Senza posto fisso. Intervista ad Alberto Madrigal

Lo spagnolo Alberto Madrigal si è trasferito nel 2007 a Berlino in cerca di nuovi stimoli di vita e artistici. Il lavoro fisso in un’azienda di videogiochi non faceva per lui, ma da questa esperienza è nato Un lavoro vero, il suo primo romanzo a fumetti pubblicato in Italia (da Bao Publishing).

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In questo libro racconti Berlino, la città dove vivi, ma soprattutto le circostanze che ti hanno portato proprio a pubblicare questo libro. Qual è secondo te il fascino di Berlino?

Fondamentalmente, il fascino di Berlino è quello di poter fare quello che vuoi. Innanzitutto, dal punto di vista economico, è una città, si sa, “facile”. Si può affittare una casa senza avere un lavoro fisso, situazione impensabile in città come Roma o Milano. Dal punto di vista umano, inoltre, a nessuno veramente importa cosa fai, nessuno giudica, quindi si vive in una dimensione di assoluta libertà. Questo è molto importante, è un tratto per me molto bello della città. ho notato la differenza rispetto alla Spagna, dove si sente molto la pressione del giudizio delle persone. A livello culturale, Berlino è una città molto vivace. E’ piena di mostre, concerti, ogni giorno c’è un evento culturale diverso, tutto estremamente accessibile.

Nel  libro, tu racconti una situazione tipica della nostra generazione: il dover fare dei lavoretti per sopravvivere, continuando con fatica a coltivare i tuoi sogni, i progetti artistici. Alla fine del libro, come nella vita, ci riesci. Cosa consiglieresti a un ragazzo che, come te nel libro, coltiva il sogno di diventare un fumettista professionista?

Posto che ogni caso è diverso, consiglio comunque di farlo, di provarci, di impegnarsi. E’ molto più potente, in questo caso la parte emotiva che quella razionale. Razionalmente, è una decisione strana investire tempo ed energie su un progetto incerto, senza programmi, senza garanzie, apparentemente senza futuro.  Razionalmente, uno non lo farebbe. Il segreto è porsi dei progetti a scadenza breve: ad esempio, puntare a realizzare un libro, un progetto. Poi, vedere serenamente cosa succede.

Nel libro, un personaggio dice al tuo alter ego: “Quante volte ti ho detto di portare avanti tanti progetti insieme”, e invece tu rispondi: “No, io faccio una cosa alla volta.”

In realtà, dipende dai momenti. Se me lo avessi chiesto un anno fa ti avrei dato una risposta diversa rispetto ad ora. Sono scelte molto personali. Io seguo sempre un progetto alla volta, perché se lo lascio per un mese fermo, perdo l’interesse subito. Ma penso che questo sia un inconveniente più che un vantaggio.

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Pensi in futuro a raccontare questo tipo di storie, per intenderci “intimiste”, oppure, ora che hai raccontato la tua storia, cerchi nuovi stimoli?

Da un lato, l’ispirazione per questo tipo di storie è immediata, mi viene spontanea, dall’altro non ne sento più la necessità come in precedenza.  Il libro nuovo, che sto appena finendo in questi giorni, è nato con una ispirazione completamente differente e invece alla fine assomiglia un po’ in certi versi.

Quali sono gli autori contemporanei che senti più vicini?

Fumettisti direi Gipi e Bastien Vivès, ma non so spiegare bene il perché. Come musicisti direi Dente e come regista Woody Allen.

Che fumetti stai leggendo questo periodo?

Blast di Manu Larcenet, Come prima di Alfred, Oceania Boulevard di Marco Galli e le raccolte delle strisce di Bastien Vivès (L’importanza di chiamarlo fumetto, etc). Tutti bellissimi.

Puoi parlarci un po’ più nel dettaglio dei tuoi nuovi progetti?

Il nuovo libro, che uscirà all’inizio del 2015 con BAO Publishing e non ha ancora un titolo. Ho cominciato a scriverlo durante le due ore consuete che dovevo aspettare ogni giorno per prendere la metro e andare in studio. Qui a Berlino, a parte l’abbonamento normale per i mezzi pubblici, c’è n’è un altro valido soltanto dopo le 10 del mattino. Lo chiamano il biglietto degli spagnoli e degli italiani! Comunque, ho cominciato a scriverlo senza sapere che sarebbe diventato un libro. Avevo un’idea buffa in mente, che non posso dire, ma volevo parlare di come  perdiamo le cose belle che ci circondano, perché la nostra attenzione  è assorbita dagli aspetti negativi, che le coprono fino a nasconderle. Appena finisco in questi giorni le ultime pagine, comincerò un nuovo libro che uscirà per Futuropolis in Francia l’anno prossimo. La storia l’ha scritta Mathilde Ramadier, un’amica francese che abita a Berlino, e già da un paio d’anni volevamo lavorare insieme. Qualora dovesse uscire in Italia, spero davvero che possa uscire con BAO!