Echos, un’antologia (al femminile) sulle ripercussioni quotidiane del passato

di Camilla Pizzichillo

Sono sei le giovani autrici che hanno collaborato dando vita a Echos, un fumetto enigmatico e graficamente affascinante pubblicato in occasione dell’ultimo festival di Angoulême da L’Employé du moi, una delle case editrici più vivaci della scena belga contemporanea. Un piccolo marchio fondato nel 2000 da un gruppo di sette disegnatori.

La collaborazione tra i fondatori dell’etichetta di Bruxelles risale al 1999, con la creazione della rivista autoprodotta settimanale le Spon (un’abbreviazione di spontaneo), durata circa un anno. Fra gli autori più interessanti che ha contribuito a lanciare, ci sono nomi come Younn Locard (H27) e Simon Roussin (il suo Robin Hood, interamente disegnato con pennarelli colorati, è leggibile qui). Da diverso tempo, inoltre, l’Employé du moi gestisce anche due originali progetti collaborativi di bande dessinée su internet: Grandpapier, che permette di leggere e pubblicare fumetti di autori selezionati da un comitato di lettura, e 8 pages comics, piattaforma invece totalmente aperta ma dedicata solo alle fanzines, leggibili online oppure scaricabile in un formato adatto alla stampa.

Echos è un fumetto polifonico a sei voci/storie tutte disegnate a matita, in cui il lettore è invitato a vagare da un destino all’altro. Il libro è diviso in tre capitoli, ciascuno assegnato a una coppia di autrici invitate a sviluppare le proprie storie confrontandosi e scambiandosi idee, fino al punto di sviluppare qualche spunto comune. Il filo rosso del volume, che mette in scena diversi personaggi femminili, sono le ripercussioni del passato sul presente. L’eco, l’ombra di quelli che furono o di quelli che saremmo voluti essere risuona in queste pagine. La nostra identità è tessuta da mille fili? Siamo o non siamo delle composizioni?

Il primo binomio di autrici è costituito da Joanna Hellgren e Amanda Vahamaki. Due storie invernali, cittadine, introdotte dalla foto di una periferia del nord d’Europa, che ci ricorda le borgate di “Una vita violenta” di Pasolini. Il tratto della matita, scuro e stridente, crea un ambiente duro e desolante che si addice perfettamente al racconto di due vite segnate dalla difficoltà quotidiana di un’operatrice call-center e di una donna divorziata con tre figli a carico. Entrambe riescono per un momento a sfuggire alla routine grazie all’immaginazione, o forse diventano semplicemente matte… Del resto la follia è un’evasione accessibile a tutte le categorie sociali.

Il secondo binomio, Noémie Marsily e Julie Delporte, è introdotto da una foto di un lago canadese, il sole splende ma l’ombra incombe. E’ importante precisare che, nella raccolta, sono le sole ad adoperare delle matite colorate. Il colore diventa un suono che ci accompagna permettendo di attenuare le piccole sofferenze presenti in queste due storie poetiche e autobiografiche. Noémie Marsily e Julie Delporte ci raccontano di una passeggiata in canoa fatta l’anno prima. Un aneddoto che è solo un’occasione come un’altra per parlare del passato: entrambe si ritrovano in una casa ormai estranea, che appartiene a un’altra epoca della loro vita. Il disegno di Noémie Marsily, infantile e spontaneo, colpisce per la sua straordinaria capacità di emozionare nonostante ci metta di fronte a un’eremita che somiglia a un incrocio tra un mollusco e una rana!

Julie Delporte, malinconica come sempre, non esita a utilizzare parole crude e una certa ferocia in alcuni passaggi, ma l’uso che fa del colore crea un contrasto interessante. Il testo è triste e lo spleen rischia di sommergere tutto, ma il colore fa da contrappunto e ci riporta alla vita.

Il terzo binomio, Aisha Franz e Joanna Lorho, è annunciato da una vecchia foto in riva al mare. Due storie marine con una “nonna”. Nella storia di Aisha Franz, “La cicogna”, la nonna non è che un’ombra del passato che si può reincontrare, e nella cui pelle ci si può sciogliere, rientrando nella casa che gli apparteneva. L’ultima storia, quella di Joanna Lorho, è invece il racconto di una vacanza lontana. Una nonna in riva al mare, una nipote e un cane che si chiama Ulisse. La narrazione prende la forma di flusso di coscienza malinconico che termina con un viaggio sottomarino e notturno, metafora dell’auto-censura che il mondo adulto s’impone per non turbare i bambini.

Questa raccolta, oltre ad essere un’ottima occasione per scoprire sei giovani autrici originali e poco conosciute (in Italia, Aisha Franz e Amanda Vahamaki sono state pubblicate da Canicola; Johanna Hellgren da Logos), vi permetterà di ripensare a una mattina d’estate della vostra infanzia, alla casa vicino a un fiume che rivedete spesso nei vostri sogni, alla strada che facevate ogni giorno e a quanto è complicato conciliare i propri desideri con la contingenza.

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