Di città dall’alto, bambini e poesie a fumetti. Intervista a Sualzo

Abbiamo incontrato Antonio Sualzo, a circa un anno dalla pubblicazione del suo libro Fermo (Bao Publishing). Un’occasione per fare il punto sulla sua produzione e sui suoi modelli, oltre che del suo approccio al fumetto e dei progetti in cantiere. Ma anche un buon momento per chiacchierare del suo libro d’imminente uscita, Gaetano e Zolletta.

Fermo

Il tuo libro è il titolo che ha aperto la collana ‘Città viste dall’alto’ di Bao Publishing, la stessa per la quale sono uscite Un lavoro vero di Alberto Madrigal e Ogni piccolo pezzo di Stefano  Simeone.

Si, è stata la prima uscita, con la quale si è messa un po’ la base della collana. Il libro come idea esisteva da prima, e in qualche maniera la Bao si è inventata questa collana pensando che questo libro sarebbe stato un buon mattone iniziale. In effetti è stato così: sembra quasi essere stato creato per il concept della collana.

Ci sono autori a cui ti sei ispirato per questo tipo di narrazione, fumettisti o meno che siano?

Potrei fare dei nomi, ma poi mi guarderesti come uno scemo, pensando: “Eh, si, ti piacerebbe!”. Sono un enorme estimatore ad esempio di Philip Roth. C’è una recente querelle sulle storie autobiografiche, come se narrare quel tipo di storie fosse necessariamente più facile oppure una scappatoia per autori con poche idee. In realtà, Roth è l’esempio di come si possano costruire delle storie partendo da esperienze che sono accadute all’autore. E’ chiaro che poi vada costruita una storia, altrimenti non c’è alcuna narrazione. Sento, personalmente, l’esigenza di partire da un vissuto che mi ha colpito profondamente. Per entrare nel dettaglio, il personaggio di Sebastiano è assolutamente autobiografico, la storia no, è inventata. Da una parte si nutre di mie esperienze, come l’obiezione di coscienza, gli attacchi di panico, il lavoro per anni a stretto contatto col disagio mentale…

Consentimi una battuta: tuo o degli altri?

Mio e degli altri! Però, sulla base di questi spunti autobiografici, c’è una storia. Quello è importante. E credo che la vetta di questo tipo di narrazione sia stata raggiunta appunto da Roth. Mi è sempre piaciuta, a riguardo, una frase di Svevo che diceva: “La Coscienza di Zeno è un’autobiografia, ma non la mia”.

Una tavola da 'Fermo'

Una tavola da ‘Fermo’

Anche in quel frangente si trattava di un autore/personaggio vittima di una pulsione compulsiva.

Non a caso. Mi piace molto quel tipo di approccio allo spunto autobiografico. Non dico che sia una ricetta valida per fare libri riusciti in assoluto, dico solo che è l’approccio che prediligo. Dal punto di vista invece strettamente fumettistico, le letture che mi hanno portato a sviluppare questo tipo di linguaggio sono rappresentate da alcuni autori francesi. Nominerei Larcenet,  ma soprattutto Dupuy e Berberian, i miei due numi tutelari, gli autori di Monsieur Jean, fra le altre opere, ovvero la mia serie feticcio: un vero capolavoro, una narrazione leggerissima. Ad esempio, in Vivons heureux sans en avoir l’air sono riusciti ad avere una densità altissima, in pochissime tavole. Storie di 5-6 pagine, per nulla verbose, in grado di comunicare molto attraverso una sorta di découpage, non ossessivo, non opprimente, ma denso. Li ho apprezzati moltissimo, e mi hanno indotto ad affrontare in maniera seria la creazione fumettistica abbastanza tardi, attorno ai quarantacinque anni. Prima, appunto, ho lavorato nel campo del disagio mentale, ho fatto il cameraman, il sassofonista…

…hai appunto incamerato le esperienze da raccontare nei tuoi libri.

Si, diciamo che il fatto di arrivare così tardi alla creazione mi ha dato una struttura. Tornando all’esempio dei francesi, quando arrivo a pagina 120, nella mia mente ne ho scartate altre 100. Quello che devo dire deve essere espresso nel minor numero di tavole possibile. Quello è essenziale. Non deve mancare nulla, deve essere espresso tutto, ma nel minor spazio possibile. Forse perché sono anche un musicista, ma sono molto attento al ritmo e all’intensità.
Ad esempio, mi piace molto la contaminazione musicale, degli autori come Paolo Conte o Tom Waits, che hanno preso queste sonorità e le hanno portate nel cantautorato, lavorando simbioticamente su scrittura e musica. Il fumetto è un’arte visiva, ma è fondamentale la scrittura. Non so se riesco a raggiungere ciò che vorrei, ma da lettore cerco questo: la scrittura, la narrazione, oltre al bel disegno. Non ho certo uno stile tecnico, ma anche se lo avessi, non sarebbe quello il punto.

Pensi un giorno di cambiare tipo di storie?

Ho bisogno di una motivazione fortissima per scrivere storie, perché a me riesce oggettivamente difficile realizzare un fumetto, è uno sforzo pesante. Perciò prediligo questo approccio. Devo dire che però, parallelamente a questo progetto, ho collaborato con una scrittrice di testi per ragazzi, Silvia Vecchini…che casualmente è anche mia moglie! Anche in questo caso, c’è un vissuto talmente comune che anche se le storie sono completamente diverse dalle mie, vivo un coinvolgimento tale da riuscire ad esprimere drammaturgicamente ciò che lei esprime nella scrittura. Abbiamo realizzato insieme un libro che si chiama Fiato Sospeso, che è stato apprezzato molto anche nel circuito della letteratura per ragazzi, non solo del fumetto. In un certo senso è stato una sorta di riduzione teatrale di un suo lungo trattamento.
Ho provato a collaborare con altri scrittori, anche validi, ma non sono riuscito. Forse perché non sono un fumettista nel senso stretto del termine – sono più un autore che si esprime attraverso le immagini. Per questo non sono riuscito a trovare un editore fino a 39 anni. Ma alla fine ne sono contento. Mi ha consentito di stratificare più profondamente le esperienze che ora posso raccontare.

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Una tavola di ‘Divesgni DiVersi’

Vuoi parlarci anche del nuovo progetto che state realizzando insieme, Disegni DiVersi?

Quello dei Disegni DiVersi, o “graphic poetry” come li ha chiamati una nostra carissima amica, è un esperimento più che un progetto strutturato. Nasce da una curiosità verso i limiti dei nostri linguaggi (del fumetto per me, della poesia per Silvia): tirare, approfondire, comprimere, aprire e vedere cosa succede. Leggo sempre in anteprima i testi di Silvia, insieme abbiamo fatto un fumetto per ragazzi e ora è in uscita uno per bambini, conosco il suo modo di scrivere e lei il mio modo di raccontare attraverso i disegni. Per questo esperimento funziona così: io scelgo un testo che mi piace ma, diversamente da quanto succede attorno a una storia, non parliamo né del suo significato, né del modo in cui verrà illustrato. Non è quindi un lavoro a quattro mani. Piuttosto, è una specie di appuntamento al buio tra le parole e le immagini che si rincorrono nella mia personale lettura. Per me è l’occasione di star dietro con il disegno a una micro-storia fatta di versi, per Silvia è la possibilità di sbirciare cosa succede nella testa di un fumettista che legge una poesia. Per tutti gli altri un’immersione rapida in un testo brevissimo nella profondità di una tavola correndo giù, fino all’ultima vignetta.

Il tumblr è appena nato. L’intenzione è di coltivarlo: al momento trovate solo la prima poesia, ma ne ho pronte alcune e cercherò di dare una cadenza sostenibile (per me!).

Vorremo che ci parlassi anche del tuo nuovo libro, Gaetano e Zolletta.

Gaetano e Zolletta – Un posto perfetto, è il libro che uscirà il 12 settembre per Ba-Bao, l’etichetta sotto cui cui Bao raccoglie i libri a fumetti (e non) dedicati ai più piccoli. Ancora una volta insieme a Silvia Vecchini, parliamo divertendoci, e si spera divertendo, del valore del tempo che si condivide con chi si ama. Un giorno di riposo è una buona occasione per stare insieme. Gaetano, per rendere speciale questo giorno, vuole cercare “il posto perfetto” e portarci il suo piccolo Zolletta. E così inizia una gara a rincorrere la vacanza più avventurosa. Un libro che dura un giorno e porterà Gaetano e Zolletta fin nello spazio! Alla fine del viaggio, cotti a puntino e pronti per dormire, scopriranno che non c’è bisogno di andare troppo lontano per trovare il posto perfetto, unico al mondo.

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Come collochi questo libro all’interno del tuo percorso?

È un libro in cui ho cercato di lasciare a briglia sciolta la mia fantasia visiva, incalzata da Silvia. Una cosa per me non molto usuale, dal momento che nei miei libri “adulti” tendo a controllarmi molto.

Infatti si nota una certa varietà, negli spunti narrativi.

Ci piace mettere molte cose in un solo libro e in questo, per divertire i più piccini abbiamo voluto mettere diverse ambientazioni (il mare, il deserto, la montagna, il cielo, la luna…), diversi modi per spostarsi (nuotare, camminare, pedalare, planare, volare con un razzo…), il tempo che scorre (si parte all’alba e si finisce che è notte fonda)… Ma non solo. In questa piccola storia c’è anche il nostro pensiero affettuoso per quei papà e quelle mamme che, per diversi motivi, si prendono cura da soli dei propri bambini o hanno dei giorni stabiliti per farlo. E ancor più semplicemente per tutti i genitori che corrono tanto, troppo, e in un solo giorno vorrebbero dare tutto, anche la luna, al loro bambino. Ecco, a tutti loro e pure a noi stessi, ricordiamo che la vera luna è il tempo speso insieme.

Avete realizzato anche un booktrailer. Perché?

Mi piaceva l’idea di far muovere il grande pancione di Gaetano al ritmo dei suoi passi. C’era solo un problema: non ho mai studiato animazione e non so usare nessuno dei software che in qualche modo aiutano allo scopo. Così, dopo aver curiosato un minimo in rete su come scomporre un ciclo di camminata, mi sono risolto a disegnare tutti i fotogrammi con Photoshop, uno dopo l’altro. Con l’unico ausilio di tenere il fondale su un livello separato. È un po’ da matti lo so, però mi sono divertito moltissimo, e anche se sicuramente ci saranno un sacco di errori di animazione, devo dire che mi è piaciuto quello che ne è venuto fuori. Quando Gaetano ha cominciato a ondeggiare sullo schermo venendo verso di me, è stato un po’ come incontrare un vecchio amico.

Sappiamo che stai lavorando anche ad un nuovo libro. Cosa ci puoi anticipare?

Da qualche giorno, dopo averci girato intorno un bel po’, ho cominciato il libro nuovo. Di solito aspetto sempre qualche settimana anche se il testo è pronto e le idee sono chiare, prima di prendere la decisione e iniziare a disegnare. So che sarà un viaggio lungo e faticoso e voglio partire quando il desiderio di raccontare di nuovo è al massimo, anche perché le prime pagine sono per me sempre le più faticose. Quelle dove devo decidere quale sarà il ritmo che avrà la storia, quelle dove decido la sintassi narrativa, quelle che strappo e rifaccio più volte. È obbligatorio che io parta dopo aver morso il freno per un po’ di tempo. Fino ad ora ho sempre disegnato degli storyboard molto accurati, quasi delle bozze a matita delle tavole, quindi per forza di cose non era un procedimento molto rapido. Questa volta affronterò un cambiamento nel mio modo di raccontare e ho necessità di arrivare a concludere lo storyboard prima possibile per valutare se questo modo, per me nuovo, è soddisfacente o meno, così per la prima volta sto disegnando rapidamente cercando di cogliere solamente le suggestioni e la recitazione dei personaggi. È un progetto che vi anticipo, ma non posso svelare del tutto: tra un mese, insieme all’editore Bao, annunceremo nel dettaglio di cosa si tratta. Intanto se vi va di sbirciare qualche pagina di storyboard (non ancora strappata), ecco qui:

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