Bastien Vivès: “Cerco un linguaggio che possa parlare a tutti” [intervista]

Abbiamo incontrato, durante il recente Comicon a Napoli, l’autore francese Bastian Vivès, presente al festival su invito dell’editore Bao Publishing. E’ stata l’occasione per discutere delle sue recenti pubblicazioni tradotte in lingua italiana, ovvero la serie Last Man (realizzata con Michaël Sanlaville e Ives “Balak” Bigerel) e il graphic novel La Grande Odalisca (in collaborazione con Florent Ruppert e Jérôme Mulot). Mentre il secondo è una sorta di parodia epica – e rivisitazione brillante – di alcuni topòi del fumetto giapponese, il primo è invece un vivace giallo d’azione, pieno di colpi di scena. O forse è vero il contrario?

Nei tuoi lavori cambi spesso stile, piuttosto diverso a seconda del contesto narrativo e del progetto. Ad esempio, in Last Man è evidente una cifra stilistica manga. Come decidi quale stile adottare?

Quando inizio un fumetto per me è molto importante stabilire da subito la direzione che voglio intraprendere e le tempistiche necessarie per realizzarlo. A quel punto, devo scegliere la tecnica che mi fornisca il ‘vocabolario grafico’ per restituire tutte le emozioni che mi servono nella storia. Per questo motivo, nella mia carriera, ho spaziato dalle matite a colori alla china ai pennarelli a Photoshop. Per Last Man  sapevamo di dover lavorare al ritmo di circa venti tavole a settimana. Avevamo bisogno di uno stile rapido, diretto, efficace.

L.10EBBN001591.N001_LASTMANt1_JAQ_FR

Nel libro sei accreditato solo per i colori.

In realtà, abbiamo condiviso tutto insieme. Ci siamo divisi i ruoli: io ho lavorato alla trama, Balak si è occupato dello storyboard, Michaël ed io abbiamo realizzato i disegni. Abbiamo scelto questo tipo di stile grafico perché dovevamo rappresentare molti personaggi e molti luoghi, con vari effetti. Abbiamo dunque  ricercato un tipo di tratto particolare per i personaggi e, allo stesso tempo, abbiamo giocato con il grigio per facilitare la visibilità.

Quanti altri capitoli sono previsti per Last Man?
Dodici. Ne abbiamo realizzati finora sei. Il quinto volume esce verso luglio [nel frattempo, eccolo qua], in Francia.

Per quello che riguarda invece La Grande Odalisca, consentimi una domanda (che non intende essere) provocatoria. Apprezzo la tua capacità di dettaglio grafico ed è innegabile il tuo talento registico, una certa sapienza nell’allestimento della scena. Un giorno pensi di mettere queste doti di narratore anche al servizio di storie più profonde, o intendi restare nella narrazione d’intrattenimento?

Capisco la domanda. Le mie storie all’inizio erano più sentimentali. Ora vorrei esplorare in linguaggio diverso, che possa parlare a tutti, ai bambini e agli adulti. Vorrei da un lato far riscoprire il fumetto ai giovani: per questo scelgo di scrivere storie accattivanti, perché voglio attirare più persone possibile. Desidero riconquistare anche la vecchia generazione di lettori, persone che magari non si accostano più usualmente al fumetto a causa di un’immagine stereotipata che si sono costruiti. Vivo un momento in cui le persone si comprano i libri perché c’è il mio nome; non so quanto durerà, ma almeno ne approfitto per far conoscere il fumetto al pubblico più largo possibile.

Una sequenza di vignette da La grande odalisca.

Una sequenza di vignette da La grande odalisca.

Come hai vissuto il passaggio, in pochi anni, da autore di nicchia a grande nome internazionale?

La cosa che mi interessa è che il successo mi consente di far accettare più facilmente le mie proposte agli editori. Sono riuscito di recente a pubblicare un fumetto pornografico, in Francia [Les Melons de la colère, NdR], che quattro anni fa non sarebbe mai stato accettato da alcun grande editore. Non sarei riuscito a farne stampare nemmeno cento copie, mentre ora è a disposizione del grande pubblico. Questa libertà è la più grande conquista.

Due pagine da Last Man

Due pagine da Last Man

In questa intervista Zerocalcare, che su scala italiana ha avuto una parabola simile alla tua, ha menzionato alcuni autori francesi, come Manu Larcenet e Boulet, tra le sue fonti d’ispirazione. Altrove, ha poi espresso vivo apprezzamento anche per la tua opera. Ne eri a conoscenza?

Sì, sì conosco quelle interviste! Mi ha fatto molto piacere. Lui è un altro esempio di come attraverso il successo di un singolo autore, la gente poi possa scoprire ed esplorare tutto il mondo del fumetto. È molto importante per me diventare un mezzo, un momento di passaggio per il grande pubblico verso la scoperta di altri autori e colleghi.