Adam Wild: il fumetto d’avventura moderno secondo Gianfranco Manfredi

Adam Wild, la nuova creazione di Gianfranco Manfredi – scrittore padre delle serie Bonelli Magico Vento e Volto Nascosto – si presentava, a prima vista, come una serie tradizionale, ben inserita nel solco del classico fumetto d’avventura bonelliano, che da decenni fa genere e scuola. Se da una parte, in questi mesi, a fare notizia per novità e freschezza c’erano Orfani e il rilancio di Dylan Dog, veniva fin troppo facile pensare ad Adam Wild come a un innocuo titolo per la generazione di lettori più attempati, gli irriducibili di Zagor e Tex (non me ne vogliano gli appassionati, ma è ben noto che per numeri lo zoccolo duro degli appassionati di questi due personaggi ha un’età media piuttosto avanzata), che spesso sono stati corteggiati con serie come Saguaro. Gli osservatori e i lettori più sfiduciati – come me, del resto – avrebbero fatto in fretta a considerare questa ennesima serie d’avventura come qualcosa di tutto sommato datato, una tranquilla distrazione per lettori stanchi.

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Ma chi ha pensato così si è sbagliato. Adam Wild è un personaggio dai contorni classici, dalla caratterizzazione rassicurante (il tipico eroe ribelle e solitario), che si muove in luoghi selvaggi e storici vicini a quelli dei cinema d’avventura degli anni Cinquanta e Sessanta, e lontani dall’idea di fumetto d’azione che ha il pubblico giovane. Wild è per molti aspetti avvicinabile a Mister No, ha il suo stesso fascino anarchico e solitario; è un uomo di principi – sani e estremamente umani – ma che rispetta e fa rispettare senza alcun compromesso, senza pietà per chi, per primo, di pietà non ne dimostra.

Adam Wild è un esploratore, che vive su un grosso scoglio roccioso a largo di Zanzibar, insieme a un indigeno che gestisce un emporio. Siamo in Tanzania, sul finire del XIX secolo, e Wild è di origine scozzese, ma al mondo civilizzato ricorre solo quando ha bisogno di finanziare le sue spedizioni che porta avanti del tutto a modo proprio, essendosi costruito, nel corso degli anni, una fama mondiale di grande ed esperto esploratore. È per questo che un nobile italiano, conte Narciso di Molfetta, particolarmente intraprendente e sfacciato, arriva a cercarlo per assumerlo come guida.

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Il primo numero della serie serve ai personaggi a fare conoscenza tra loro, mentre aiutano Wild a sventare traffici di umani e di animali, facendo inoltre da trampolino verso la spedizione commissionata dal conte. Abbiamo a che fare con un protagonista non facile da capire e con cui non è facile avere a che fare; uno che fino all’ultima pagina fa sempre quello che gli pare, magari uscendo talvolta di scena, e lasciando spazio ai suoi compagni. Dei compagni, dunque, non delle spalle che reggono il gioco di un eroe onnipresente e senza macchia.

Wild è un personaggio ricco di idee e di risorse; non si accontenta di essere impegnato in una sola azione per volta, e quindi di essere protagonista di una sola trama. Il suo pensiero è veloce, le sue battute sagaci e le sue azioni sempre in grado di stupire. Ingannano il suo aspetto, il volto da attore d’altri tempi, e le espressioni vivaci da Sean Connery del medio periodo (in realtà, ricalcato sulle sembianze di un altro attore, Errol Flynn, come ci ha rivelato Manfredi in una intervista). Wild, invece, non è un eroe rassicurante, né nelle azioni, né nei modi. Stupisce per come si muove senza la necessità di giustificare le proprie azioni al lettore, privo dell’accompagnamento di device narrativi, come didascalie, dialoghi esplicativi, sequenze autoindulgenti o, peggio ancora, spiegoni. Anzi, corre da una vignetta all’altra (con ottima alternanza tra dialoghi e sequenze di azione) lasciandoci indietro, fiducioso nella capacità del lettore di ricostruire mentalmente la logica delle sue idee spericolate.

adamwild3Una narrazione che si dimostra quindi realista, tra spontaneità dell’azione e caratterizzazione di personaggi che si muovono indipendenti. Poco importa, quindi, se l’ambientazione potrebbe sembrare in qualche modo datata o troppo tradizionale. Non ci sono telefoni cellulari, né astronavi, ma è l’attitudine a essere molto moderna, nello storytelling e nelle tematiche sottintese. Il modo in cui Wild si oppone alla schiavitù e alla tratta di uomini, mostrando rispetto dell’umanità – più che del singolo uomo, del quale mai sembra fidarsi – fa pensare all’attualità, alla tratta di uomini che si consuma oggi, tra Africa del Nord ed Europa. Manfredi non è esplicito nell’affrontare questa tematica, non spinge il lettore verso una riflessione ovvia, anzi, evoca più sottilmente un sentimento, uno stato mentale.

La narrazione di Manfredi si dimostra, quindi, particolarmente discreta. Il pretesto per introdurre cenni storici – in maniera non didascalica – è costituita dal personaggio del Conte, che con la sua estraneità al mondo selvaggio – e diciamo pure ignoranza – è l’uomo medio occidentale un po’ ottuso, che si scontra con usi e costumi di un mondo a lui lontano, che gli appaiono inizialmente incomprensibili. Complice la buona caratterizzazione dei comprimari – tra cui il servo molto indipendente di Adam – che scambiano tra loro dialoghi con spontaneità, i cenni storici riescono a non pesare sulla scorrevolezza della lettura.

adamwild2Una simile attitudine moderata ma meticolosa la hanno anche i disegni (qui quattro tavole in anteprima). Alessandro Nespolino mostra un ottimo connubio tra azione e descrizione. Non c’è discrepanza tra l’attenzione posta nei vari tipi di inquadratura, tra primi piani sempre espressivi e campi lunghi ricchi di dettagli, con proporzioni ben equilibrate. La messa a fuoco di Nespolino è sempre chiara e particolareggiata; i neri li gestisce con parsimonia, non ne abusa per giustificare carenze o chiudere tavole con fretta. La chiarezza del suo tratto può ricordare la meticolosità dell’approccio francese al fumetto d’avventura, tanto da lasciar immaginare quanto una versione a colori di queste tavole potrebbe renderle ancora migliori. Il suo stile talmente realistico manca probabilmente di spunti personali, ma in questo, e nell’ottima caratterizzazione dei personaggi, è del tutto funzionale a un racconto che cerca chiaramente riferimenti sia storici che cinematografici.

Se queste pagine sono solo un inizio e una presentazione della prima stagione di 12 numeri (già ne è stata progettata una seconda), l’approccio di largo respiro che le contraddistingue non fa che ben sperare, in vista di un ciclo di storie che riesca ad appassionare per una visione di lungo raggio.