Focus Profili La sociologia gore di Shintaro Kago

La sociologia gore di Shintaro Kago

Il mangaka Shintaro Kago, classe 1969, era stato introdotto nel mercato italiano nel 2010 grazie a D/Visual che ne aveva pubblicato una decina di racconti nel volume L’enciclopedia delle Kagate. A proseguire la pubblicazione dei suoi racconti brevi ci pensa oggi Hikari, etichetta di 001 Edizioni, che ha dato alle stampe la traduzione di Toukou Tochu No Deai Gashira No Guuzen Kiss Wa Ariuru Ka? Jikken, pubblicato dalla giapponese Seirinkogeisha, con il chilometrico titolo Uno sconto accidentale sulla strada per andare a scuola può portare ad un bacio? Uno dei fumetti più interessanti, secondo noi, fra quelli usciti nel mese di Maggio.

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La patina sentimentale del titolo potrebbe far pensare all’ennesimo shōjo. In realtà, chi conosce Kago sa già che in quella domanda si nasconde uno sguardo cinico – e clinico – che lo rende una sorta di Josef Mengele del fumetto, non solo per il sadismo estremo con cui si riversa sulle creature che popolano le sue complesse tavole, ma anche per la lucidità con cui squaderna le possibilità stesse del fumetto.

Kago si muove a suo agio con un segno preciso e minuzioso tra le spire del genere ero-guro, il cui maestro indiscusso rimane Suehiro Maruo, ma lo fa in una maniera talmente originale e personale, da fugare ogni dubbio di epigonismo. La sua visione ironica e disincantata è lontana dal tono affettato e nostalgico del maestro. L’estetica decadente di Maruo viene traslata in un universo narrativo in cui ogni riferimento alla letteratura classica giapponese viene lasciata da parte:  le investigazioni grafiche di Kago hanno come obiettivo quello di analizzare situazioni-limite in maniera neutra e fredda, senza alcun tono morale e senza alcuna concessione e speranza per il lettore.

Della maniera con cui Kago interpreta il maestro, un esempio evidente è il racconto La Concretizzazione delle leggende metropolitane mediche, apparso sul mook (ibrido tra rivista e libro) Daruma Onna no Eppuku. Il tema della donna-doruma, che Maruo aveva trattato declinandolo al maschile ne Il Bruco (riduzione di una novella di Edogawa Ranpo e apparso per Coconino), è privato di tutto il suo contenuto erotico e letto con un cinismo estremo, che porta all’adesione totale tra il disincantato sguardo dei protagonisti e quello del narratore. Kago sembra osservare con una placida ironia e far scorrere gli eventi, con la volontà palese di inorridire e shockare il suo lettore.

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L’ero-guro, allora, viene utilizzato come strumento di analisi sociologica da Kago: ogni racconto è la messa in carne delle paranoie della società di massa. In passato, avevo evidenziato alcune similitudini tra l’opera di Kago e di un altro fumettista, Koren Shadmi. Di primo acchito, è abbastanza palese come entrambi siano interessati al corpo e alla sue modificazioni. Ma nel contempo tra i due si apre una sensibile differenza. Mentre l’autore israeliano crea personaggi dotati di umanità, cercando di coinvolgere il lettore nelle vicende narrate, il mankaga fa delle sue creature mera carne da macello (in tutti i sensi): dai racconti più innocui e nonsense, sino a quelli macabramente distort,i l’umanità messa in mostra da Shintaro Kago potrebbe essere priva di volto, utile solo a condurre sino agli eccessi le sue ossessioni. A volte sino a risultare ostico ed ermetico per il lettore occidentale.

Uno scontro accidentale…è, tuttavia, un importante saggio del surrealismo nero del mankaga, e nonostante  la diversa provenienza del materiale, apparso su riviste come AX, Vice, Ubu Mode etc etc, la qualità del materiale proposto è abbastanza costante. Alcuni racconti apparsi per Gehenn, un’antologia francese, curata dal sito Timeless, pagano anche il dazio al neo-surrealismo di Roland Topor, che insieme a Fernando Arrabal e Alejandro Jodorowsky, fondò il movimento Panico, e come illustratore esercitò la sua ferocia – non certo seconda a quella di Kago – sulla storica rivista Hara-Kiri, prima della sua chiusura.

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Topor a sinistra e Kago a destra

Al di là del sadico cinismo, che potrebbe disturbare i più, il libro pubblicato da Hikari/001 ha l’indubitabile merito di mostrarci anche l’altra faccia di Kago, quella più interessata alla sperimentazione grafica. I racconti dedicati all’investigatore ramingo Kuroda sono il fiore all’occhiello, dove la decostruzione non è fine a se stessa. Basterebbero il saggio di virtuosismo narrativo di Mistero a Margintown, totalmente costruito sullo spazio bianco e sull’elisione della gabbia, con una conseguente riscrittura della tensione temporale e del principio di causa-effetto, o Morte di un Mankaga, tutto illustrato da un punto di vista più che eccentrico, per mostrare l’evidenza delle potenzialità narrative di Kago.

Sperando nella pubblicazione a breve anche di Fraction o di Anamorphis, suoi lavori già apparsi in Francia per Editions IMHO, Uno scontro accidentale rappresenta un’ottima introduzione all’estro dell’autore nipponico.

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