“Il mio personaggio è vittima degli eventi”. Intervista a Stephen Collins

Abbiamo incontrato Stephen Collins, l’autore de La gigantesca barba malvagiapubblicato in Italia da Bao Publishing. Collins è un fumettista colto e molto stimolante dal punto di vista intellettuale. Ci siamo divertiti a trovare insieme possibili associazioni e riferimenti al suo fumetto.

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Molti libri nascono da intuizioni brillanti che però vengono smarrite durante la narrazione, come se gli autori non mantenessero la promessa fatta al lettore. A me ha molto sorpreso proprio il finale del tuo libro, una soluzione ancora più brillante secondo me dello spunto iniziale. Senza spoilerare, ovviamente, come ti è venuta in mente questa storia e il suo sviluppo?

Mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato il finale. Il punto della storia è mostrare come ogni qual volta qualcosa di “strano”, di improvviso, di diverso si manifesta, la tendenza umana è quella di inscatolarlo, analizzarlo, razionalizzarlo. Nulla di veramente diverso riesce a sopravvivere al tentativo di creare un’analisi, di trarne una storia. Abitualmente, quando nei racconti l’elemento caotico, bizzarro, mostruoso viene riportato all’ordine siamo portati a pensare che sia una cosa buona. Io non ne sono così persuaso.

A riguardo ho riconosciuto nel libro delle tematiche tipiche della letteratura mitteleuropea del Novecento. Per prima cosa l’irruzione incontrollabile dell’Assurdo nella vita quotidiana. Il riferimento immediato è a Kafka, ma mi è venuto subito in mente anche Il Rinoceronte di Ionesco. Sono riferimenti diretti o ispirazioni simili?

Non conoscevo la piece di Ionesco, ma da quando me l’hanno menzionata la prima volta e me ne hanno parlato devo ammettere che c’è una certa somiglianza. Penso che il tema comune sia la reazione di certe persone di fronte al manifestarsi improvviso di qualcosa di mostruoso. Senza voler per forza emettere un giudizio morale, ho semplicemente ritenuto interessante investigare in modo giocoso questo tipo di situazione ipotetico. E’ un punto di vista serio su un argomento serio espresso in maniera umoristica.

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Un altro elemento tipicamente novecentesco (da Svevo a Camus a Pirandello) è la presenza di un protagonista assolutamente “qualsiasi”, mediocre, “un uomo senza qualità” direbbe Musil, un inetto che non riesce a reagire agli eventi e gli accetta quasi con indifferenza. Al cinema, questo aspetto è stato espresso dai Fratelli Cohen ne L’uomo che non c’era.

Assolutamente, io adoro i Fratelli Cohen. Sicuramente c’è lo stesso atteggiamento di arresa nei confronti degli eventi che viene raccontato dagli autori che hai citato. Non voglio essere troppo prescrittivo riguardo il messaggio dell’opera, ma chiaramente il protagonista è in realtà un “non-protagonista”, o meglio proprio un “non-personaggio”. E’ come se non fosse presente. Le cose gli accadono, la sua vita gli accade. Non ha un controllo alcuno sulla sua vita. I protagonisti canonici dei fumetti o dei film sono eroi, persone che fanno loro accadere gli eventi della storia. Il mio personaggio è vittima degli eventi e diventa una sorta di eroe suo malgrado. Anzi, diventa eroe in quanto vittima. In entrambi casi non è coinvolto, non è responsabile, non è autore del suo destino. E’ un paradosso, di cui ho voluto anche narrare l’aspetto comico. Anche se il tema è profondo, credo che si possa raccontare con umorismo.

Un altro aspetto che ho voluto inserire è la critica della chiusura mentale, del pregiudizio. Ed è una critica che parte dal riconoscimento che io per primo sono cavilloso e pedante, lo siamo tutti, più o meno. Anche le persone più progressiste di questo mondo, hanno in loro purtroppo dei pregiudizi, delle forme di fanatismo. Ho scritto per anni per un giornale di sinistra e, per quanto i lettori fossero sulla carta tutte persone molto aperte ed evolute, si creava comunque una forma di chiusura, di comunicazione limitata tra persone che la pensano allo stesso modo. Ho osservato in me stesso e negli altri la presenza di questi pregiudizi residui, per questo ho voluto raccontare di un evento improvviso che mette in discussione tutte le apparenti certezze. E’ molto facile pensare di essere progressisti, e moderni e aperti mentalmente, ma nel momento in cui ce ne convinciamo cadiamo subito nella trappola di un pregiudizio.

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Nel libro ritorna ossessivamente la canzone Eternal Flame delle Bangles. Posso chiederti quale tipo di musica ascolti?

Sicuramente, non più le Bangles! Eternal Flame non è la mia canzone preferita, l’ho inserita perché mi sembrava adatta al personaggio. Ascolto molto i Timber Timbre, un progetto molto interessante, è musica rilassante, sicuramente, ma si può percepire una grande ricchezza sotto la superficie delle canzoni. Poi amo i classici, dai Beatles a Nick Drake fino ai Radiohead. Qui si ritorna al discorso di prima: posso dire che mi piace la musica “alternativa”, ma dal momento che la chiamo così sto utilizzando comunque un’etichetta dell’industria.

Mi è parso ad esempio di riconoscere un umorismo lunare, molto british, simile a quello di certi testi dei The Smiths.

Certamente, mi piacciono The Smiths, pur non essendo un fan ossessivo come ce ne sono tanti. Sono stati un gruppo talmente importante e influente che sicuramente qualcosa inconsciamente ho assorbito.

Per concludere, stai lavorando ad un nuovo progetto?

Si sto realizzando una raccolta di fumetti per il mio editore inglese. Sono storie pensate per essere sketch comici. Ho una rubrica periodica su “The Guardian” e questo libro presenterà una selezione del mio lavoro. Sarà un’antologia, impreziosita da alcuni inediti. Si chiamerà Some Comic by Stephen Collins. Oltre a questo sono due anni che sto lavorando su una storia. L’idea è di raccontare di un ragazzo che vive vicino al mare, in un Museo delle Cere gestito dal padre. Avevo già una prima versione che era stata approvata dall’editore, ma disegnandolo ho sentito l’urgenza di cambiare tutto, e quindi lo sto riscrivendo da capo.E’ un progetto a cui tengo molto.