Mabel Morri (ri)porta il fumetto in chiesa

Sabato 17 maggio, chi scrive ha avuto il piacere di presentare, nella chiesa di San Martino in Riparotta di Viserba Monte, alle porte di Rimini, un evento culturale abbastanza singolare: l’inaugurazione dell’opera di Mabel Morri che racconta la vita del Santo che dà il nome alla chiesa. Si tratta di un fumetto dipinto sulle otto colonne della navata centrale.

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Mabel Morri durante l’inaugurazione dei dipinti

Un’idea così inusuale e coraggiosa che ha attirato l’attenzione di media nazionali quali il Tg 2 nazionale e Il Fatto Quotidiano. Il parroco Don Danilo Manduchi e Giuseppe Ferri, l’ingegnere che ha progettato la chiesa, già avevano dimostrato grande apertura mentale e sensibilità per le forme d’arte moderna, commissionando la decorazione della volta al noto street artist Eron.

ERON VOLTA CHIESA

Del resto, come ricorda il parroco durante il discorso, Umberto Eco in una celebre riflessione spiegava che il fumetto storicamente nasce anche in chiesa, come forma di narrazione per immagini sequenziali. C’è chi sostiene che il primo fumetto della storia si trovi nella chiesa di San Clemente a Roma, la famosa iscrizione della leggenda di Sisinno che potete ammirare qua sotto.

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Al termine della presentazione, abbiamo rivolto qualche domanda a Mabel.

Puoi raccontarci come è nata l’idea di questo progetto?

Era l’ottobre del 2012 quando, in collaborazione con lo Smiting Festival di Rimini (per il quale curavo le scenografie degli spettacoli teatrali e che da sempre ha dato risalto al fumetto, non ultimo il premio consegnato da Stefano Simeone in aprile), esposi alla Galleria dell’Immagine di Rimini. L’Ingegnere Pino Ferri, attento osservatore e appassionato di fumetti, cercava un artista per illustrare le otto colonne della chiesa di San Martino in Riparotta, edificio da lui ristrutturato e ancora “in divenire”. Anni prima, lui e il parroco Don Danilo, al contrario lettore vero e proprio di fumetti, avevano commissionato la volta a uno street artist, Davide ERON Salvadei, conosciutissimo dai riminesi. ERON  fece un lavoro stupefacente. Anche in questo caso, volevano un artista possibilmente riminese, considerato che la chiesa è patrimonio del territorio romagnolo, e Ferri rimase rapito dai miei fumetti visitando la mostra. Mi cercò, volle propormi il progetto insieme a Don Manduchi.

Dopo uno studio lungo un anno, praticamente un parto, tra studi preparatori, letture approfondite e più che mai attendibili sulla vita del santo, abbiamo deciso che l’ideale fosse raccontare due episodi fondamentali nella vita di Martino. Gli episodi più celebri: il taglio del mantello e la decisione di lasciare la vita militare per dedicarsi alla crescita spirituale. Ho scritto una vera e propria sceneggiatura, muta, e ho fatto in modo che sulle colonne ci fosse una lettura fumettistica, con il mio “modo” di raccontare. Ho costruito intorno a Martino una personalità, mi sono domandata cosa potesse spingerlo a essere ciò che poi diventò, nella vita. Gli ho dato un’ “anima” e l’ho fatto “muovere” sulle colonne, come fosse il protagonista di un fumetto.

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Tu hai coraggiosamente scelto di rispettare la fedeltà ai fatti storici, evitando le celebrazioni delle agiografie, che reazione c’è stata da parte dei fedeli?

La scelta è stata naturale. Io, Pino e Don Danilo dovevamo scegliere che impronta dare. O facevamo una versione romantica dei fatti riportati oppure una storicamente fedele. Amo la storia, per cui mi sono un po’ impuntata affinché i fatti narrati fossero quelli documentati. Ad esempio, in moltissimi affreschi e dipinti Martino è dipinto sulla base delle armature del periodo. Se era rappresentato in un dipinto del ‘400, era vestito come all’epoca del pittore. Non c’è mai stata una “ricerca storica”. Soprattutto, il mantello è sempre sempre sempre stato dipinto di rosso. Io, sulla base di ciò che poteva essere plausibile per il periodo storico di Martino, l’ho colorato di bianco. Perché dalle letture era ermellino, semplicemente.

La reazione è stata sorprendente da parte dei parrocchiani. Perché era come se leggessero un fumetto. Erano incuriositi dalla Storia e ci siamo resi conto che in realtà la storia non si conosce. Perché Martino taglia metà mantello? Perché l’altra metà apparteneva all’esercito e lui nel tagliarlo ha dato al povero tutto quello che aveva. Adesso le persone vedono le colonne illustrate e vanno finalmente a informarsi sulla vita di San Martino.

E’ un momento in cui il fumetto sembra finalmente riuscire ad uscire dalla solita nicchia culturale in cui stato confinato per anni. Come ti senti ad aver contribuito alla consacrazione del fumetto come arte, sacra addirittura?

E’ un momento di grande fermento nel fumetto e il fatto che, come diceva Umberto Eco, il fumetto sia nato in chiesa, oggi, grazie all’avanguardia dell’Ing. Ferri e Don Danilo, ci ritorna, riuscendo anche a dimostrare quanto il fumetto sia un’arte malleabile e duttile, con un linguaggio fresco, perché è il fumetto del 2014, di ciò che storicamente stiamo vivendo. Il fumetto È arte.

Nel mio caso, che sia accaduto in chiesa, è un miracolo che non mi sia scappato nemmeno una imprecazione  mentre ero lì, avendo io qualche intercalare diciamo…fortino. Insomma, da romagnola, spesso mi scappa un d******! Parlando seriamente, ne sono onorata, sono immensamente orgogliosa dell’averlo realizzato. Onestamente, più guardo quelle colonne e mi dico: non ci credo, ma le ho fatte davvero davvero davvero io?

Vorrei concludere  ringraziando infinitamente l’associazione CAMBIA-MENTI, lo spazio GATE e lo Smiting Festival di Rimini per aver creduto in me e per il costante supporto .

  • Gievanni Montrone

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