Nello studio di Ivan -Hurricane- Manuppelli

Questa settimana, per la rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio di Ivan Manuppelli, fondatore, direttore, editore e autore (tra gli altri) della rivista “The Artist” poi trasformatasi in “Puck“, ovvero uno dei progetti più autenticamente underground del mondo del fumetto italiano. A Milano, Ivan divide il suo studio con i ragazzi di Mamma Fotogramma, tra cui Marco Falatti (socio in Puck).

Al solito, abbiamo fatto cinque domande e scattato parecchie foto.

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Tutte le foto sono di Alfredo Bosco –

A cosa stai lavorando attualmente?

In questo momento sto disegnando una copertina per un gruppo di Liverpool che si chiama Zombina and The skeletons. Era un momento in cui non avevo molto lavoro quindi ho cominciato a scrivere a gente a caso. Loro si sono presi bene e mi hanno subito dato l’incarico. Il lavoro consiste nella copertina di un vinile, divisa in 4 parti: ogni riquadro costituirà la copertina di un cd. Serve quindi un’immagine che sia suddivisibile in quattro ma che vada bene anche intera. Il fatto che sarà un vinile mi piace da pazzi, lo faccio quasi solo per il piacere di vedere il prodotto finito. Oltretutto, lavorare per una band di Liverpool non mi dispiace (ridiamo). Insieme a questo, sto lavorando a una storia per la rivista autoprodotta Vieni verso il municipio.

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Quali sono gli strumenti e le tecniche che prediligi per disegnare?

Uso quasi solo ed esclusivamente il classico pennarello ricaribile della Pentel. Mi permette di lavorare con un tratto sottile o anche più spesso, a seconda delle volte. Mi piace molto perché si adatta allo stato d’animo con cui mi trovo a disegnare, riesce a seguirmi sempre bene. E poi ha velocizzato tantissimo il lavoro. Ho iniziato con pennello e china, quindi non ti dico adesso che pacchia! Oltre a questo, uso i pennarelli della Staedtler per campiture e tratteggi.

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Come si svolge la tua giornata di lavoro tipo?

La fase del lavoro che preferisco è quando devo inventare e scrivere le storie. In quel caso non lavoro in studio, ma nella mia auto. Il mio vero studio è lì, dove inizio a scrivere e dove sono nate tutte le mie storie. Oppure vado in giro per bar. Mi piace lavorare come se avessi la tv sempre accesa, con un sottofondo sempre presente. Così come mi è d’aiuto poter osservare personaggi strani, nei luoghi pubblici dove mi metto a disegnare. La notte comunque lavoro molto meglio che durante il giorno.

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Quali sono gli autori di riferimento? E ci sono libri che devono essere a portata di mano quando disegni?

Libri non ne ho qui con me in studio, purtroppo, ma per molto tempo – e tutt’ora – uno dei fumetti che più mi ha “guidato” è la storia “Fair Tonight, Followed by Increased Clottyness” (in italia è stata ribattezzata “Taxi Briver”, con la b di brivido) di Jack Davis, il mio disegnatore preferito in assoluto. La storia di un tassista che si scopre in realtà essere un vampiro. Tra i miei disegnatori preferiti ci sono anche Bill Elder, Magnus e Bonvi (questi due, tra l’altro, si sono molto ispirati a Elder). Posso vantarmi del fatto di avere avuto da Jack Davis un disegno per l’ultimo numero di “Puck”. Un po’ come se suonando in una band avessi avuto Chuck Berry. Tra gli altri fumettisti ovviamente non posso non citare Robert Crumb, Basil Wolverton, Andrea Pazienza, Tom Bunk. Tra i pittori, il primo che mi viene in mente è Otto Dix.

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Ho notato questo disegno, tra gli altri. Di cosa si tratta?

È un disegno di Flippo Auti, pittore di strada. Se lo vedevi, sembrava un clochard, ma è davvero uno dei miei autori di riferimento. Faceva comizi di notte nel quartiere di Brera, qui a Milano, raccontando di avere avuto rivelazioni mistiche sul futuro della società. Realizzava collage simili a quelli di Winston Smith, in cui mischiava politica e attitudine punk. Visionario e artista del popolo, allo stesso tempo. Un grande.

Foto di Alfredo Bosco

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