Nello studio di Daniele Caluri

Questa settimana, per la rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio di Daniele Caluri, autore assieme a Emiliano Pagani di ‘Don Zauker’ e ‘Nirvana’. Al solito, abbiamo fatto cinque domande e abbiamo scattato parecchie foto.

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A cosa stai lavorando in questo momento?

Ho da poco finito un albo della collana “Le storie”, su sceneggiatura di Paola Barbato, si intitola “La Gabbia” ed è già in edicola dal 14 maggio.

Attualmente, però, sono al lavoro sul ritorno di Don Zauker.

Era da un po’ che io ed Emiliano Pagani stavamo covando, che diversi lettori ce lo stavano chiedendo, e abbiamo pensato che i tempi fossero abbondantemente maturi per un terzo albo. Don Zauker è da sempre figlio dello Zeitgeist, e questo Zeitgeist in particolare ci sembra particolarmente ricco di aspetti su cui lavorare. Sto finendo giusto le matite in questi giorni, e a partire dalla prossima settimana comincerò a inchiostrare.

Dopodiché ho in programma un altro albo per Bonelli, probabilmente un Dylan Dog, e la terza stagione di Nirvana, per PaniniComics.

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Che strumenti usi per disegnare?

Quelli classici: matite, portamine, pennelli, pennarellini.

All’inizio organizzo la griglia delle vignette: mi armo di una penna bic e su un foglio a parte disegno rettangoli piccoli corrispondenti a ogni tavola, quindi li suddivido con la quantità e la forma di ogni vignetta, secondo la regia che ho in testa. Poi riporto la griglia sulle tavole vere e proprie; non riesco a fare tanti passaggi: faccio tutto sulla carta definitiva, dallo storyboard alle chine.

A quel punto inizio, e dentro le vignette vuote scrivo innanzitutto il testo per capire quanto ingombro occuperà il balloon, abbozzo le forme generiche dei personaggi, in modo molto grossolano e con pochi dettagli, e traccio un accenno agli sfondi, giusto qualche linea prospettica principale. Sono prevalentemente masse e volumi; è una fase molto veloce, durante la quale abbozzo 5-6 tavole al giorno, e che mi serve per trovare la giusta inquadratura, una certa naturalezza delle pose e alcuni dinamismi. Per questa fase ho bisogno di un tratto chiaro e utilizzo una matita dura, 2H o 3H, rigorosamente senza punta, in modo da ottenere un tratto spesso.

Una volta finita questa specie di storyboard, passo alla punta fine, generalmente una micromina HB 0,5, e tiro fuori dalle masse abbozzate i contorni che voglio e i dettagli che mancano. Con una matita HB segno anche la distribuzione dei neri.

A questo punto passo all’inchiostrazione, per la quale uso il classico 2 della Winsor & Newton serie 7. È uno strumento incredibilmente versatile, che permette una gamma impressionante di segni, da quello sottilissimo e netto a quello grosso e sporco, fino alla campitura. Per le strutture di sfondo, come stanze, scorci di città, mobilia, etc… uso i rapidograph, in genere 0,5, 0,6 e 0,8.

Poi scansiono tutto, bilancio bianchi e neri ed eventualmente faccio qualche correzione con Photoshop. Nel caso di Don Zauker aggiungo i toni di grigio con la versione antidiluviana di Painter, il leggendario Painter Classic, che trovo di gran lunga superiore a quel troiaio con cui l’hanno sostituito.

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Hai qualche piccola abitudine prima di metterti al tavolo?

Non in particolare, se escludiamo un giro su internet durante la mattina, per leggere cosa sia successo nel mondo, o visitare qualche blog o curiosare su portali come il vostro. Mi serve per traghettarmi dallo stato di morte apparente a quello di attività febbrile, attraverso vari passaggi che vanno dall’incazzatura, alla risata, al compatimento, allo sgomento, alla sorpresa e mille altri, in un mix di stati d’animo senza il quale continuerei a ciondolare per tutta la mattina.

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Ci sono fumetti o libri che devono essere assolutamente a portata di mano?

Un tempo sì, principalmente il pantheon ispano-argentino: Zaffino, Bernet, Font, Breccia, Mandrafina… Poi ho capito che mi faceva più male che bene, e ho deciso che fosse arrivato il momento di camminare con le mie gambine e vedere cosa ne verrà fuori.

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Chi è Suor Groppona?

È una storia lunga, iniziata qualche anno fa è proseguita nel delirio. Vidi, in un’edicola, che veniva pubblicizzata una qualche iniziativa editoriale relativa al nazismo, e siccome la casa editrice temo volesse fare le cose in grande, allestì espositori con una sagoma cartonata di quel demente di Hitler a braccio teso. Non mi chiedere perché, ma ci vidi una carica grottesca irresistibile, e la sera stessa andai a trafugarla per modificarla a dovere, e dopo aver fatto qualche aggiunta qua e là, pensai di farne dono ad Emiliano Pagani come raffinato regalo di compleanno. Ci ridemmo mezzo pomeriggio, e da quel momento ogni anno festeggiamo i rispettivi genetliaci regalandoci manufatti sbarazzini. Quello è un regalo di Emiliano, ispirato alle collezioni di minchiate distribuite in edicola. La chiave di tutto sta nel tegame…

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