Focus Off-Side, il giornale "fuorigioco"

Off-Side, il giornale “fuorigioco”

Un giornale irriverente e informale nei contenuti e nell’aspetto, che ha battuto una via personalissima tra le varie testate nate nel solco di Linus. Questo è stato Off-Side, “Giornale «fuorigioco» intraprendente di Comics, Cultura (?) e varia Umanità”, datato 1969-1970.

Nata come quindicinale, la testata iniziò ben presto iniziato a “bucare” le uscite, per poi chiudere, riaprire e infine prendersi una vacanza che non sarebbe mai terminata. Diciassette numeri in 2 anni sono troppo pochi per lasciare un segno indelebile nella storia del fumetto. Nonostante questo, Off-Side è certamente una rivista che vale la pena riscoprire.

Offside
Off-Side 1

Per distinguersi dai tanti epigoni di Linus, Off-Side scelse innanzitutto il formato: un tabloid, composto da 32 pagine, la cui prima pagina presentava titoli a caratteri cubitali e le anteprime dei contenuti del numero. A ribadire la formula, più vicina a quella di un giornale che di una rivista, c’era anche il prezzo: 90 lire, come diversi quotidiani in quegli anni. Nelle splendide copertine, ad attirare lo sguardo in edicola erano quindi soprattutto i caratteri tipografici (numerosi e differenti tra loro), i dettagli di alcune vignette e i colori, fortissimi. Il giornale era infatti stampato in bicromia, nero + un altro colore: giallo, arancione, rosso, verde… Colori accesi, saturi, in grado di produrre un effetto pop che non può non farci guardare a Off-Side, oggi, come ad una delle testate dall’impatto grafico più vivace dell’intera storia del fumetto italiano. Per quanto riguarda i contenuti, invece, anche Off-Side seguiva la linea tracciata dalla capofila: rubriche di varia cultura, impegno politico, riscoperta del fumetto classico, strisce umoristiche e grandi autori italiani.

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Pubblicità interna alla rivista

Brevissima vita editoriale

Off-Side viene pubblicato nel maggio del 1969 dall’Editoriale Nova di Roma, e termina la sua avventura dopo 12 numeri, quindicinali perciò solo talvolta, il 25 novembre dello stesso anno.

Il numero 13 porta la data del 13 maggio 1970. L’Editoriale Nova ha chiuso insieme alla rivista, ed è subentrato l’Editore Il Drago, un’associazione dei redattori della rivista che hanno deciso di farla risorgere. Il nuovo corso – in formato ridotto, 17×24 – ha vita brevissima. Con il numero 17 Off-Side cambia ancora formato, ingrandendosi di qualche centimetro, e annuncia una breve sospensione delle pubblicazioni. In realtà, non uscirà più.

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Annuncio della pausa delle pubblicazioni, Off-Side 17

Politica e cultura

L’editore Maurizio Capra fonda il giornale per dare voce alle “idee giovani che aveva e permettere ai giovani di esprimerle a loro volta” (dall’editoriale del n.13), e già dal primo numero chiede ai lettori di partecipare attivamente, non solo mandando lettere e disegni, ma proponendo anche storie, racconti e fumetti. Leggendo gli editoriali e le rubriche di Off-Side si percepisce un senso di comunità, che fa perfettamente eco al clima culturale tra fine anni Sessanta e Settanta: sono scritte per un pubblico di pari, con un linguaggio divertente e informale. Non c’è retorica nemmeno negli articoli che trattano temi politici, ma una scrittura schietta, a tratti appassionata e coinvolgente. Lo sguardo sulla politica, ovviamente, è da sinistra.

Le rubriche trattano di televisione e letteratura, e di cinema, fra cui vale la pena ricordare un’interessante intervista a Elio Petri, pubblicata sul n.15. Di musica scrive invece Carlo Basile, discografico che ha contribuito al successo in Italia di gruppi come Deep Purple, Pink Floyd, Eurythmics. A scrivere di sport troviamo invece la firma di Sandro Ciotti, già affermato giornalista RAI.

“Off-Sound”, a cura di Carlo Basile, Off-Side 2
“Off-Sound”, a cura di Carlo Basile, Off-Side 2

A rappresentare il fumetto, “L’angolo del collezionista” curato da Franco De Giacomo, uno dei primi, grandi nomi del collezionismo italiano. Ogni puntata raccontava un momento della storia del fumetto a partire da quanto era possibile reperire allora sulle bancarelle degli antiquari, dai giornali anteguerra alle pubblicazioni francesi, fino ai vecchi albi a striscia su cui si concentrava l’attenzione degli amatori dell’epoca.

Strisce “linusiane” e strisce italiane

Sempre sull’esempio di Linus, la maggior parte delle pagine di Off-Side era occupata da strisce umoristiche di provenienza americana o britannica. E se le più famose erano in mano a editori più grandi dell’Editoriale Nova, il giornale ospitava ugualmente chicche come L’arca di Olaf I° di Addison, pseudonimo di Mort Walker, Hi & Lois sempre di Walker e Dik Browne, e Bristow di Frank Dickens.

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“Hi & Lois”, Mort Walker e Dik Browne, Off-Side 2

Molte serie erano invece realizzate da autori italiani che, sotto pseudonimo, imitavano lo stile dei loro colleghi anglosassoni. Nessuna di queste, purtroppo, merita davvero una menzione, tranne forse Ringo il vichingo. Il protagonista era un piccolo guerriero nordico col nasone, sfortunato e imbranato. I suoi creatori Hercules e Mark rispondono ai nomi di Ercole Arseni, grafico, e Marco Rota, autore già attivo per Mondadori e che di lì a poco sarebbe diventato disegnatore regolare, copertinista e infine art director delle testate Disney.

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Ringo il vichingo, Hercules e Mark, Off-Side 7

Ma non tutti gli autori italiani di Off-Side si rifacevano alle strisce sindacate. Negli ultimi numeri compaiono infatti Girighiz di Enzo Lunari, già apparsa su Linus, e Ancillotto di Enzo Jannuzzi, già presente sulla rivista Horror. Nelle pagine di Off-Side n.11, invece, esordisce ancora diciottenne Marcello Toninelli con la sua celebre parodia a fumetti della Divina Commedia. Il suo Dante appare su tre soli numeri, ma è destinato a sopravvivere di gran lunga alla testata.

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Dante, Marcello Toninelli, Off-Side 11

Astronavi pirata e tram dirottati

Le opere più interessanti pubblicate su Off-Side, però, vengono dal genio di due dei massimi fumettisti che l’Italia abbia avuto: Guido Crepax e Bonvi. Nel 1968 Crepax aveva pubblicato per Rizzoli un romanzo a fumetti di fantascienza, L’astronave pirata, in cui univa il suo amore per la fantascienza a suggestioni piratesche e barocche e a una grafica Art Déco che ricorda un po’ Buck Rogers. L’anno successivo l’opera viene riproposta a puntate su Off-Side, ma qui le tavole vengono stampate in un formato assai più grande rispetto alla prima versione. Le dimensioni e la stessa presenza della bicromia rendono i disegni di gran lunga più spettacolari e suggestivi. Purtroppo la chiusura del primo ciclo di Off-Side non permette la riedizione della storia completa, che si interrompe sul più bello, nel n.12.

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“L’astronave pirata”, Guido Crepax, Off-Side 5

Protagonista indiscusso di Off-Side, infine, è Bonvi, che all’epoca non aveva ancora raggiunto la fama. Le sue Sturmtruppen erano ancora poco note quando divennero una delle colonne portanti del giornale romano, comparendo spesso in copertina e in pagine doppie, fino a guadagnare un posto da protagoniste in uno dei due poster allegati alla rivista (l’altro fu dedicato al Olaf I°).

Ma al di là del (futuro) bestseller, per Off-Side Bonvi produsse soprattutto diverse storie brevi. “La vera storia di Buddy the kid”, “La seezza della quasità”, “Sterminarli senza pietà”: in ognuno dei primi 12 numeri è presente un suo breve fumetto. Storie allucinate, demenziali e ciniche, spesso col finale a sorpresa in stile Ai confini della realtà o vicine all’atmosfera fantascientifico-picaresca dei racconti di Fredric Brown. Si tratta in gran parte di piccoli gioielli, ristampati assai di rado negli anni seguenti (e ormai quasi introvabili).

“Andiamo all'Havana”, Buonvi, Off-Side 7
“Andiamo all’Havana”, Buonvi, Off-Side 7

Il racconto migliore, di sole cinque pagine, apparve sul numero 7, intitolato “Andiamo all’Havana”. Un’edizione successiva (Incubi di provincia, Mondadori, 1981) ne accredita l’idea a Francesco Guccini, amico stretto di Bonvi. La trama: a tarda sera, un uomo – molto simile all’autore – sale su un tram armato di bomba a mano, e intima al conducente di portarlo a Cuba, la terra della libertà. I passeggeri sono naturalmente sconvolti: le loro vite piccolo borghesi fatte di routine e beghe d’ufficio ne usciranno scombussolate. Non possono andare all’Havana di punto in bianco! La storia, ovviamente, finisce male. Non è possibile andare a Cuba in tram, e le prime luci dell’alba dissolvono il sogno di libertà del “pazzo”.

Per certi versi, si può dire che l’avventura di Off-Side sia finita allo stesso modo. La causa della chiusura, infatti, fu la più prevedibile: mancanza di fondi. Il giornale che si impose “di restare al margine, di essere diverso”, non riuscì a trovare il modo per stare in piedi, e durò meno di due anni. Lasciando dietro di sé il ricordo di un progetto forse non decisivo, ma curioso, vivace, con qualche splendido guizzo firmato Bonvi e dal design, in fin dei conti, davvero memorabile.

*A 45 anni dall’uscita di Off-Side, WOW Spazio Fumetto di Milano espone tutti i numeri della rivista e una selezione dei materiali più interessanti, nella mostra “Off-Side – Storia di un giornale fuorigioco”, dal 5 settembre al 12 ottobre. Per maggiori informazioni, www.museowow.it

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