10 anni di Tunué. Intervista agli editori dell’immaginario

Tunué, Editori Dell’Immaginario compie dieci anni. Un traguardo significativo per una realtà editoriale che negli anni si è ritagliata un ruolo indubbiamente importante nel panorama fumettistico nostrano, riscuotendo un costante apprezzamento dalla critica e un consolidato affetto da parte dei lettori. Dopo gli esordi improntati sulla saggistica, Tunué si è concentrata sul graphic novel, avendo anche il merito di aver fatto conoscere al pubblico italiano importanti autori stranieri, da Paco Roca a Paul Hornschemeier, da David Rubin a Tony Sandoval, fino a Reynès e Vernay, gli autori de La memoria dell’acqua.

Abbiamo conversato col direttore editoriale Massimiliano Clemente, provando ad esplorare alcuni spunti di questo anniversario.

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Dieci anni di attività. Obbligatorio chiedervi un bilancio! Cosa pensate di aver apportato nel mondo del fumetto?

Già il sentirmi rivolgere questa domanda è motivo di soddisfazione, come  di angoscia, ma nell’accezione tedesca di angst, con quel misto di ansia e paura: cosa avrò fatto in questi dieci anni – che dieci poi non sono, considerando anche i cinque di formazione con Komix.it – cosa avrò trasmesso, che rapporti avrò instaurato, quale sarà stata l’immagine di me e della Tunué che avranno messo a fuoco i lettori; dove sono andati i sogni, le speranze, le visioni; sono stati anni felici? Quello che ho fatto sarà servito a qualcosa? Nell’attesa che questi interrogativi trovino risposta, credo che la Tunué debba essere valutata per l’innovazione che ha apportato al settore cercando di strutturare un catalogo editoriale fatto di collane pensate su salde linee guida, cosa che potrebbe sembrare scontata ma non lo è. Fin dall’inizio abbiamo ragionato su blocchi tematici forti sui quali abbiamo costruito l’identità della casa editrice: la saggistica sull’immaginario pop, la contaminazione dei linguaggi, il fumetto dalla forte valenza letteraria, lo scouting, la produzione italiana, la contaminazione con la letteratura, una grafica editoriale elegante e fresca, la qualità cartotecnica, la specializzazione e la divisione del lavoro redazionale, l’uscire fuori dai confini di un settore asfittico e limitato con una comunicazione di alto livello e con azioni promozionali nuove.

Quali sono gli errori che magari non vorreste più compiere?

Si commettono errori in continuazione sia perché si cercano sempre strade  alternative, altrimenti la crescita sarebbe una chimera, sia a causa delle emozioni che ci guidano, sulle quali ci piace pensare i progetti e che ci accompagnano quotidianamente. Nell’identificare alcuni errori, il più subdolo è dare per scontato un rapporto, un lavoro, un’attività: potresti perdere un’amicizia, procurare un danno economico, rallentare l’ingranaggio produttivo.

Quale è stato per voi il punto di svolta della casa editrice?

Spero sia quello che arriverà domani. Se mi guardo indietro, però, lo vedo sia nel cambio di distribuzione sia nella decisione di dare vita ad alcune collane – su tutte: Tipitondi e Romanzi.

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Quali sono i libri con cui identifichereste la Tunué?

Per i genitori tutti i figli sono uguali, l’amore è incondizionato e non ha preferenze (ma forse è una cazzata; io ho un solo figlio e quindi, al momento, non posso confermare o smentire…); per gli editori le preferenze esistono, ma se le tengono ben strette. Calo il mio tris: io sono legato emotivamente a Mamma, torna a casa di Paul Hornschemeier per i graphic novel; Octave, di Alfred per i Tipitondi; Maledetti fumetti! di David Hajdu per la saggistica.

Quali sono gli autori che siete fieri di aver scoperto o portato in Italia?

Cogliere le giuste potenzialità in una storia, un segno, un progetto sono le basi di ogni solida attività editoriale. Anche farsi conquistare da uno sguardo, comprendere la passione dietro la descrizione di un soggetto, anticipare i gusti dei lettori, costruire un comune percorso professionale e amicale concorrono a quelle scelte che poi formeranno il catalogo di un editore. Quando tutto ciò si materializza, tra gli altri, in Paco Roca, Daniele Bonomo, Tony Sandoval, Davide Garota, David Rubín, Luca Russo, Enrique Fernández, Paola Cannatella, Giovanni Marchese, Stefano Simeone, Isaak Friedl, gli autori della narrativa Sergio Peter, Iacopo Barison, Orazio Labbate, allora c’è da essere soddisfatti

Il libro su cui credevate poco e che vi ha stupito. E il titolo da cui vi aspettavate di più?

Triste è quell’editore che pubblica libri in cui crede poco. Io approvo, e tutti noi in Tunué decidiamo di pubblicare solo libri in cui crediamo fortemente. Poi, la fortuna o meno di un determinato titolo in libreria è così aleatoria che capirne le variabili fa la differenza.

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Raccontateci qualche aneddoto memorabile di questi dieci anni di attività! Ovviamente, ciò che si può raccontare in pubblico…

Quelli che non si possono raccontare li lascio descrivere a Emanuele, che ha le physique du rôle per farlo. Considerando che stiamo festeggiando e rievocando i primi dieci di attività, è giusto ricordare com’è stato il nostro esordio pubblico: avvenne durante l’edizione del 2005 di Napoli Comicon, a marzo. Ci presentammo con tre libri – i saggi Will Eisner, Come bambole e Con gli occhi a mandorla – portandone centinaia di copie a titolo; il primo giorno di fiera incassammo 50 euro. Un disastro! I pensieri più contrastanti e catastrofici ci accompagnarono durante quel weekend…

La saggistica – soprattutto quella leggera – ha caratterizzato gran parte dei primi anni, mentre ora è diventata una parte residuale delle novità annuali. Come mai?

Se la leggerezza è quella calviniana, sono d’accordo, altrimenti dissento. L’offerta della saggistica Tunué, e in special modo nei primi anni, è sempre stata bilanciata tra studi innovativi e di alto profilo, unici nel panorama editoriale italiano, e saggi più agili e mass market (Le virgole e i Frizzz) sia per il formato cartotecnico sia per lo stile divulgativo, ma sempre con un’attenzione marcata al rigore scientifico e metodologico. Ti ricordo che titoli come Bam! Sock! Lo scontro a fumetti, di Valentina Semprini, Alla fiera dei mostri, di Fabrizio Foni, Il fumetto supereroico, di Marco Arnaudo, Il Drago e la Saetta, di Marco Pellitteri, per citare solo alcuni, sono testi obbligatori per ogni studioso o appassionato che voglia avere una cassetta degli attrezzi teorici di primo livello. Non per caso il testo di Arnaudo è stato tradotto negli Stati Uniti dalla Johns Hopkins University Press, quello di Pellitteri ha vinto il bando internazionale della Japan Foundation ed è distribuito in tutto il mondo nella versione in inglese, e tantissimi altri libri del nostro catalogo di saggistica sono adottati in università italiane ed estere. Il merito di tutto questo è dei nostri curatori scientifici: Marco Pellitteri, in primis, poi Sergio Brancato e Gino Frezza. Venendo all’oggi, la crisi della saggistica non è legata solo al mondo del fumetto ma più in generale dell’intero settore editoriale. È il comparto che più ha risentito del calo di vendite, soprattutto se consideriamo la storia disastrosa della lettura scientifica in Italia. Da parte nostra, ci siamo concentrati su pochi titoli ma di assoluto valore: traduzioni importanti (le biografie di Disney e Schulz; Maledetti fumetti!, la fantastica storia della censura dei comics Usa; una storia sul manga come non si era mai letta) e produzioni italiane di spessore.

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Come sta andando la collana di narrativa che avete inaugurato pochi mesi fa?

Abbiamo esaurito la tiratura di entrambi i titoli. L’accoglienza è stata strepitosa sia da parte della critica di settore sia dei lettori. È il coronamento di due anni di progettazione e lavoro della redazione e del curatore Vanni Santoni. Entro l’anno pubblicheremo altri due titoli: entriamo in punta di piedi, come nel nostro stile, per puntare ad attestarci come editore di riferimento in futuro. È quello che ci è riuscito con la collana di graphic novel per lettori junior e young adult, Tipidondi, che, a quanto vedo dai cataloghi di altre più blasonate casa editrici, sembra aver fatto scuola.

La vostra crescita è figlia dello sviluppo del mercato del graphic novel. Che tuttavia, come qualsiasi settore in maturazione, ha portato con sé maggiore concorrenza. C’è spazio per tutti, o alcuni segnali indicano che la pressione è sempre più forte?

Io adotto un altro punto di vista: il mercato del graphic novel è cresciuto grazie al lavoro di case editrici come la nostra e di tutte le altre che, in anni non sospetti, hanno adottato la qualità come parametro guida della loro visione editoriale. Qualità dei materiali e delle storie; qualità nell’organizzazione e nella tipologia del lavoro redazione; qualità della comunicazione e della promozione. Oggi, per fortuna, le principali realtà offrono prodotti di altissimo livello: questo ha portato a un innalzamento dei parametri di ingresso in un mercato che vede i grandi gruppi editoriali fronteggiare piccoli indipendenti. Il tempo di «apriamo una casa editrice e vediamo come va» è finito. Ma non vorrei scoraggiare chi vive il sacro fuoco della passione (oltre ad avere capitali da investire): la vera sfida è intercettare il lettore di domani.

Qual è la relazione con le fumetterie? Di recente tre editori (Bao, SaldaPress e Kleiner Flug) hanno tentato di stimolare un confronto diretto con questi librai, ottenendo però risultati limitati. Le fumetterie sono una forza, o un limite, in Italia, oggi, al rafforzamento del mercato del fumetto?

Le fumetterie hanno un potere immenso, ma non tutte ne sono consapevoli. Purtroppo sono strozzate sia dalle politiche distributive sia dalla loro miopia, che le fa adagiare sulla certezza del quotidiano, senza una visione. Sto generalizzando, ne sono consapevole. Esistono realtà meritevoli, ma sono la minoranza. Ma il vero scoglio è costituito dai lettori: sono pochi. Tutti ne sono consapevoli, pochi fanno qualcosa. Nel nostro settore servirebbe un vero e proprio consorzio tra editori e librerie/fumetterie per sostenere una decisa azione di promozione della lettura: acquisto di spazi pubblicitari, azioni coordinate sul territorio, senza paura di conflitti. L’erba del vicino non è sempre più verde, rischia seriamente di bruciare al sole.

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Negli ultimi anni vi siete dedicati molto al fumetto per ragazzi, tramite l’etichetta Tipitondi. Quanto è stato importante per voi andare a ricoprire questo settore? E perché secondo voi era rimasto in gran parte scoperto, nel nostro paese?

Dovere di un editore (ma in generale di chiunque faccia impresa) è di cercare nicchie di mercato inesplorate, nuove possibilità di sviluppo. Negli ultimi anni, tutte le statistiche dell’Aie davano il segmento ragazzi in ascesa, malgrado la flessione generalizzata. In più, per fare aumentare il bacino dei lettori è fondamentale parlare ai bambini, ai ragazzi. Lascio a voi tirare le somme. Dovreste chiedervi, invece, perché editori più blasonati ci sono arrivati solo sulla scia della nostra collana.

E secondo voi, su quali aspetti c’è maggiore concorrenza? Gli accordi con i distributori, gli anticipi, la comunicazione, il mercato dei diritti… 

Nell’elenco che fai c’è un elemento che condiziona tutti gli altri: il distributore. Oggi, in Italia, il discrimine sono le politiche distributive, o meglio: le strategie interne dei player di settore (che sono anche editori!), il diverso peso che assegnano ai clienti, la formazione degli agenti, le azioni promozionali sui singoli titoli. Il supporto del distributore ti permette di alzare il livello di ogni altro tassello della filiera. È logico che le competenze e le professionalità strettamente editoriali (amministrazione, ufficio stampa, editing, promozione interna) devono essere in grado di sostenere il tutto. Vi faccio un esempio: Canale Mussolini, il graphic novel che abbiamo lanciato come strenna lo scorso anno. Considerando che il romanzo di Pennacchi, oltre ad aver vinto lo Strega, ha venduto quasi mezzo milione di copie, perché il pre-ordine che abbiamo avuto è stato un ridicolo numero di tre cifre? Il libraio non ci ha creduto? Il distributore non è stato pronto? Perché non scommettere almeno – almeno – sull’1% dei lettori del romanzo? Morale: la nostra tiratura è stata molto più bassa delle previsioni, ma l’abbiamo esaurita in un paio di mesi e siamo stati costretti a ristampare in tutta fretta, e a dicembre uscirà una nuova edizione…Credo che chiunque sia in grado di comprendere le conseguenze di eventi come questo, che, nelle situazioni più critiche possono portare anche alla chiusura di una casa editrice. Il mercato dei diritti, invece, è diventato un Far West dove conta la potenza di fuoco. Lo dico con rammarico, perché mi piacerebbe vivere in amicizia con tutti questo lavoro, l’etica editoriale è il lato oscuro di tanti parolai, e sappiamo quanto sia forte resistere alle sue lusinghe. Spero che i Luke non vincano solo nell’immaginario…

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Come direbbe Carver: «Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra». In un’ottica meno globale: riuscire a fare della Tunué una piattaforma editoriale sviluppando ancor di più la narrativa e la scuola del TunuéLab.