La cartografia di Gotham City

Sebbene in questi giorni Batman stia festeggiando i suoi 75 anni, Gotham City ne compie solo 74. Questo perché Bob Kane e Bill Finger, quando crearono il personaggio, pensarono di ambientare la serie in una città non-meglio-definita che somigliasse sì a New York, ma che non venisse citata come tale, per renderla più ‘universale’. Il nome definitivo apparve quindi solo su Batman #4. Ma già negli anni precedenti, la città aveva guadagnato i propri connotati più caratteristici. E oggi, a distanza di tanti anni, Gotham ha qualcosa che la distingue dalle tante città immaginarie create per il fumetto o per il cinema: ha una vera e propria cartografia.

I confini della città, infatti, furono stabiliti nel 1998, in occasione della saga Terra di nessuno, durante la quale Gotham venne esclusa dal resto degli Stati Uniti dopo essere stata quasi del tutto rasa al suolo da un terremoto. Prima di poter distruggere Gotham, però, DC Comics voleva che la sua cartografia fosse ben chiara. Così, il disegnatore e illustratore Eliot R. Brown ne realizzò una mappa:

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Il primissimo sketch della mappa.

Brown non aveva un’istruzione formale nel realizzare mappe, ma aveva studiato architettura e lavorato per Marvel Comics come disegnatore tecnico, realizzando gli studi delle armi e delle basi dei supereroi. Nel 1998, però, l’editor di Batman, Denny O’Neil, lo contattò per realizzare l’ambizioso progetto di dare una “struttura” a Gotham City.  O’Neil voleva inserire la mappa in una sorta di “bibbia” per dare un riferimento agli autori delle varie serie coinvolte nel progetto Terra di nessuno. Questi, a loro volta, chiesero a Brown di aggiungere luoghi particolari di cui avevano bisogno. Secondo il disegnatore, quella che emerse fu una Gotham che avrebbe potuto ricordare Manhattan, con molte cose all’interno, dal quartiere affaristico alle case di lusso, passando per le zone d’intrattenimento, i ristoranti e il porto.

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I primi stadi della realizzazione della mappa di Gotham.

Partendo dal presupposto che Gotham dovesse essere un’isola, Brown riprese l’idea iniziale di Finger e lavorò su una Manhattan immaginaria. Essendo cresciuto a New York, conosceva molto bene la metropoli, e quindi inserì diversi posti a lui famigliari.

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La versione definitiva della mappa, disegnata a mano.

La città prese forma in un fine settimana, ma ci vollero due mesi e diversi scambi con gli editor per arrivare alla versione definitiva. La mappa finale comprendeva numerosi ponti e tunnel pronti a essere chiusi dal governo americano, così come delle caverne utilizzabili da un certo combattente del crimine e dai suoi alleati: Brown non disegnò solo una città, ma anche una serie di spunti che forse non sono ancora stati sfruttati del tutto.

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Le due immagini a sinistra rappresentano la mappa di Brown apparsa nel 1999, quella a destra, dello stesso disegnatore, è invece molto recente.

Alcune storie di Terra di nessuno si aprivano con una mappa di Gotham che illustrava i confini in mutamento a causa della guerra tra bande criminali. Quando nel 1999 la saga giunse al termine, la città venne ricostruita con i soldi di Bruce Wayne e Lex Luthor, e la mappa di Gotham venne resa ufficiale.

Gotham City così com'è apparsa nei materiali ufficiali del film Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno di Christopher Nolan.
Gotham City così com’è apparsa nei materiali ufficiali del film Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno di Christopher Nolan.

Dopo Terra di nessuno, gli autori di Batman hanno lavorato all’interno dei confini di Gotham, salvo, a volte, espanderli, come fatto anche dall’attuale team creativo dell’Uomo Pipistrello, composto da Scott Snyder e Greg Capullo. Una versione semplificata della mappa è apparsa in alcuni videogiochi e persino nel terzo film della trilogia di Christopher Nolan, Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno (per indicare i bersagli degli attentati di Bane).

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La mappa definitiva di Gotham.

Una mappa può sembrare una cosa di poco conto, ma contribuisce a rendere ancora più reale Gotham. Nonostante si tratti del suo lavoro, però, Brown è convinto che l’imposizione di una cartografia “ufficiale” possa creare dei limiti troppo ingombranti per sceneggiatori e disegnatori. In realtà, la bravura forse sta nel saper giocare con questi limiti. Proprio come ha fatto Scott Snyder, incentrando un recente ciclo di storie sugli ingegneri che hanno progettato e costruito i ponti di Gotham (a partire proprio dai disegni di Brown).