Orfani 9: le tavole di Werther Dell’Edera

Werther Dell’Edera è uno dei due disegnatori (l’altro è Gigi Cavenago, colorato da Alessandra Pastorello) del nono numero di Orfani, la serie creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari. Abbiamo colto l’occasione di intervistarlo per farci raccontare i dietro le quinte della lavorazione del fumetto e la sua esperienza. Inoltre vi mostriamo 4 tavole in anteprima, comparando le versioni a china con quelle definitive colorate da Giovanna Niro.

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Cosa puoi rivelarci di questo nuovo numero?

Cosa vi posso dire? Romeo amerà per sempre Giulietta. Mercuzio muore comunque. Bardamu in realtà non ha ancora iniziato il suo viaggio, ma quando lo farà e non manca ormai molto si ritroverà come Vardaman a dover constatare che la madre è un pesce. Ovviamente scoprirete che la via del samurai è la morte, ma questa non è una novità. Credo che questo si possa dire.

Quali sono le differenze col numero precedente da te realizzato?

La storia continua a seguire il suo dramma, quindi è tutto uguale ed è tutto nuovo! I disegni si soffermano di più sull’aspetto espressivo. Ritengo siano meno votati all’edonismo rispetto al numero precedente e per questo forse verranno apprezzati meno o forse no. In ordine cronologico questo è l’ultimo numero di Orfani che ho disegnato, l’ultima parte in realtà, considerando che divido i miei due ultimi numeri (così come lui divide i suoi ultimi numeri con me) con il tostissimo Gigi Cavenago! Se verrò disatteso nelle mie previsioni me ne rallegrerò sicuramente!

 Qual è il personaggio che ti è piaciuto disegnare di più?

Ho avuto modo di disegnare in maniera più approfondita, quindi non solo con fugaci apparizioni, 4 personaggi in tutto. Ringo, Rey, La Juric e Juno. Sarei un vero mentitore se non dicessi che il mio preferito è Ringo, però lavorare sugli altri è stato interessante, soprattutto sulla Juric che ritengo sia quella che recita di più… nella vita e non.

Cosa pensi (senza spoilerare, ovviamente) dell’evoluzione della storia?

Credo che sia una bomba. Io avevo letto tutto in fase di soggetto e sceneggiatura, ma vi garantisco che leggersi una sceneggiatura non ha neanche lontanamente l’appeal che ha il prodotto finito. Quindi una volta avuto tra le mani il primo numero è come se lo avessi letto per la prima volta. I primi due numeri li ho trovati troppo di transizione per quanto riguarda lo sviluppo della storia e da qui secondo me le critiche iniziali, ma dal terzo numero la storia inizia a muoversi veramente e dal quarto in poi esplode totalmente e ogni numero è un continuo rilancio che non ti delude mai e sono sicuro non deluderà neanche quando sarà tutto finito. E questo per quanto riguarda la storia, perché se invece vogliamo parlare dell’evoluzione sul piano della narrazione (e quindi gestione dei tempi, ritmo della storia, impostazione dei dialoghi) allora lì ha vinto dal primo numero.

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