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La storia dietro Sin City – Una donna per cui uccidere, con intervista a Miller e Rodriguez

Il 15 settembre 2014 si è tenuta a Roma l’anteprima italiana di A Dame to Kill For, secondo attesissimo capitolo della saga filmica di Sin City, con la partecipazione di Frank Miller e Robert Rodriguez. Un’occasione che ha permesso a Valentino Sergi* di integrare il suo saggio Frank Miller. Il cavaliere oscuro di Hollywood (NPE) – in anteprima a Lucca Comics & Games dal 30 ottobre al 2 novembre. Quello che segue è il capitolo del libro dedicato al film, con un’intervista a Miller e Rodriguez.

Poster di Sin City: A Dame to Kill For © Dimension Films, 2014
Poster di ‘Sin City: A Dame to Kill For’. © Dimension Films, 2014

«Non ho mai pensato che Sin City potesse diventare un film, di fatto è stato realizzato quand’ero un tipico sceneggiatore amareggiato che spergiurava che non avrebbe mai più lavorato per il cinema, ma anche di adattare l’inadattabile in una pellicola. Questo tizio fuori di testa dal Texas mi ha braccato come un cane per adattarlo in una tecnologia che neanche sapevo esistesse, e siamo stati capaci di creare un film che è quasi per metà animazione. Molto di esso è disegnato, e gli attori sono tutti reali, così ha quest’ancora, è un film realistico anche se gli sfondi sono estremamente stilizzati e l’effetto è più vicino a Fritz Lang che a qualsiasi altra cosa in uscita adesso. Questo ci ha permesso, in Sin City 2, di spingere tutto un po’ oltre, dato che la prima pellicola è stata un successo. Per questo il nuovo film è MOLTO stilizzato. È in 3D. Ma un 3D davvero insolito, perché è fantastico cosa il bianco e nero può fare in 3D. A differenza di molta colorazione 3D, non ti senti mai intrappolato dall’inquadratura. Sembra molto più auto-contenuto. E come per il bianco e nero, il 3D mostra meravigliosamente gli attori.» – Frank Miller

L’annuncio di un seguito risale a poche settimane dopo l’uscita del primo film: nel 2005 i due registi dichiarano alla stampa di voler mantenere gli stessi personaggi in una trasposizione di Una donna per cui uccidere strutturata sia come prequel che come sequel, con storie interconnesse ai vari episodi del primo adattamento. Miller completa la prima stesura della sceneggiatura nel 2007 e indica la Weinstein Company (produttore esecutivo dell’operazione) come responsabile del ritardo nella lavorazione. Nel 2011, durante una conferenza al San Diego Comic-Con, Rodriguez segnala che lo script è ancora in fase di lavorazione e che il progetto porterà su schermo, oltre alla serie che gli dà il titolo, anche Just Another Saturday Night e due storie scritte ex novo. Nel frattempo lo sceneggiatore premio oscar William Monahan viene incaricato di revisionare il testo prodotto da Miller. L’anno seguente arrivano ulteriori notizie positive sulla lavorazione e la conferma di molte star del precedente cast, insieme all’annuncio che la pellicola verrà rilasciata in 3D.

Il 29 settembre 2012 iniziano le riprese negli studi Miramax, utilizzando ancora una volta la tecnica del green screen con l’aggiunta di cineprese digitali 3D. Il risultato di poco più di un mese di riprese si farà attendere per quasi due anni di post-produzione.

Marv in Sin City – Just Another Saturday Night, p. 1 © Dark Horse Comics, 1998.
Marv in ‘Sin City – Just Another Saturday Night, p. 1’. © Dark Horse Comics, 1998

La pellicola si apre con il precipitare di Marv (Mickey Rourke) che inaugura il breve episodio Just Another Saturday Night (Un sabato notte come tanti, 1998), in cui il personaggio, in preda alla sua nota confusione mentale, si risveglia tra le carcasse di due automobili (una è della polizia), incapace di ricordare come sia rimasto coinvolto nell’incidente e in che modo sia legato ai due cadaveri ai suoi piedi. Sforzando la memoria ricostruirà il suo percorso dal Kadie’s al vicolo in cui aveva tentato di dissuadere quattro arroganti ragazzi del college dal loro proposito di incendiare un barbone, per poi partire al loro inseguimento, requisendo una volante con cui sperona la loro auto, uccidendone due. I superstiti, in fuga, rimarranno vittima di invisibili arcieri cecchini del quartiere natale di Marv dove, ignari del pericolo, avevano tentato di rifugiarsi.

L’episodio viene ripreso con la consueta fedeltà dalle tavole di Miller, aggiungendo una serie di inquadrature per completarne l’adattamento e inserendo cromatismi assenti nell’originale. Anche il personaggio di Marv mantiene la sua caratterizzazione filmica, con tanto di spot luminosi sempre puntati sulle pupille e una mostruosa prostetica del volto. I primi elementi di “evoluzione” da segnalare riguardano l’uso del 3D e un omissis. Nel primo caso, oltre a costituire un’efficacissima marca estetica, la profondità diventa luogo della narrazione, come nella scena dell’emersione del ricordo in cui viene mostrato l’inseguimento delle auto attorno alla testa del protagonista. Nel secondo caso, invece, la nuova temporalità della sequenza, collocata successivamente ai fatti narrati in Quel Bastardo Giallo, porta ad omettere la vignetta in cui Nancy Callahan (Jessica Alba) si gettava tra le braccia di Hartigan (Bruce Willis), appena uscito di prigione. Una scelta probabilmente dettata dalla necessità di non appesantire l’intreccio temporale.

Il ritmo incalzante della sigla di apertura della prima pellicola anticipa la chiusura dell’episodio, introducendoci a una gallery del cast realizzata con i disegni originali dei personaggi scolpiti nella prospettiva del 3D. Il titolo sfuma in dissolvenza sul mescolarsi di un mazzo di carte, leitmotiv del secondo capitolo, The Long Bad Night, primo dei due frammenti inediti (quindi solo filmici) della saga della città del peccato.

Johnny (Joseph Gordon Lewitt) in Sin City – A Dame to Kill For © Dimension Films, 2014.
Johnny (Joseph Gordon Lewitt) in ‘Sin City – A Dame to Kill For’. © Dimension Films, 2014

La prima inquadratura è per il senatore Roark, intento a distribuire le carte durante una partita di poker. Il frame si allarga a comprendere pile e pile di fiches, metafora della metropoli sottomessa al potere malavitoso incarnato dal politico corrotto. Stacco su una moneta che rotea nella mano di Johnny (Joseph Gordon Lewitt), abilissimo giocatore, figlio di Roark (Powers Boothe), che irrompe al Kadie’s Pecos Club sbancandone le slot machine per poi farsi condurre, in compagnia di una coloratissima entraineuse, al tavolo del padre e dei suoi soci. Il giovane vince senza ritegno, attirandosi le ire del genitore, che, roso dall’umiliazione, gli farà spezzare le dita prima di sparargli a una gamba. L’episodio s’interrompe sullo sguardo vendicativo e determinato di Johnny, prima di passare alle torbide atmosfere di A Dame to Kill For.

The Long Bad Night, così come tutti gli altri frammenti, individua nel Kadie’s Pecos Club il fulcro delle vicende (o degli incontri che le innescheranno), mostrando a ogni nuovo passaggio la discesa nella follia di Nancy Callahan, seguita dallo sguardo sofferente di Hartigan (Bruce Willis). Un trait d’union che definisce il ritmo cronologico e consequenziale delle vicende, organizzate questa volta seguendo una struttura temporale (quasi) lineare, marcato da un cambio continuo di costumi e parrucche da parte dell’attrice.

 Jessica Alba e Bruce Willis © Dimension Films, 2014
Jessica Alba e Bruce Willis. © Dimension Films, 2014

L’episodio che dà il titolo alla pellicola, Una donna per cui uccidere, si conferma il più ricco da un punto di vista estetico e narrativo, riprendendo un discorso sperimentale che le vicende di Johnny avevano per un momento lasciato sopito. Veniamo catapultati indietro nel tempo, prima dei fatti narrati in Un’abbuffata di morte. Dwight McCarthy (qui interpretato da Josh Brolin e non più da Clive Owen) è un detective privato disturbato nel profondo, che sta tentando di dimenticare un torbido passato. Dopo aver salvato la vita di una giovane prostituta (Juno Temple) dalla follia omicida del suo amante (Ray Liotta), riceve una telefonata inaspettata da una sua vecchia fiamma, Ava Lord (Eva Green). I due si reincontreranno al Kadie’s, dove la donna vincerà le resistenze dell’ex-amante, seducendolo ancora una volta e rivelandogli che suo marito, il ricchissimo e apparentemente perfido Damian Lord (Marton Csokas), la brutalizza a più riprese, monitorandola in ogni istante per mezzo del sovrumano chauffeur Manute (Dennis Haysbert, in sostituzione del defunto Michael Clarke Duncan). Dwight, in coppia con Marv, decide di liberare Ava e affronta le guardie del corpo del marito. Quest’ultimo, prima di spirare al termine del letale scontro, si dichiarerà estraneo alle accuse della donna che, rivelatasi una sadica ereditiera, tenterà di assassinare il suo “salvatore”. Dwight, crivellato di colpi e sfigurato, viene condotto da Marv alla città vecchia, nel rifugio di un’altra vecchia fiamma: Gail (Rosario Dawson), che lo aiuterà a rimettersi in forze, a ottenere un nuovo volto tramite una plastica facciale e, con l’aiuto dell’assassina Miho (Jamie Chung, al posto di Devon Aoki), ad avere la sua vendetta.

Ava Lord a confronto © Dimension Films/Dark Horse Comics, 2014
Ava Lord a confronto. © Dimension Films/Dark Horse Comics, 2014

A Dame to Kill For presenta il maggior numero di marche cromatiche rispetto a tutti gli altri episodi, estremizzando la valenza simbolica ed espressionista del colore, ora per valorizzare la caratterizzazione di un personaggio, ora per indicarne un’alterazione di stato (come gli occhi iniettati di sangue di Marv). La prospettiva del 3D accentua il discorso sulla femme fatale che nell’emula contemporanea di Ava Gardner, Ava Lord, trova la sua più compiuta enunciazione post-moderna, in una celebrazione del corpo divistico che si compone di un puzzle che, come un frankenstein meraviglioso, reincarna in Eva Green lo sguardo felino di Nastassia Kinski nel Bacio della pantera, gli eccessi gestuali allucinati di Gloria Swanson in Viale del Tramonto, il guardaroba da predatrice di Lauren Bacall, il sensuale patetismo di Ingrid Bergman… «Volevo realizzare una donna che rappresentasse la quintessenza della ‘femme fatale’, l’ultima ‘femme fatale’: un personaggio terrificante, sexy e anche molto tragico.»

Un ritratto seduttivo ed efficace che da solo è sufficiente a portare l’anima referenziale della saga di Sin City a un livello superiore e che fa quasi dimenticare la sensazione di assenza data dalla presenza sostitutiva di Josh Brolin (soprattutto nel trucco post-chirurgia estetica in cui scimmiotta i caratteri somatici del Dwight di Owen) e di Jeremy Piven, anonimo caratterista chiamato a sostituire Michael Madsen nel ruolo del detective Bob, spalla corrotta di Hartigan in Quel Bastardo Giallo e qui dell’agente Mort (Christopher Meloni), ennesima vittima del fascino di Ava.

Joseph Gordon Lewytt e Christopher Lloyd © Dimension Films 2014
Joseph Gordon Lewytt e Christopher Lloyd. © Dimension Films 2014

Ritorniamo al futuro, nello studio illegale di Kroenig (Christopher Lloyd), medico alcoolizzato ed eroinomane che curerà alla bell’e meglio la gamba e le dita di Johnny in cambio dei suoi ultimi dollari e delle sue scarpe. Il giovane, grazie all’elemosina di una cameriera (Lady Gaga), svuoterà nuovamente le slot del Kadie’s per affrontare ancora una volta il padre al tavolo da poker, ma stavolta la vittoria gli costerà una pallottola in fronte.

L’episodio, forse il più cinico della serie, costituisce un importante raccordo con il capitolo finale Nancy’s Last Dance nel delineare lo statuto di antagonista assoluto del senatore Roark, tanto indifferente nell’assassinare il figlio, quanto malinconico nel ricordare l’erede depravato e pedofilo, quel bastardo giallo il cui ritratto campeggia in bella vista nello studio del gangster. Nancy, ossessionata dalla morte di Hartigan, decide di compiere la propria vendetta, sancendo la terribile decisione con degli sfregi sul volto. Marv l’accompagnerà in questa missione suicida, permettendole di raggiungere Roark nel suo studio e di ucciderlo, con l’aiuto del fantasma del suo antico salvatore.

Jessica Alba e Mickey Rourke © Dimension Films 2014
Jessica Alba e Mickey Rourke. © Dimension Films 2014

Nancy’s Last Dance, secondo episodio senza un corrispondente cartaceo, presenta un interessante cammeo di Miller e Rodriguez, visualizzati in uno schermo televisivo sotto lo sguardo attento di Nancy e intenti a interpretare un ruolo noir in una mise en abyme metatestuale; inoltre la storia, a differenza di The Long Bad Night, non ha uno sviluppo neutro rispetto al fumetto, ma fa compiere un percorso irreversibile ai suoi protagonisti, producendo un’evoluzione nelle trame principali della città del peccato. Quest’ultima importante considerazione, che sposta la saga dal binario dell’adattamento a quello di un universo transmediale sempre più compiuto, ci porta alla nostra breve conversazione con i due registi…

Considerati gli sviluppi della saga attraverso i due episodi inediti di Johnny e Nancy con una prosecuzione delle vicende su un medium distinto da quello di partenza, si potrebbe parlare, con una provocazione, di un ritorno impossibile alla carta per Sin City?

Frank Miller: Questa è davvero una buona domanda a cui mi è molto difficile rispondere. Adesso mi è quasi impossibile pensare a Marv senza [Mickey] Rourke. Vedremo cosa succederà e cosa diventerà Sin City. Adesso sono completamente soddisfatto delle pellicole e ne farò anche altre se sarà possibile.

Il colore nel primo Sin City non era utilizzato solo come marca estetica, ma anche come elemento simbolico ed espressivo, ad esempio per esprimere un’alterazione psicologica dei personaggi. La scelta del 3D in che direzione vi ha permesso di sviluppare il linguaggio dell’adattamento?

Robert Rodriguez: Il 3D, a differenza della normale tecnica di ripresa, permette di veicolare maggiori informazioni e di concentrare l’attenzione sugli elementi che Miller ha inserito nel fumetto. Lo spazio 3D permette di far emergere in prospettiva le composizioni di Frank, focalizzando i dettagli. L’universo creato da Frank è astratto, molto asciutto, e vedere anche un puntino bianco su uno sfondo nero con il 3D gli conferisce un significato diverso.

Frank Miller: La storia è tutto, è l’elemento principale del cinema e della televisione, e il 3D è utile all’occhio. Aiuta a concentrarsi sugli elementi della narrazione, è funzionale ad essa.

*Valentino Sergi (1985) è giornalista e sceneggiatore, ha scritto racconti per editori come Damster, Midgard, Universal Pictures e Perdisa Pop e diversi fumetti, fra cui Cleo (Edizioni Voilier, 2010) e Odissea Nera (Passenger Press, 2012). Ha scritto il saggio Frank Miller – Matite su Hollywood (Edizioni XII, 2009) e curato Garth Ennis – Nessuna pietà agli eroi (Edizioni XII, 2010). Per NPE, a Lucca Comics & Games, oltre Frank Miller. Il cavaliere oscuro di Hollywood (NPE) verrà presentato il nuovo saggio I Demoni di Mike Mignola.

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