Focus Profili Come diventare ricchi con i fumetti divertendosi. Intervista a Mammaiuto.it

Come diventare ricchi con i fumetti divertendosi. Intervista a Mammaiuto.it

Abbiamo incontrato Giorgio Trinchero, Samuel Daveti, Checco Frongia, Francesco Guarnaccia, Lorenzo Palloni, Caludia ‘Nuke’ Rizzoli, Paolo Deplano e Laura ‘La Came’ Camelli. Assieme formano il collettivo Mammaiuto, etichetta di autoproduzioni e webcomics, vincitore lo scorso anno del premio Self Area a Lucca Comics & Games. Ne è venuta fuori una mega intervista di gruppo. Con loro abbiamo parlato dei progetti in corso, delle carriere individuali e dei pregi e delle difficoltà di autoprodursi, con una sorpresa: Checco Frongia ha voluto rispondere disegnando.

mammaiuto logo

Mammaiuto è un collettivo, un’associazione culturale, una “comune del fumetto”; ognuno di voi porta avanti i propri progetti, ma nello stesso tempo collabora con agli altri. Nel gestire le singole pubblicazioni mantenete ognuno il totale controllo sulla propria opera oppure ci sono decisioni che prendete comunque in gruppo e questioni che affrontate in collettivo?

Samuel Daveti: Dipende molto da cosa si intende per controllo totale dell’opera. Per noi un autore che ha il controllo della propria storia è un autore che è felice quando la racconta. È veramente un incubo mettere a disposizione la propria creatività su storie che non ci piacciono. Disegnare per 100 pagine un personaggio che odi travalica la fatica fisica del lavoro. È una sensazione che bene o male tutti noi conosciamo quindi, almeno in Mammaiuto, cerchiamo di starne alla larga. L’autore non ha carta bianca, l’associazione non pubblica tutto a scatola chiusa. Interveniamo collettivamente sulle storie, a volte con accorgimenti importanti che possono far cambiare radicalmente la struttura, lo storytelling, il clima narrativo. Tutto questo avviene in modo diametralmente opposto a quello che di solito succede. L’editing è richiesto dall’autore, non imposto dall’associazione. Per fare un esempio: quando Lorenzo ha proposto Mooned, nessuno di noi gli ha detto: “Lore, lo sai che la fantascienza non va più, cambia registro, fai dell’altro.” Semplicemente abbiamo discusso con lui del come mai voleva raccontare quella storia e come voleva raccontarla. All’interno di questa discussione Giorgio gli ha detto: «Secondo me devi farla a camera fissa.» Ed è nato Mooned. Lorenzo grazie al consiglio di Giorgio si è sbloccato. Poi è andato avanti praticamente da solo per 3 anni come un pazzo.

Lorenzo Palloni: Entrambe. Il controllo sulla propria opera è totale, ma c’è un editing comunitario, abbastanza leggero, e uno dedicato, più approfondito, che porta a modificare un po’ l’opera, a renderla più fruibile. Mooned, ad esempio, non ha subito quasi nessun editing all’inizio e alla fine, ma circa a metà della storia la mia idea iniziale (cioè che le strisce dovessero essere 200) fu criticata. Mi bruciarono la macchina e trovai una testa di cavallo nel letto. La lieve opposizione degli associati mi fece togliere un sacco di intermezzi inutili dallo script, permettendomi di raccontare meglio quello che volevo. Quando decidiamo di stampare un libro, invece, ogni singolo passaggio viene discusso in collettivo, con il risultato di mandare l’autore al manicomio: “rifa’ la copertina, rimetti mano al colore a tavola 10, quel personaggio spostalo lì, togli quel refuso lì”, e via dicendo.

La risposta di Checco Frongia
La risposta di Checco Frongia

Giorgio Trinchero: Nel caso di Mooned, il problema non era la quantità in sé, ma il fatto che le motivazioni di Lorenzo a fare un certo numero di strisce sembravano molto più legate a una cabala bislacca che a una esigenza narrativa “…allora raga, progetto bomba: alla fine del primo ciclo ci va una striscia lunga il doppio, la quarta striscia della quinta stagione deve avere un numero di vignette pari alla somma di tutte le vignette fatte fino a quel momento, meno i giorni che mancano al plenilunio…” per cui lo abbiamo sedato, abbiamo levato dalla parete i post-it con le equazioni, e il filo rosso che collegava gli articoli di giornali sugli astronomi che avevano cambiato sesso, e siamo riusciti a farlo rinsavire.

Francesco Guarnaccia: Sono nel gruppo da appena un anno, e dopo aver mandato in stampa il libro di From Here To Eternity, penso di aver visto un po’ come vengono affrontate le varie situazioni e poter dire la mia. In Mammaiuto c’è la libertà. Dal primo capitolo di FHTE fino all’ultimo sono andato per la mia strada, ho ricevuto tanto supporto, un editing straordinario e consigli utilissimi, ma mai che mi fosse stato imposto qualcosa. L’unico momento di discussione collettiva è stato sulla copertina. Me ne hanno fatte fare in totale, tra composizioni e colorazioni diverse, almeno 5. Io ero distrutto perché per chiudere in tempo avevo fatto una cosa come metà libro in due mesi e mezzo, volevo solo mandarlo in stampa e buttarmi a letto e loro continuavano a scartarmi copertine, stavo seriamente dando di matto. Quando poi mi sono deciso a seguire i loro consigli mi sono reso conto che potevo aver finito 4 copertine prima. Non erano li a sindacare o a fare i puntigliosi, avevano capito che io non capivo più nulla per via della stanchezza e pur di non farmi uscire con una copertina della quale a posteriori, a mente lucida, mi sarei pentito hanno scelto di stressarmi ancora di più e tirare fuori il meglio. Adesso, a mente lucida, la copertina definitiva è una figata e sono contento che si fossero uniti nel farmi impazzire.

Giorgio Trinchero: Oltre ai fumetti, ci sono molte decisioni politiche che prendiamo sempre cercando di essere più democratici possibili. Sono di solito questioni di investimento di energie e denaro: presenza a fiere o manifestazioni, collaborazioni con multinazionali, formati e costi di stampa… Cerchiamo di prenderle senza votare, ma arrivando a una decisione che soddisfi tutti. A volte è semplice perché i fumettisti soffrono spesso di deficit di attenzione, per cui se la discussione procede per più di 15 minuti nessuno sa più di cosa parlavamo e siamo tutti d’accordo.

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La prima storia di ‘Mooned‘, di Lorenzo Palloni

Come descrivereste il vostro ambiente di lavoro? 

Paolo Deplano: È un bar-tabacchi. Quelli con una clientela piccola e fissa, che aprono con te alle 5 e la sera ti aiutano a tirar giù la serranda. Si parla, si discute, si va e si torna, poi se entra qualcuno di nuovo mica si manda via.

Lorenzo Palloni: Mi immagino un loft digitale (grandi vetrate, poster ingialliti alle pareti, qualche puf per il relax) in cui tutti quelli che fanno parte di Mammaiuto lavorano, scrivania contro scrivania, ai propri progetti mentre discutono sul da farsi. In realtà è un gruppo segreto su Facebook. Con alcuni membri non ci vediamo spesso, ma ogni volta che succede è come se non ci vedessimo da qualche ora: è il potere dell’internet.

Francesco Guarnaccia: l’ho già scritto almeno in due tre contesti diversi, ma non mi stancherò di dirlo: mammaiuto è una famiglia, di quelle grandi e rumorose. Ci sono riunioni che non si prendono mai troppo sul serio, chiamate skype fuori di testa e trasferte nei festival che sembrano una gita del liceo. E poi c’è anche il duro lavoro, ma io Claudia e Lorenzo abbiamo trovato un metodo per fregare anche quello!

Realtà come l’autoproduzione e il crowdfunding rappresentano un’ottima spinta alla sperimentazione: la totale gestione del processo creativo vi permette di spaziare fra temi, stili narrativi, e addirittura formati diversi (come nel caso dei tre volumi di Mooned di Lorenzo Palloni), nonché di ottenere un riscontro di pubblico ancora più diretto, e tutto ciò sotto il profilo produttivo è certamente molto stimolante. Tuttavia, avete una linea editoriale molto coerente ed equilibrata. Qual è, secondo voi, la linea di confine fra la sperimentazione artistica e il rischio di frammentare l’identità di un progetto collettivo come il vostro?

Samuel Daveti: Il fatto che Mammaiuto abbia una sua coerenza come progetto è una cosa che ancora non ho capito del tutto. Anche noi, in qualche modo, lo abbiamo notato. Ma personalmente ancora non mi è chiaro in che modo. Le serie che abbiamo presenti sul sito sono ormai una trentina e non ce n’è una uguale all’altra. Anzi, sono quasi tutte profondamente diverse. Basta mettere a confronto I Diari della Nuke, Punti e Virgole, Fototessere, Mantra, Un Lungo Cammino, Victor Sisendesmera, La Gabbia, Mooned, I discutibili, Bar Barie, From Here To Eternity… aspetta, mi fermo qui perché dovrei veramente elencarle tutte. Come si possa generare coerenza con una produzione estremamente eterogenea ancora non mi è chiaro. Molto probabilmente aver messo il racconto al centro di tutto il nostro lavoro ha generato questa coerenza latente. Ma non ne sono del tutto sicuro. Quando esce una nuova serie sul sito l’unico nostro pensiero è che la storia funzioni. Non dobbiamo pensare ad altro. In questa prima fase non siamo distratti dal fattore economico: sul sito tutte le serie sono gratuite. Il sito è la nostra “palestra”, dove condividiamo con i lettori la fatica del lavoro. Solo dopo, a serie finita, si apre una seconda fase ed iniziamo a ragionare dal punto di vista commerciale. Cerchiamo di farlo al meglio, con la speranza di vendere più copie possibile per dare il massimo della gratificazione economica agli autori. Ma è molto importante che queste due fasi rimangano distinte.

Giorgio Trinchero: è capitato che qualche autore esterno dicesse: «Avevo pensato una storia per Mammaiuto, ma poi mi sono accorto che non c’entra con la vostra linea editoriale.» Io mi chiedo sempre cosa sia la nostra linea editoriale… ho come l’impressione che ogni lettore scelga la sua linea editoriale concentrandosi su alcune serie e ignorando quelle che non rientrano nella sua idea di Mammaiuto. Non c’è una linea editoriale, mandateci tutto, vi escluderemo perché ci state antipatici, non perché “non rientrate nelle politiche del catalogo mammaiuto”.

La risposta di Checco Frongia
La risposta di Checco Frongia

Claudia Razzoli: secondo me l’identità di Mammaiuto non e una sola, ce ne sono tante quanti sono gli autori (e forse anche qualcuna in più), e questa e la cosa che più mi e piaciuta quando ha aperto il sito e che mi ha spinta a volerne assolutamente fare parte. Mi dava l’idea di essere un posto dove poter finalmente essere artisticamente se stessi, senza doversi scontrare con il problema della linea editoriale.

Lorenzo Palloni: Per come la vedo io, non c’è una vera e propria linea di confine: c’è invece un affrontare continuamente nuove idee, un riflettere sulle storie, un curare professionalmente i progetti che il lettore percepisce, al di là del riscontro estetico della storia. Mammaiuto ha sempre avuto una sola identità e un solo obiettivo: raccontare belle storie, esplorando sentieri inesplorati del medium fumetto. Basti pensare che c’era l’idea di pubblicare sul sito delle strisce erotiche per capire che siamo aperti a tutto, soprattutto a quello che non abbiamo ancora pubblicato. Non c’è rischio di frammentare qualcosa di malleabile.

Paolo Deplano: Mammaiuto ha come obbiettivo primario raccontare storie. Nel momento in cui questo bisogno dovesse venire meno o ci dovessimo sentire appagati troppo a lungo, vuol dire che è tempo di lasciare spazio a chi ha più “fame” di noi. Se con tutti gli artifici grafici, i supporti più disparati e i materiali più assurdi, non dovessimo raccontare più nulla vuol dire che abbiamo passato la linea. Con questo non dico che bisogna fare ogni volta un Maus, però neanche i fumettini sulle trottole, solo per vendere le trottole.

Giorgio Trinchero: Ecco, questa di Paul è illuminante: la nostra linea editoriale è che non vendiamo niente. La bussola è quella. Nessun fumetto è fatto per convincere nessuno a comprare alcunché, né il fumetto stesso, né l’autore. Credo sia questo che dà una linea. E con vendere intendo anche a livello concettuale. Sai quando si dice “…bisogna anche sapersi vendere. È un’abilità anche quella”. Ecco, è un abilità che non ha niente a che vedere con il saper fare i fumetti. Per cui, anche se Olivieri di Verticalismi cercherà di convincervi del contrario perché ci odia, non abbiamo un piano di marketing, non facciamo branding, non studiamo target, il nostro “business plan” ha una sola regola: non andare in rimessa. Per dire quanto possiamo essere sciatti a livello di “brand comunication”: In tre anni, non siamo riusciti a festeggiare il compleanno del sito una sola volta, neanche con un post autocelebrativo semplice semplice, perché ogni anno ci distraiamo, e il giorno dopo scriviamo “oh… era il nostro compleanno… auguri…”.

Un'illustrazione di 'From here to eternity', di Francesco Guarnaccia
Un’illustrazione di ‘From here to eternity’, di Francesco Guarnaccia

Tutti voi vivete e lavorate in città diverse, come riuscite a coordinarvi?

Lorenzo Palloni: Ci coordiniamo quotidianamente via web, in un gruppo segreto su Facebook che usiamo come Parlamento. E all’inizio avevamo un blog segreto, “Beimeifanti”, poi abbandonato perché poco pratico ma a cui, sono sicuro, siamo ancora tutti affezionati. Ogni tanto, quando non possiamo incontrarci di persona, facciamo riunioni via Skype condite di cazzate e volgarità gratuite, ovviamente.

Giorgio Trinchero: io non sono ancora affezionato al blog, non ha senso… odio la nostalgia.

La risposta di Checco Frongia
La risposta di Checco Frongia

Claudia Razzoli: Il coordinamento è per lo più virtuale a causa delle distanze geografiche. Ci ritroviamo principalmente durante le riunioni, in cui riusciamo ad essere quasi sempre al completo. L’ultima e` stata fatta a casa mia, che e` una mansardina minuscola, ed eravamo in dieci. Ma riusciamo a fare riunioni dove ci siamo tutti solo quattro cinque volte l’anno. Fare fumetti è un lavoro molto solitario (ve lo sarete sentiti ripetere da chiunque) ma che allo stesso tempo richiede un continuo confronto con gli altri, e quindi va a finire che ci teniamo quotidianamente in contatto via web. Non solo per le cose prettamente relative a Mammaiuto, ma anche per i nostri altri progetti. Il numero più consistente di Mammaiuti (me compresa) vive in Toscana e quindi a volte riusciamo a vederci. L’ultimo gruppo è stato Nuke-Palloni-Guarnaccia. Eravamo tutti e tre sotto consegna e siamo tutti e tre d’accordo sul fatto che sono stati i due giorni più produttivi della storia. Con in più il lusso di far vedere agli altri il lavoro appena fatto, senza scansioni e computer di mezzo.

Laura Camelli: la risposta è 42.

Le immobili avventure di 'Victor Sismendesmeta'. Testi di Giorgio Trincher, disegni di Laura Camelli
Una striscia de ‘Le immobili avventure di ‘Victor Sismendesmeta‘. Testi di Giorgio Trinchero, disegni di Laura Camelli

Ci descrivete la vostra giornata tipo? 

Claudia Razzoli: ultimamente la giornata tipo di Mammaiuto comincia alle 7.30 con il presidente che ci aggiorna sui vari processi dei libri in uscita e che ci delizia all’ora del brunch con le foto delle bozze cartacee, prosegue con post sui contenuti (chi doveva pubblicare cosa oggi???) e si conclude con presidente o tesoriere che ci informano su questioni amministrative. Di notte invece Checco pubblica qualcuno dei suoi mantra, mandandoci a letto contenti.

Laura Camelli: postina di giorno / fumettista di notte.

La risposta di Checco Frongia
La risposta di Checco Frongia

Francesco Guarnaccia: Allora vi descrivo la mia giornata tipo nel periodo in cui i fumetti sono stati tutta la mia giornata: sveglia alle 7, scrivania. Pranzo. Scrivania. Merenda. Scrivania. Cena. Scrivania. RedBull. Scrivania. A letto alle 4, ultima cosa prima di chiudere gli occhi, rimettere la sveglia alle 7. L’ho fatto per tre giorni di fila. È stato orribile, massacrante, alienante. Però ehi, fondamentalmente sono un tipo pigro, procrastino all’infinito, il fatto che i fumetti mi facciano quest’effetto, insomma, vorrà dire qualcosa no?

tokyo
La prima vignetta di ‘Tokyo‘, di Sara Menetti

Piattaforme come la vostra fanno parte di un territorio che si colloca a metà fra la pagina o il blog personale, in cui un fumettista pubblica contenuti totalmente autoprodotti e in totale libertà, e la casa editrice vera e propria, con una linea editoriale precisa e un calendario di pubblicazioni stabilito. Il vostro sito è totalmente gratuito e i vostri lettori possono godere di tutti i contenuti pubblicati senza alcun tipo di limitazione. Ci sono casi in cui, a lungo andare, l’autoproduzione sfocia inevitabilmente in un calo qualitativo, mentre voi in tre anni siete sempre riusciti a mantenere uno standard molto alto e a farvi conoscere per la varietà e l’originalità delle vostre storie. Ritenete di aver raggiunto l’obiettivo che vi eravate prefissati, oppure ciò che Mammaiuto è in questo momento rappresenta per voi un trampolino verso qualcos’altro?

Paolo Deplano: Per certi versi sì, ma per tanti altri ancora non siamo dove vorremmo essere. Ed il bello è proprio questo. Tutti abbiamo un’idea ben precisa di come dovrebbe andare l’Associazione, spesso i pareri sono discordanti, quindi trovare il sunto di tutte le nostre idee e proposte ci porta poi a tracciare la rotta di Mammaiuto. Naturalmente ci sono tutta una serie di principi e convincimenti comuni che ci permettono di riportare il timone a dritta, ogni qualvolta ci sono delle decisioni da prendere. Finché Mammaiuto racconterà, per me la direzione è giusta, il come è tutto da scoprire ogni giorno di più.

Samuel Daveti: L’obbiettivo che abbiamo raggiunto in buona parte è di aver creato una struttura. Ci abbiamo impiegato tre anni, scrivendo regolamenti e redigendo manifesti di intenti. Nulla è rigido, continuiamo a discutere su praticamente tutto, anche le cose che diamo per assodate a volte vengono rimesse in discussione. Oggi possiamo dire di aver capito quali sono le regole base, ed errori che abbiamo fatto nei primi tre anni che sarebbe meglio non commettere. C’è un obiettivo artistico che per sua natura penso sia irraggiungibile. L’obiettivo in questo caso è cercare di migliorare sempre rispetto alle opere precedenti. Mammaiuto deve servire agli autori coinvolti come spazio per crescere. L’obiettivo economico è, per come la vedo io, ancora abbastanza lontano, ma raggiungibile. Serve ancora un po’ di tempo.

La risposta di Checco Frongia
La risposta di Checco Frongia

Laura Camelli: a volte cerchiamo di fare delle previsioni, ma va sempre tutto meglio dei pronostici!

Lorenzo Palloni: Io direi entrambe le cose: essendo una realtà malleabile e molto aperta a nuovi autori e nuove idee, è inevitabile che Mammaiuto sia un costante trampolino verso qualcos’altro, ogni volta più impegnativo e di uno standard più elevato; contemporaneamente, tutte le volte che ci guardiamo indietro, capiamo che abbiamo già raggiunto certi obiettivi che ci eravamo prefissati all’inizio, quando ci trovavamo nel fumoso studio di Checco Frongia, a Firenze, e parlavamo per ore dell’associazione e di cosa poteva diventare.

Giorgio Trinchero: Il sito è nato come spazio in cui mettere cose, e ci siamo imposti delle scadenze settimanali che abbiamo rispettato per, direi un anno e mezzo, anche pubblicando robe a caso. Era il nostro modo per non cedere alla procrastinazione e vedere se potevamo fare i fumettisti in totale indipendenza. Poi sono arrivati altri autori, abbiamo alzato lo standard, e ora non abbiamo più l’ansia di riempire tutta la settimana, perché sappiamo di poterlo fare. Arrivati a questo punto direi che è bene pensare che Mammaiuto va bene così, non è un trampolino per arrivare agli editori, non è una casa editrice, è un luogo di libertà e credo che in questa forma possa dare ancora molte soddisfazioni.

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Una tavola da ‘I diari della Nuke‘, di Claudia Razzoli

Quali sono state le maggiori difficoltà con cui vi siete scontrati?

Paolo Deplano: Personalmente, visto che sono il cassiere dell’Associazione, la cosa più difficile è stato mettere in regola e in ordine l’Associazione stessa: compilare e presentare tutta una serie di moduli che non immaginate, creare delle procedure per gli autori, stilare dei contratti e tante altre lungaggini burocratiche che non auguro a nessuno. Con Samuel Daveti ci siamo caricati questo macigno e, con l’aiuto di quel sant’uomo del nostro commercialista, ce l’abbiamo fatta e ora l’Associazione viaggia che è una bellezza. Uno speciale ringraziamento a Elena che è entrata in corso d’opera e si è guadagnata sul campo i galloni di Segretaria, rendendo tutto molto più semplice.

Lorenzo Palloni: Le maggiori difficoltà sono sempre la vita privata e il lavoro, che tolgono tempo a progetti che vorresti portare avanti, ti caricano di nervosismo che poi sfoghi sulle persone con cui lavori e con cui ti senti ogni giorno. Ma ci sono anche le divergenze d’opinione e i complessi d’inferiorità, che sfociano a volte in litigate su Skype. Il primo anno di Mammaiuto (2011-2012) mi sentivo un pesce fuor d’acqua, da solo in mezzo a fumettisti oggettivamente più esperti di me, più bravi a raccontare, cosa che mi faceva parecchio incazzare e mi portava a urlare via Skype con diversi associati. Tutti calci nel culo che hanno giovato, poco ma sicuro.

La risposta di Checco Frongia
La risposta di Checco Frongia

Giorgio Trinchero: Per me la parte più difficile è riuscire a mantenere chiara la direzione. Ci sono alcuni momenti in cui siamo tentati di diventare una casa editrice vera: che deve fare un certo fatturato, e avere una distribuzione di un certo tipo, e di conseguenza, un certo numero di libri in catalogo. Ecco, dobbiamo cercare di non entrare mai in quelle logiche. Per ora tutto il lavoro è fatto su base volontaria: amministrazione, comunicazione, editing, impaginazione, webmastering, spedizioni… Il lavoro viene diviso in maniera molto fluida, chi sa fare e può, fa. Nessuna imposizione, se una cosa non si riesce a fare, pazienza. La cosa importante è mantenere la concentrazione sul fare fumetti. Quella è l’unica priorità, ma ci sono momenti in cui chiamo il presidente Daveti e inizio a bestemmiare perché magari on-line vedo enormi quantità di energie spese per parlare di fumetti che io ritengo ininfluenti, e di noi che stiamo cambiando la Storia, non parla quasi nessuno. A quel punto faccio piani da grande ufficio stampa. Poi fortunatamente dopo 20 minuti mi annoio, e ritorno a controllare che le scansioni siano buone, il lettering leggibile, che ci sia coerenza nel comportamento dei personaggi, e tutte le cose che servono perché un fumetto sia leggibile, godibile e più potente possibile.

Una pagina de 'Il lungo Cammino', di Daveti, Palloni e
Una pagina de ‘Il lungo Cammino‘, di Daveti, Palloni e Rossi

Quest’anno potremo trovarvi per il terzo anno consecutivo presso la Self Area, uno dei padiglioni più freschi ed originali in assoluto del Lucca Comics and Games. Come vi state preparando per la manifestazione? Cosa (e chi) troveremo al vostro stand?

Lorenzo Palloni: Ci prepariamo lavorando sul libro di Guarnaccia, visto che gli altri libri che porteremo (UN LUNGO CAMMINO, MOONED 3 e FOTOTESSERE) sono già tutti stampati. Intanto Francesco Rossi sta illustrando (letteralmente) i pannelli dello stand. Io non svelerei niente, se non che in Self Area ci noterete, poco ma sicuro.

Francesco Guarnaccia: Da quando ho finito il libro la mia unica preparazione per Lucca consiste nel riposarmi, saranno giorni carichissimi, e voglio essere al top. Per quanto mi riguarda, allo stand assicuro la mia presenza, del libro, buffi cappelli e gli evidenziatori con i quali fare le dediche.

La risposta di Checco Frongia
La risposta di Checco Frongia

Giorgio Trinchero: Ci siamo quasi tutti, abbiamo i libri pronti, e aspettiamo la gita con trepidazione… ci sono stati anni in cui ho odiato Lucca: se non si affronta con lo spirito giusto può essere un bel bagno di merda. (Palloni non sta usando parolacce in questa intervista, mi sento investito delle responsabilità di far capire che Mammaiuto fa brutto). Il punto più importante per me è che andiamo a Lucca con dei libri da vendere, ma anche se dovessimo vendere meno delle nostre aspettative, ci stiamo dentro: facciamo tirature basse, spendiamo poco, guadagniamo poco, ma non abbiamo mai debiti. È praticamente tutto il guadagno va agli autori, per cui un nostro autore riesce ad avere cifre in linea con gli anticipi di un piccolo editore. In ogni caso, tutto il materiale è gratis on-line. Fosse anche che l’unica cosa che otteniamo con la nostra presenza a Lucca siano trenta nuovi lettori del sito, io sono soddisfatto. Buona parte della tranquillità è data dall’esistenza della Self Area, che costa pochissimo, e proprio per questo ospita le realtà più sconsiderate e interessanti del panorama italiano. Il livello del padiglione ogni anno si alza: delle storie, dei disegni, della cura editoriale. Noi ci riconosciamo profondamente nello spirito dell’autoproduzione, come possibilità di controllo su tutta la filiera produttiva, e di confronto diretto con i lettori. Insomma, meno soldi ci sono, più si sta sereni.

Una tavola di 'Storia di R.A.', di Alessio Ravazzani
Una tavola di ‘Storia di R.A.‘, di Alessio Ravazzani

Potete anticiparci qualcosa sui vostri progetti più imminenti?

Lorenzo Palloni: Uno dei progetti Mammaiuto più interessanti è il tradurre in altre lingue alcuni dei vecchi contenuti, ma ci penseremo dopo Lucca. Intanto è da un annetto che io e la Nuke coccoliamo l’idea di scrivere un western a quattro mani che potrebbe finire su Mammaiuto, ma è ancora presto per dirlo. E poi c’è un progetto personale che vorrei sviluppare: ADIEU. So che ha un bel potenziale, sul sito funzionerebbe alla grande, e mi ci butterò non appena ne avrò il tempo.

Francesco Guarnaccia: Dunque, sarò molto misterioso, dopo From Here to Eternity non ho intenzione di fermarmi. C’è un progetto nella mia testa, ma è molto indefinito ancora. So solo che mi devo sbrigare, perché nella mia testa l’ho classificato come “il fumetto sui vent’anni che puoi fare solo a vent’anni”. Ah! E si cambia registro musicale, con il punk il mio l’ho fatto, ora preparatevi al peggio del peggio della dance.

Claudia Razzoli: io e Daveti stiamo riprendendo Muri da dove lo avevamo lasciato (a causa di impegni vari) e stiamo procedendo in modo da evitare altre interruzioni brusche. E poi non vedo l’ora di poter riprendere in mano la Necropanda, un altro progetto che avevo cominciato sul blog della fu Disagio Production e che vorrei rieditare e continuare su Mammaiuto. Inoltre con Palloni stiamo buttando le basi per un western scritto a 4 mani e disegnato da un misterioso disegnatore per il momento ancora esterno all’associazione.

La risposta di Checco Frongia
La risposta di Checco Frongia

Laura Camelli: a settembre 2015 inizierò a pubblicare una saga a puntate sul sito. Ovviamente ho paurissimaaaa! Ma grazie alla palestra che ho fatto disegnando Victor Sisendesmera del Trinchero, sento che ce la posso fare. Mammaiuto palestra ideale per il fumettista timido e antidoto miracoloso contro la procrastinazione!

Giorgio Trinchero: Stiamo praticamente sempre tutti lavorando a progetti nuovi, ma per quello di cui parlavo prima, non siamo capaci di fare “anteprime gustose” di progetti che non sono ancora abbastanza definiti, e quando i progetti sono definiti iniziamo a pubblicarli… per cui ci sarebbero dei bellissimi storyboard di una storia lunga di Sara Menetti, delle prove colore di un nuovo progetto di Samuel Daveti, alcuni meravigliosi studi della storia della Came, ma nessuno manderà niente in tempo per allegarlo all’intervista…

*A Lucca Comics & Games, i ragazzi di Mammaiuto incontreranno il pubblico presso la Sala Oratorio S.Giuseppe, domenica 2 novembre, dalle 11.00.

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