‘Kufia’: quando il fumetto italiano si mobilitò per la Palestina

Nel 1988, durante la Prima Intifada palestinese, il Comitato Bir-Zeit, l’alfabeto urbano e la Cuen di Napoli, con il sostegno di il manifesto, Smemoranda e altre organizzazioni di solidarietà con la Palestina, diedero vita al portfolio Kufia, matite italiane per la Palestina, a cui presero parte molti degli autori più in vista dell’epoca. Fra questi ci furono Magnus, Guido Crepax, Josè Munoz, Lorenzo Mattotti, Filippo Scozzari, Milo Manara ma anche anche Andrea Pazienza, che sarebbe scomparso di lì a poco. La selezione degli autori e la raccolta dei disegni era stata effettuata da Patrizio Esposito e Guido Piccoli, con la collaborazione di Giacomo Forte, Canio Lo Guercio, Guglielmo Di Zenzo, Vittorio Ercolano.

Con un testo introduttivo di Stefano Benni, i disegni originali furono esposti in 70 città italiane, oltre che a Gerusalemme, a Tel Aviv e in diversi villaggi israeliani e palestinesi, finché, un anno dopo, il furgone che portava in giro gli originali venne fermato e derubato.

Nel 2002, il progetto venne rilanciato dagli stessi curatori del primo portfolio, ma con la collaborazione di Stefano Ricci, Daniele Brolli, Giuseppe Palumbo, Flavia Ponzi, Angela Bernal e Francesco Esposito. Infine, nel 2004, toccò a Gianluca Costantini riprendere in mano il progetto, assemblando i 16 anni di lavori in un unico archivio (che è possibile visitare cliccando qui) e aggiungendo un’ultima galleria con gli autori di inguineMAH!gazine.

Di seguito, trovate una selezione delle opere realizzate nel corso degli anni per Kufia, per ritornare (purtroppo) a riflettere – con l’ausilio del disegno – su quanto sta accadendo con gli scontri tra Israele e Palestina di questi giorni.

  • Massimo Giacon

    già, stavo giusto rispolverando queste cartelle in questi giorni, e constatando quanto purtroppo il potere del disegno possa fare ben poco nei confronti della mancanza di empatia, comprensione, generosità, accettazione e di qualsiasi sentimento e ragionamento positivo.

  • Massimo Giacon

    quando avevamo iniziato questa serie di cartelle eravamo più giovani, ingenui e ottimisti. Sono passati invece quasi trent’anni dalla prima raccolta, e le cose sono, se possibile, pure peggiorate. Certi disegni sono ancora di un’attualità bruciante, ed è un peccato, perché non dovrebbe essere così, sarebbe bello invece che fossero datati… Testimoniano invece che in 30 anni lì le cose sono rimaste uguali, ma vi rendete conto? Il mondo è cambiato radicalmente e lì si uccidono ancora per le stesse, vetuste e apparentemente irrisolvibili problematiche… Che poi così irrisolvibili non sono, basterebbero due governi diversi, ma la due fazioni hanno tutto l’interesse a mantenere la situazione così, usano il potere della paura, dell’odio, della sopraffazione a loro uso e consumo, la carne delle persone come territorio di guerra.