Recensioni Novità Dylan Dog n. 338, la transizione di un rilancio

Dylan Dog n. 338, la transizione di un rilancio [Recensione]

C’era molta attesa per il rilancio di Dylan Dog, un po’ perché con il passare dei decenni il personaggio era scivolato parecchio in basso, finendo per essere talvolta una parodia di se stesso, così preoccupato com’era di dover mettere in mostra, in ogni occasione, i propri cliché invece di raccontare storie. E in parte anche perché le idee pensate dal nuovo curatore della testata Roberto Recchioni e dal suo staff per tale rilancio sembrano sulla carta davvero efficaci: un nuovo nemico, l’arrivo della tecnologia – un computer e uno smartphone – e di nuovi comprimari, il pensionamento di Bloch… Ma soprattutto l’idea di ridare centralità alle storie.

Con queste premesse, ci si aspettava fin da subito un cambio di ritmo importante per la serie. E, invece, questa accelerazione, almeno per il momento, tarda a farsi vedere.

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dylandog338

L’albo di settembre, “Spazio Profondo”, il primo del nuovo corso, era infatti avulso da questo processo. Sembrava voler quasi costituire un evento a se stante, sebbene presentasse in modo piuttosto intrigante il personaggio ai nuovi lettori, e funzionasse bene come ponte tra la vecchia e la nuova gestione. Così, come preannunciato, sarebbe stato proprio il numero di ottobre, il 338, intitolato “Mai più, ispettore Bloch”, a mettere su carta i primi cambiamenti. E in effetti una nuova mano sembra notarsi, soprattutto nella rotondità dei personaggi, che presentano più sfaccettature di quante non ne avessero nel recente passato. Dylan è sempre lo stesso, certo, ma liberato dal compito di dover recitare all’infinito la stessa parte, assume in poche pagine una nuova brillantezza. E Bloch e Jenkins escono dai soliti schemi per mostrarci che un nuovo canovaccio è possibile, senza tradire i caratteri originari. Persino la Morte – maschera ricorrente nella serie – assume connotazioni peculiari, più “umane” e meno schematiche. Merito della bravura di Paola Barbato nel saper delineare i personaggi in poche battute, ma anche di Bruno Brindisi, che – pur se tra tavole altalenanti nella qualità del dettaglio – riesce a dare loro spessore emotivo attraverso la recitazione su carta.

Ma va da sé, visti il titolo e il tema della storia, che a beneficiarne è soprattutto Bloch. Vero protagonista dell’episodio, sebbene tenuto quasi nascosto fino alla fine, l’ormai ex-ispettore dimostra tutta la sua umanità, e finisce per assumere caratteri più universali, che lo avvicinano a un autentico “uomo qualunque”, costretto a vivere il dramma di un futuro senza opzioni.

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dylan dog mai più ispettore bloch

I limiti e le debolezze, invece, sono altrove. Nonostante quest’albo avrebbe dovuto rilanciare la serie, innanzitutto, si ha ancora la sensazione di stare leggendo una storia di passaggio. Non ci si aspettava di certo un “tutto e subito”, ma magari qualcosa che tirasse le fila in modo più concreto, senza dover aspettare necessariamente i mesi successivi. Una maggiore compiutezza dell’albo, forse, avrebbe fornito un’immagine migliore dell’elaboratezza del piano di rilancio in corso. Così, invece, si ha l’idea che la storia sia strumentale al cambiamento, e non viceversa. Questo sembra vero soprattutto se si guarda la trama principale, che sa troppo di già visto e già sentito, con gli abitanti di Londra che smettono di morire – un po’ alla Torchwood: Miracle Day, la serie TV spin-off di Doctor Who. La vicenda è raccontata a partire da un microcosmo di piccole situazioni – tipiche del Dylan Dog di Tiziano Sclavi – che da un lato rendono tutto molto surreale, vista la mancanza di conseguenze su larga scala, ma che dall’altro servono a dettare il tono in preparazione del finale, in cui tutto è ricondotto a una dimensione molto intima. Questo si riflette sui ritmi troppo cadenzati della storia, che raggiungono picchi brillanti solo in pochi frangenti – forse anche per colpa del maggior numero di pagine dell’albo, 112, alla Tex – per esempio nei tentativi ben riusciti di sviare il lettore su quanto stia realmente accadendo, e negli inserti che ammiccano ai cambiamenti della serie senza appesantire inutilmente la narrazione con riflessioni metatestuali.

dylan dog 338 pensione bloch

Insomma, la strada può essere quella giusta, e fa piacere soprattutto trovare degli autori capaci di dare – nel bene e nel male – una propria impronta all’Indagatore dell’Incubo e ai suoi comprimari. Personalmente, però, mi auguro che i cambiamenti non risultino troppo fini a se stessi, senza una più profonda proiezione sulle storie.

Dylan Dog n. 338
di Paola Barbato e Bruno Brindisi
Sergio Bonelli Editore, 2014
Brossurato, 112 pp, 3,20 €

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