Focus Profili Joan Cornellà e il suo allegro ribaltamento del reale

Joan Cornellà e il suo allegro ribaltamento del reale [intervista]

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Joan Cornellà è la superstar del fumetto spagnolo. Le sue storie mute monopagina hanno invaso Internet, condivise e apprezzate sui social network da appassionati di fumetto e non, e con una pagina Facebook con oltre 1.200.000 fan. Presto l’autore sarà presente anche nelle librerie italiane col suo volume Mox Nox (del quale le tavole seguenti sono un’anteprima) – edito dalla giovane casa editrice torinese Eris Edizioni – e in mostra a Treviso, nell’ambito del Treviso Comic Book Festival.

Cornellà è autore eclettico e irriverente, fortemente debitore nei confronti dell’umorismo surreale di Cowboy Henk (qui un nostro articolo in proposito), quanto del fumetto underground americano di Robert Crumb e Daniel Clowes. Il suo stile semplice e pittorico è un elemento disorientante, in forte contrasto con l’estemporanea violenza gratuita delle azioni che si consumano tra le sei vignette delle sue pagine. Cornellà distorge la realtà, spiazza lo spettatore portandolo sempre di fronte a sequenze (il)logiche disturbanti; il suo obiettivo è disorientare il lettore, mostrare l’assurdità della realtà, tramite il rifiuto e il capovolgimento di essa.

L’attitudine di Cornellà è cifra stilistica, lo spirito con cui affronta la tavola a fumetti è lo stesso con cui può affrontare un’intervista, quindi nello scambio che abbiamo avuto con lui, l’autore oscilla tra la consapevolezza del suo ruolo di autore maturo e il dovere di interpretare un personaggio iconoclasta e imprevedibile, che cerca di disorientarci con risposte inconsuete, portando avanti il teatro dell’assurdo che caratterizza i suoi fumetti.

Joan Cornellà – all’anagrafe Renato Valdivieso – nasce a Barcellona nel 1981. È collaboratore abituale di numerose riviste e giornali spagnoli, tra cui El Jueves. Nel 2009, vince la terza edizione del premio Josep Coll con il suo libro Abulio (Glénat, 2010). Nel 2012 ha pubblicato FracasaMejor (Fracasa Mejor Ediciones), un fumetto che riprende le storie in bianco e nero realizzate negli ultimi tre anni per El Jueves e altre fanzine, e altre ancora inedite. Il suo Mox Nox esce in anteprima nazionale in occasione della presenza di Joan Cornellà e della mostra a lui dedicata al Treviso Comic Book Festival.

MoxNox

I tuoi sono fumetti essenzialmente surreali e nonsense. Il loro nonsense è pieno di mostruosità, deformazioni, e raptus violenti, ma con i tuoi colori piatti e brillanti, ma in tinte vintage, tutto appare molto reale e crudo. Cosa ti piace raccontare (e disegnare)? 

Nei miei fumetti parlo principalmente di morte da un punto di vista umoristico. L’ironia e i colori vivi e vivaci rendono la facciata abbastanza amabile da permettermi di parlare di temi ruvidi come la morte. Molti dei miei fumetti affrontano il tema della diatriba tra il bene e il male. Personaggi con sorrisi perenni che credono di fare il bene e che trasmettono la felicità e serenità con il loro comportamento assurdo.

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Quali autori segui con più interesse, o a cui ti senti vicino? A me vengono in mente Herr Seele e Kamagurka, o Olivier Schrauwen.

Sì, sono due autori che amo molto. Se non ci fossero stati i fumetti di Cowboy Henk non credo sarebbero esistiti nemmeno i miei. Nell’ultimo periodo seguo anche Brecht Vandenbroucke e Helge Reumann, e mi piace pensare che in qualche modo questo traspaia dai miei lavori. Ora l’autore che seguo di più è MoLG H. Ma se dovessi scegliere, gli autori che più mi sono piaciuti, da sempre, sono Robert Crumb e Daniel Clowes. I loro racconti, sono la cosa migliore che l’umanità possa ricordare.

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Il senso di sorpresa che genera ogni vignetta fa pensare a una narrazione basata sull’improvvisazione. È così?

Alcuni lavori sono improvvisati, ma la maggior parte sono frutto di uno schema o almeno di una bozza, uno schizzo. La sorpresa è un ingrediente importante nella comicità,così quanto più la introduci nella narrativa, tanto più avrai situazioni comiche .

Come è successo che le tue tavole siano diventate ‘virali’? Qual è la tua spiegazione?

Sono amico di Mark Zuckerberg, grazie a lui il mio lavoro è diventato virale. Mark ha pensato a un milione di falsi profili per me su Facebook, dando il like alla pagina. Il mio successo? Lo devo a lui.

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Consideri i social network un nuovo confine per la diffusione del fumetto? 

I social network contribuiscono ad avere una maggiore visibilità rispetto a qualsiasi altro strumento. Soprattutto per i fumetti. Certo: a seconda del tipo di comics l’effetto virale sarà maggiore o minore. Ad esempio:se si fanno fumetti da 500 pagine i social media possono indirettamente contribuire alla visibilità di questo lavoro. Ma utilizzando delle strategia: si può parlare solo di una parte di esso,o genericamente di ciò che si fa, o piuttosto diffondere solo le critiche. Ma se si pubblica direttamente ciò che si fa su internet o i social è molto probabile che questa visibilità crescerà in maniera esponenziale.

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La Spagna ha una solida tradizione di interesse nel fumetto indipendente. Cosa rende, secondo te, così artisticamente aperto un paese tutto sommato tradizionalista?

Non lo so, a me personalmente non piacciono i fumetti alternativi e indipendenti, li trovo deprecabili, patetici. Sono di destra e credo nei valori della famiglia, nel popolo decoroso e freddo, timorato di Dio. Ho iniziato a guadagnare denaro con il disegno. Ho continuato questo business per soldi. Ho fatto milioni con questo lavoro e prego Dio che sia sempre così.

Traduzione a cura di Serena Gasparoni

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