Rita Petruccioli, tra illustrazione e fumetto

Venerdi 23 maggio si è chiusa all’HulaHoop Club di Roma la stagione espositiva curata da Rossana Calbi (che ha visto protagonisti anche fumettisti come Daniele Gud Bonomo e e Giacomo Keison Bevilacqua), con la mostra Legenda di Rita Petruccioli.

La giovane artista romana ha già all’attivo interessanti pubblicazioni, come le illustrazioni per I Racconti di Punteville di Gianluca Caporaso (Lavieri Edizioni), i Miti Romani di Carola Susani (La Nuova Frontiera) e Storie di bimbi molto antichi di Laura Orvieto (Mondadori). Ha recentemente pubblicato in Francia il libro pop up La Mythologie grecque (Auzou Editions).

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Oggetto della mostra era l’esposizione di tre tavole ispirate al tema della metamorfosi e la presentazione di un leporello in tiratura limitata edito Inuit, intitolato Tacita Silva.

Nel corso della affollata presentazione, il fumettista Alessio Spataro ha sottolineato le peculiarità tecniche dello stile dell’autrice, mentre il sottoscritto ha indicato i temi ricorrenti nelle sue illustrazioni, come la forte presenza di elementi simbolici e mitologici.

Dopo la presentazione, abbiamo avuto occasione di porre alcune domande a Rita Petruccioli.

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Puoi parlarci della genesi di questa mostra?

Legenda è una mostra pensata ad hoc per chiudere la stagione espositiva dell’Hulahoop club di Roma, curata da Rossana Calbi.
Io ho scelto di realizzare una serie di opere che affrontassero il tema delle metamorfosi, ma che lo facessero combinando una serie di linguaggi diversi. Il linguaggio principale è l’illustrazione, intesa come narrazione in una sola immagine, il secondo è la grafica, intesa come sintesi e coordinazione del racconto illustrato, per cui ogni quadro ha tre piccoli quadretti abbinati, come delle icone che lo sintetizzano e che ne costituiscono la legenda. E il terzo linguaggio è la decorazione, sviluppata tramite dei pattern verticali. Questo fa sì che ogni quadro può essere apprezzato come elemento singolo ma anche come parte di un’immagine coordinata composita. Di una storia espressa in coordinazione grafica. Il tutto stampato su legno, elemento vivo, coerente col discorso di metamorfosi. Oltre alle opere su parete, nella mostra viene presentato in anteprima un progetto editoriale che ho sviluppato in collaborazione con Inuit dal titolo Tacita Silva, un leporello stampato in Risograph a tiratura limitata.

Puoi spiegarci brevemente cosa rappresenta per te il concetto di metamorfosi?

La metamorfosi è un tema ricorrente nel mio lavoro, ne ho preso coscienza recentemente.
Nelle mie illustrazioni non su commissione mi trovo spesso a esprimere stati di cambiamento simbolici. Invece nelle illustrazioni per questa mostra ho trattato il tema in modo diverso, ho inteso la metamorfosi come stato di passaggio incompleto. Si tratta di immagini che raccontano del cambiamento in divenire, che rendono evidente la trasformazione, ma non il risultato.
La riflessione è quella per cui spesso siamo abituati a vedere le cose in termini di bianco e nero, buono o cattivo, e invece non è così, intorno a noi tutto è sempre in cambiamento e di conseguenza lo siamo anche noi. Che lo si voglia o no, siamo sempre artefici o vittime di un cambiamento.
I miei personaggi scelgono di assecondarlo.

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Perché hai intitolato il leporello Tacita Silva?

Tacita Silva è il nome del leporello che ho realizzato con Inuit, l’associazione e libreria di Bologna che si occupa di raccogliere e diffondere autoproduzioni, fanzine e progetti di microeditoria a livello europeo. Da qualche tempo Inuit ha cominciato a stampare e produrre progetti propri invitando autori a collaborare con loro. E quella con me è la prima di una collana di concertine stampate in Risograph.
Nello sviluppo del progetto ho avuto totale libertà, fatta eccezione per il formato e la tecnica di stampa, e avendo carta bianca ho sviluppato un soggetto che avesse due chiavi di lettura, una a libro chiuso e una a libro dispiegato come una grande illustrazione. Il libro racconta senza parole di una fanciulla avvolta in una foresta insieme a quattro belve. Il rapporto tra la ragazza e le belve è il lettore a deciderlo, ed è per questo che ho deciso di dare un titolo in latino che lasciasse aperte tutte le possibilità.
Silva in latino significa foresta, ma è anche un nome femminile, mentre l’aggettivo Tacita indica una profondità interiore oltre a sottintendere il silenzio, essendo il libro senza parole.

Pensi in futuro di realizzare vere e proprie storie a fumetti?

Il fumetto è un passaggio a cui voglio sicuramente arrivare nel mio percorso. Diciamo che ci sto lavorando e sto cercando una dimensione mia all’interno di questo linguaggio. Vediamo che succede…

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