‘Le ragazzine stanno perdendo il controllo’, il nuovo libro di Ratigher [Intervista]

Da oggi, per il solo mese di giugno, sarà possibile ordinare Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra, il nuovo fumetto di Ratigher. L’autore, membro del collettivo Fratelli del Cielo (ex Superamici) e da poco diventato sceneggiatore di Dylan Dog, ha scelto di autoprodursi in un modo insolito per i tempi, senza crowdfunding, ma con la vendita diretta tramite preordine. In questa intervista approfondiamo le motivazioni dietro al suo progetto e alcuni particolari sul fumetto. Qui 8 pagine in anteprima. Potete ordinare il volume sul sito Prima o Mai.

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RAGAZZINE cover web

Raccontaci di cosa parla il tuo nuovo fumetto.

Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra è la storia dell’amicizia tra due ragazze adolescenti con la bizzarra passione per le analisi mediche. Come tutti quelli che non percorrono sentieri ortodossi, le ragazzine saranno osteggiate e malviste, ma il loro legame gli darà la forza per continuare a distinguersi. Verranno divise, nel tentativo di addomesticarle e riportarle alla norma, arriverà il dramma. Il finale è a sorpresa; così a sorpresa da non essere descritto con parole ma con un colore, l’azzurro.

Come nasce questa tua autoproduzione e come sarà venduto il fumetto?

Da quando, su idea di Lorenzo (LRNZ), realizzammo come Super Amici il free press Pic Nic, mi sono reso conto che l’impegno nell’ideazione dei fumetti deve andare di pari passo con la ricerca di guadagno soddisfacente, e se non trovi soluzioni disponibili devi inventarle. Questo metodo di vendita, che ho chiamato PRIMA O MAI, nasce da quel ragionamento:

Ho aperto un sito, www.primaomai.com, dove sarà possibile preordinare il libro per l’intero mese di giugno. Allo scadere di giugno non sarà mai più possibile comprarne una copia cartacea, stamperò a luglio solo le copie vendute, spedirò a casa degli acquirenti il libro a settembre (salto agosto per non rischiare disservizi postali dovuti alle vacanze).

A giugno sarà anche possibile, per le librerie e le fumetterie interessate, chiedere in distribuzione il libro con uno sconto molto più forte della distribuzione classica. Le librerie e fumetterie che ne approfitteranno verranno segnalate sulla home del sito allo scadere di giugno, cosicché i ritardatari possano rivolgersi a loro, sperando di trovare ancora una delle rarissime copie.

Dopo qualche mese sarà disponibile una versione e-book che permetta alle “Ragazzine” di essere lette da un pubblico più vasto, ma non verrà mai più ristampato in copia cartacea.

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Perché hai preferito la “vendita diretta” rispetto al crowdfunding, che ultimamente sembra andare per la maggiore? 

Per due motivi, uno tecnico e uno di indole. Dal punto di vista tecnico il mio progetto non credo sia da crowdfunding, uno strumento che penso dia il meglio su idee veramente difficili da realizzare o che abbiano aspetti particolarmente sperimentali o bizzarri come fulcro. Per quanto riguarda la mia indole, non riesco ad esimermi dal rischio quando mi propongo come autore. È il mio sport estremo, faccio i fumetti puntando al massimo effetto, con il dogma di evitare sempre di compiacere chiunque. Come faccio a chiedere aiuto se la scintilla primordiale dei miei fumetti è la sfida? Sarebbe come chiedere un euro per darti un pugno in bocca; e se te lo rifilo con un impeccabile montante, gridando il tuo nome prima, la sostanza non cambia.

Che aspettative di vendita hai e che tipo di riscontro ti aspetti dal pubblico?

Non ho aspettative, è un esperimento. Ho però dei traguardi molto chiari che oscillano tra cocente sconfitta (100 copie vendute) e vittoria e saccheggio (500 copie vendute). Dal pubblico mi aspetto che l’idea di avere ora, o mai più, un libro al quale sei anche solo lievemente interessato, te lo renda necessario.

Perché la scelta di correre da solo e non con un editore come in passato?

Non è o soli o con l’editore. Sto correndo anche con un editore, più precisamente sto realizzando una graphic novel per i tipi di Canicola, ed è una collaborazione stimolante ed avvincente. Sono convinto però che non è più tempo per un’unica strategia da parte degli autori, bisogna diversificare ed ibridare le tecniche di produzione e cercare di correggere le storture, affinando più sistemi rispetto al tentativo di renderne uno solo perfetto. Il metodo PRIMA O MAI, che adotto in questo caso, cerca di correggere la cronica mancanza di guadagni delle produzioni meno mainstream, ma non è certo l’ottimo per quanto concerne la diffusione dei miei fumetti. Ad esempio Canicola mi ha già permesso di essere pubblicato, e molto bene, all’estero. Voglio percorrere tutte le strade che riesco ad inventarmi e tutte quelle in cui mi invitino.

Hai rifiutato per caso qualche contratto con editori importanti?

No, questo progetto è nato per ottenere quello che nemmeno Mondadori (nome grande a caso) può dare.

Che tipo di storia hai voluto raccontare con Le ragazzine stanno perdendo il controllo? Ti sei ispirato a qualche lavoro in particolare?

Volevo realizzare una storia breve che prendesse le mosse da Son più bella io o sei più bella tu, una canzone della migliore rock band di Lodi, gli X Mary. Ragionandoci sopra, in un pomeriggio mi si è dipanata in testa una storia lunga, divisa in tre atti, avvincente, commovente e adolescenzialmente ribelle. Ho pensato “ammazza che culo” e ho deciso che doveva avere la precedenza sull’altro libro che stavo facendo.

Questo libro mi ha permesso anche di confrontarmi con i miei autori americani feticcio, Daniel Clowes e Jaime Hernandez, visto che entrambi hanno raccontato di giovani donne legate da profonda amicizia. L’obbiettivo che mi prefisso è sempre lo stesso di ogni libro, realizzare una storia che, con poche portate, lasci il ricordo di una cena luculliana.

Cos’è cambiato da Il peso di una testa mozzata?

Le novità sono due: la più grande è l’utilizzo del colore. Ho fatto palestra sulla serie che realizzo per Vice, Intanto Altrove, e mi è venuta l’ambizione di inserire questo potentissimo strumento narrativo in una storia lunga. È veramente complicato e, nonostante avessi dei riferimenti forti a cui appoggiarmi (guardavo a Christophe Blain e a quel guitto di Nicolò Pellizzon) ho fatto fatica ad utilizzare i colori come strumento più che decoro, c’è sempre il rischio di farsi traviare. Credo però di aver domato il mostro.

L’altra novità, più piccola, è che ho usato la diagonale dei fumetti americani, le tavole appaiono quindi più strette e lunghe.

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Rivedremo il bimbo fango?

In questo libro no. Il Bimbo Fango arriva quando e dove proprio non te lo aspetti.

Come procede il lavoro su Dylan Dog? 

Sempre meglio; più mi addentro nelle possibilità che un personaggio simile ha e più mi si spalancano abissi da riempire di terrore e avventura. È veramente un’occasione unica, e quando il tuo compito è quello di narrare solo i punti salienti dell’esistenza, è come vivere in una storia scritta bene; nel caso di Dylan in un incubo.

C’è qualche progetto in vista per i Fratelli del Cielo? In questo momento sembra che siate tutti concentrati sui progetti singoli.

I nostri prossimi appuntamenti sono un pomeriggio al kartodromo e una gita agli Uffizi. Che spasso.

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