso.

La riedizione a tiratura limitata di 'Mr. Punch' (Edizioni BD) per il Napoli Comicon 2014

La riedizione a tiratura limitata di ‘Mr. Punch’ (Edizioni BD) per il Napoli Comicon 2014

Nella tua carriera hai attraversato diverse forme artistiche, dalla musica al cinema al fumetto. Qual è, a tuo avviso, la peculiarità della nona arte?

Il fumetto è stato il mio primo amore. E’ una forma d’arte molto personale. Possiede l’intimità del racconto letto in un libro, ma a livello visuale si connette con l’immaginazione, entra nella mente con lo stesso impatto della musica dal vivo. Un’immagine viene immediatamente assorbita, mentre le parole compongono un codice che va ricevuto, decodificato e compreso. La letteratura è un medium staordinario, ma richiede un livello di ricezione più complesso. Adoro l’immediatezza della musica, ad esempio. Già: il fumetto ha l’immediatezza dell’immagine e l’intimità del racconto. Amo anche il cinema, certo, ma rispetto al fumetto questa intimità si smarrisce. Spesso vediamo film insieme a tante altre persone; non solo: tutti gli input sono forniti, imposti allo spettatore. L’esperienza del fumetto, invece, è a metà tra ricezione e creazione. Nel fumetto ascolti i suoni e le voci nella tua testa, crei il movimento dei personaggi, devi anche entrare in gioco come creatore. Per questo le persone amano i fumetti, e coloro che amano i fumetti li amano davvero, perché è un’esperienza che li coinvolge profondamente. E’ lo stesso motivo per cui la radio è molto amata: poiché non esistono immagini, le deve creare l’ascoltatore.

Nelle tue opere spesso utilizzi anche delle fotografie, quasi a voler allargare e superare i “limiti” del fumetto.

Lo faccio proprio perché in realtà credo che il fumetto non abbia limiti. Non c’è alcuna definizione di fumetto che imponga che debba essere solo disegnato, o disegnato solo in un particolare modo. Per ciò che mi riguarda, non sono i balloon a definire se un’opera sia un fumetto o no. L’importante è che ci sia una qualche forma di narrazione, anche astratta, che sia una storia di fantasia o anche solo una serie di riflessioni. Una narrazione espressa (ma non necessariamente) con parole & immagini; ma le immagini possono essere di qualsiasi tipo, disegno, collage, fotografie…questa è la definizione che mi basta. Le fotografie sono interessanti perché le persone credono molto nelle immagini fotografate. Credono che siano più “vere”. Ovviamente non è così.

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Una tavola da ‘Mr. Punch’

In Mr. Punch addirittura dimostri che le immagini di uno specchio sono menzognere.

Non a caso nel libro ho utilizzato le foto per narrare le parti che non sono reali, mentre la vicenda effettiva l’ho disegnata. Spero che le persone comprendano il messaggio.

Lorenzo ‘LRNZ’ Ceccotti mi ha fatto scoprire l’opera di un maestro, amato dallo stesso Neil Gaiman: Barron Storey. Sono rimasto colpito dal fatto che non lo conosca nessuno, in Italia. E’ assolutamente evidente che sia un gigante che ha messo le basi di una ricerca che tu stesso hai contribuito a arricchire, fino a portarla all’eccellenza. Ti piacerebbe dire due parole per presentare questo autore illustrandoci, se è vero, come ha influenzato il tuo approccio al disegno e alla composizione grafica?

Nemmeno in Inghilterra è famoso come meriterebbe. Certo, mi ha influenzato moltissimo, e non solo a me. Fondamentalmente, per me è stato un maestro, ma proprio nel senso tecnico di insegnante. Ha avuto una lunghissima carriera come illustratore e artista, ma soprattutto è noto come un insegnante, di grandissima ispirazione per molti di noi. Ora  risiede a San Francisco, dove un intera generazione di artisti, illustratori e fumettisti hanno ricevuto direttamente i suoi insegnamenti, seguendo i suoi corsi.

E’ stato un punto di riferimento per artisti del calibro di Kent Williams, Bill Sienkiewickz, e potrei continuare. E’ davvero una fonte di ispirazione. Una figura di grande spessore morale che crede fortemente nella possibilità del disegno e dell’illustrazione di poter cambiare il mondo. Questo spirito, questa consapevolezza dell’importanza dell’arte, e anche del valore delle storie che dobbiamo raccontare, ci ha formato. Oltre, ovviamente, al suo stile, alla sua enfasi sull’osservazione della realtà, sul disegnare la vita reale. Mi ha influenzato molto, lo colloco tra i più importanti maestri americani del secolo, ma per qualche oscura ragione la profondità del suo lavoro non è stata percepita. Avevamo un amico comune, cosi decisi di contattarlo: lo andai a trovare a San Francisco, ormai venticinque anni fa, e da quel momento siamo rimasti in ottimi rapporti.

Un'illustrazione di Barron Storey

Un’illustrazione di Barron Storey