Focus Opinioni Pittura e narrazione per immagini

Pittura e narrazione per immagini

Dopo avere parlato di fumetto e letteratura, questa volta parliamo di pittura.

In estrema sintesi, possiamo dire che la nascita della pittura astratta, poco più di un secolo fa, ha sancito definitivamente una concezione della pittura sostanzialmente formale, come costruzione plastica. Solo perché la pittura, pur avendo un soggetto, era ormai da lungo tempo concepita così, a Kandinsky e Malevitch è stato possibile fare il salto, ed eliminare definitivamente il soggetto. Questa concezione della pittura ha origine nel Rinascimento, quando la pittura inizia ad avere una sostanziale committenza privata, e i dipinti iniziano ad essere (anche) oggetti da esporre nelle case private: quindi begli oggetti, il cui tema è di importanza relativa (certo non irrilevante, ma nemmeno fondamentale).

Ben diverse erano le cose prima di questo cambiamento, quando la destinazione dei dipinti era pubblica, per chiese ed edifici di governo. Quando i dipinti erano fatti per essere visti da tanta gente, non erano pensati per la libera contemplazione che si può avere in un luogo privato. Erano piuttosto supporti per la predicazione, o per il racconto. Li si guardava quando qualcuno ne spiegava il senso, o la storia raccontata; o quando qualcuno già l’aveva fatto, e le sue parole risuonavano nella memoria.

In ogni caso la pittura non era concepita come un’arte di costruzione plastica, ma come una forma di narrativa, narrativa per immagini, legata alla presenza della parola, più frequentemente orale, in qualche caso anche scritta. Come dire che gran parte della pittura dalle caverne di Altamira sino al primo Rinascimento era parente più stretto del fumetto che non della pittura di oggi.

I bisonti della grotta di Altamira
I bisonti della grotta di Altamira

Certo non era fumetto in senso stretto. Era un altro tipo di narrazione per immagini, diverso dal fumetto e dal picture book. Un loro antenato diretto, in ogni caso, attraverso alcuni secoli di vita sotterranea, limitata alle stampe popolari. L’omonimia e la maggiore continuità che la pittura medievale ha con quella moderna rende più difficile riconoscere la discendenza del fumetto; ma questo non impedisce di osservare la trasformazione (di concezione e di soggetti) che la pittura ha soprattutto nel corso del Cinquecento, che finisce per renderla, almeno rispetto al racconto, un’arte piuttosto diversa da prima.

Guarda caso, la narrazione per immagini, arte certamente popolare (ma il medioevo è un’epoca popolare, prima che il potere cada in mano alle Signorie) dal Cinquecento in poi si trova relegata progressivamente sempre più nelle stampe popolari, ovvero in uno strumento di diffusione che sacrifica la qualità formale dell’immagine alla sua riproducibilità, e quindi economicità e diffondibilità.

Guarda caso, la narrazione per immagini torna a diventare diffusa e importante nel corso dell’Ottocento, specie in Inghilterra e in Francia, due nazioni in cui il popolo è protagonista, e cresce la democrazia più che in qualsiasi altro paese europeo.

Guarda caso, la narrazione per immagini genera quel suo sottoinsieme specifico che è il fumetto alla fine dell’Ottocento, in un’America democratica e popolare. E il resto lo sappiamo.

Un affresco egizio
Un affresco egizio

Insomma, tra i precursori del fumetto non c’è solo la Colonna Traiana, l’Arazzo di Bayeux e la Carriera di un libertino di William Hogart. Ci sono a pieno diritto i Bisonti della grotta di Altamira, i papiri egiziani, le sculture del Partenone, Giotto e Piero della Francesca. Non facevano fumetti, questo è evidente. Facevano narrazione per immagini, quale anche il fumetto comunque è.

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