Focus Profili 20 anni di Mutts. Intervista a Patrick McDonnell

20 anni di Mutts. Intervista a Patrick McDonnell

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Mutts è una striscia umoristica scritta e disegnata da Patrick McDonnell. Messa così, sembrerebbe anche facile, ma dar vita a una striscia umoristica – di questo livello – è tutt’altro che semplice. Ogni anno, su cinquemila aspiranti fumettisti che inviano le loro strisce alle agenzie statunitensi, solo due riescono a essere pubblicati sui quotidiani. E una volta ottenuto l’ingaggio, quello stesso fumettista dovrà essere divertente, spiritoso o almeno strappare un sorriso tutti i giorni; poco importa se quella mattina si sente depresso, abbacchiato o anche solo giù di morale.

C’è chi resiste una vita e chi abbandona un po’ prima. Patrick McDonnell lo fa da un po’ e per ora sembra reggere. Insieme alla sua creazione, Mutts, la striscia con protagonista gli animali domestici Earl e Mooch, che unisce fumetto, spiritualismo e difesa del mondo animale in appena tre vignette e che oggi compie vent’anni.

Nel tempo, il successo ha generato libri per l’infanzia, spot televisivi, un musical e, presto, un film. Sempre sotto la costante supervisione del proprio autore; tra tutti questi impegni, McDonnell ha trovato il tempo di raccontarci delle origini della striscia, della sua amicizia con Charles Schulz e del proprio futuro lavorativo.

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20 anni di Mutts: congratulazioni per il traguardo raggiunto. La striscia ha di per certo cambiato la tua vita. Guardandoti indietro, cosa vedi? Ci sono cose che faresti in modo diverso?

Ho sempre saputo che disegnare una striscia era ciò a cui ero destinato. È stata un’esperienza bellissima. Sono grato per le persone che ho conosciuto e per le opportunità che ho avuto. Dicono che la vita vada vissuta in avanti ma possa essere compresa solo all’indietro. È la stessa cosa con i fumetti. E quando mi guardo indietro vedo come la mia empatia verso gli animali sia aumentata facendo una striscia su di loro. Farei niente di diverso, potendo? Mi prenderei una vacanza ogni tanto, forse. E diventerei vegano molto prima.

Cosa hai provato quando è apparsa la prima striscia di Mutts sui giornali?

Fu travolgente, un sogno che diventa realtà. Charles Schulz mi spedì una copia del suo quotidiano locale dove avevano pubblicato la striscia. E sopra ci aveva scritto “Un buon inizio”.

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Diverse fonti riportano che il tuo secondo nome è Luigi. Hai origini italiane?

Sì, la famiglia di mia madre è dell’area attorno a Napoli. Sento una vera connessione verso il popolo italiano. Nonostante mio padre sia nato in Irlanda, assomiglio (e cucino) come il ramo materno della mia famiglia.

La tua città natale è Edison, New Jersey, il cui motto è “Let There Be Light” (“Lascia che ci sia la luce”). Sembra quasi una predizione sugli effetti del tuo lavoro, spiritualismo infuso nella vita di tutti i giorni. Edison è un tipo di città che ti ha ispirato in qualche modo?

Questa è una domanda molto interessante e dolce. Non l’ho mai detto esplicitamente, ma Mutts è ambientato in una versione idealizzata del New Jersey, di come me lo ricordo quand’ero giovane. Non sento che la città in sé mi abbia ispirato, ma i miei amici che ci vivevano, loro di certo.

È stata probabilmente la mia carriera artistica che ha reso la mia vita contemplativa. Ho passato gran parte delle mie ore da sveglio a disegnare e basta. Molto tempo tranquillo a pensare e disegnare Earl e Mooch.

Hai una lunga esperienza anche nei lavori per le riviste (Sport Illustrated, Forbes, New York Times e altri), era un lavoro che ti piaceva? Qual è stata la molla che è scattata per realizzare la strip?

Dopo essermi diplomato alla scuola d’arte sono riuscito con facilità a ottenere lavori come illustratore per le riviste. Ma sin da quando ho memoria, ho sempre voluto essere un fumettista. Quindi credo di aver procrastinato per un bel po’ prima di mettermi a testa bassa e usare tutto il tempo necessario alla creazione di una striscia. I sindacati che gestiscono la distribuzione delle strisce ai quotidiani esigono sei settimane di materiale, che all’epoca mi sembrava un’impresa enorme. Ma questo lavoro ce l’avevo nel sangue – tanto più che anche i miei lavori come illustratore sembravano fumetti invece che illustrazioni nel senso tradizionale del termine.

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Tra le tue fonti di ispirazioni citi spesso Krazy Kat e i Peanuts (a 7 anni scrivesti perfino a Schulz suggerendogli di inserire un gatto nella striscia). Cosa ti affascinava di quei lavori e cosa, secondo te, li ha resi così universali?

A parte essere disegnate splendidamente e scritte con una grande creatività, la cosa che più fa brillare sia Krazy Kat sia i Peanuts è l’amore. Come tutta l’arte che si rispetti quelle strisce creano una connessione spirituale e possono riempirti di gioia.

Recentemente hai introdotto un nuovo personaggio, Edison. Qual è il processo dietro alla creazione di un personaggio?

Edison è un maialino esistente che era stato salvato da una piccolo riserva di animali della mia città. Poi è stato acquistato dalla scuola per un concorso di ‘bacio al maiale’. Finita la manifestazione, però, il maiale non aveva più casa perché non poteva essere restituito. Così la Edison Wetlands Association [associazione fondata dall’attivista Robert Spiegel che si occupa dello smaltimento dei rifiuti tossici e della preservazione dei grandi spazi aperti del New Jersey] lo ha salvato e noi abbiamo indetto un sondaggio sulla pagina Facebook di MuttsComic.com per scegliere il nome da dargli. Abbiamo contato i voti e ha vinto il nome ‘Edison’. Amo disegnarlo. Il vero Edison è così intelligente ed è divertente starci insieme.e Chiunque conosca un maiale non potrebbe mai mangiare pancetta o prosciutto. È un amico, non cibo.

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Nel 2005 hai realizzato il tuo primo libro per l’infanzia, The Gift of Nothing, a cui hanno fatto seguito altre opere, tra cui Me… Jane, premiato con il Caldecott Honor. Sono libri che in realtà si fanno apprezzare da un pubblico trasversale. Cosa ti ha fatto decidere di ampliare la tua tela narrativa? In questo genere, quali sono le tue fonti d’ispirazioni?

Mi diverto molto a scrivere i libri per bambini. Sono idee concepite dall’inizio alla fine, sono un universo chiuso, con un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Mi piace lavorare su mezzi espressivi diversi. E ho delle scadenze molto più distanti. Una striscia fumettistica non ha davvero una fine; si evolve col tempo. Quindi è molto appagante creare un qualcosa di concreto e fatto per essere letto e riletto. Alcune delle mie figure di riferimento in questo campo sono A.A. Milne, L. Frank Baum, Dr. Seuss, Ludwig Bemelmans…

È vero, creare una striscia è un impegno a lungo termine. Per te, c’è vita oltre Mutts? Pensi che finirai come Schulz, sul tavolo da disegno fino alla fine, o come Watterson?

Questa è una domanda che mi faccio anch’io molto spesso. Mutts è ancora una parte enorme della mia vita. Io non mi ci vedo a disegnarla per sempre; però, di nuovo, è difficile pensare alla fine del fumetto. Sono sicuro che Earl e Mooch avranno sempre una casa in qualche medium fintanto che vivrò.

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In un tuo discorso agli aspirati fumettisti hai dichiarato che viviamo in una società totalmente visiva. Il fumetto è un mezzo ibrido tra immagine e parola. Credi che il disegno venga prima delle parole, quindi?

Per me, sì. Alcuni fumettisti sono più cerebrali, ma io cerco sempre di attutire l’effetto delle parole e lasciare che le immagini parlino da sole.

Di solito si ha paura di incontrare i propri idoli perché potrebbero non rivelarsi all’altezza delle proprie aspettative. Tu hai avuto la fortuna di diventare amico di Schulz, che rapporto avevate?

Charles Schulz è stato il mio eroe sin da quando ho memoria. Quando mi disse che gli piacevano le mie strisce pensai che avrei potuto terminare Mutts seduta stante. Non avrei potuto sperare per un risultato migliore. Sparky era un monumento ovviamente, ma era molto spiritoso, incoraggiante, generoso – tutto quello che ti aspetteresti dal creatore dei Peanuts.

Secondo una tua testimonianza, Schulz riusciva ad aver tempo per tutto. Tu, d’altro canto, sei impegnato su Mutts, i libri, un film, un musical e collabori con la Humane Society of the United States. Come riesci a mantenere un livello alto di creatività con tutti questi progetti in contemporanea?

Diciamo che sono molto più che occupato! Ma cerco di concentrarmi sul progetto del momento e non andare in paranoia per le altre cose in attesa. Mi sento davvero fortunato per queste incredibili opportunità. Quindi passo il mio tempo e lavorarci e a non fare altro.

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Proprio come i Peanuts anche Mutts sta per diventare un film. Tu sei scrittore, insieme a tuo fratello Robert, e produttore esecutivo. La prima bozza della sceneggiatura è stata consegnata un anno fa, ci sono stati sviluppi da allora? Sei coinvolto nello sviluppo del look? Che tipo di film sarà?

Al momento sto finendo la stesura finale della sceneggiatura – dovrei consegnarla la settimana prossima [l’intervista è stata condotta nel mese di Agosto]. Spero che facciano seguito le fasi successive. Se tutto va bene, dovrei lavorare al design del film questo autunno. Sarà un grande commedia avventurosa ma avrà la semplicità e la filosofia tipica della striscia. Gran parte dei personaggi ci sarà, nel film. I tipi della [20th Century] Fox sono persone meravigliose con cui lavorare e sono grato che abbiamo scelto di far diventare Mutts un film d’animazione.

Di recente il documentario Stripped ha analizzato il fenomeno delle strisce fumettistiche. Qual è lo stato dell’arte dell’industria e come vedi il futuro del mezzo?

Le strisce a fumetti sono in stato fluttuante a causa del panorama dell’industria giornalistica e di internet, che sono in costante cambiamento. Sono ottimista e penso che continueremo per un bel po’ di tempo ancora. Le strisce a fumetti sono una combinazione unica di parole e immagini e la gente è ancora attratta sia a crearne di nuove sia a leggerle.

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