Vittima degli Eventi. Molto più che un fan movie (di Dylan Dog) [Recensione]

Vittima degli eventi, regia di Claudio di Biagio, interpretato da Luca Vecchi (anche sceneggiatore) e Valerio di Benedetto, si definisce un fan movie su Dylan Dog. Un fan movie, ovvero un film girato da appassionati, prodotto senza scopo di lucro, in cui gli autori mettono in scena mondi e personaggi coperti da copyright con il tacito consenso dei detentori dei diritti.

Di seguito, il film intero e la nostra recensione.

Definire Vittima degli Eventi un fan movie è abbastanza riduttivo, non tanto per la messa in scena quanto per la sua diffusione e ambizione. Non a caso viene girato nel pieno di una rivoluzione che da qualche anno sta modificando, contaminando e interconnettendo diversi media. Lo sviluppo del progetto incrocia la vita editoriale di una nota e fortunata testata a fumetti, anch’essa impegnata in una rivoluzione.

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La rete ha cambiato la socialità e la comunicazione e ha ibridato diversi linguaggi.

Il fumetto per fortuna non sfugge a questa rivoluzione, ma ha tutte le caratteristiche per proliferare e nutrirsi di questi cambiamenti senza snaturarsi: è un linguaggio per immagini, immediato, flessibile, declinabile in qualunque registro o genere e soprattutto strettamente legato al suo supporto, la carta.

Il film Vittima degli Eventi nasce in rete, è finanziato dalla rete ed è ispirato dalla volontà di trasporre fedelmente (rispetto al suo spirito) un personaggio molto amato, oggetto a sua volta di un restyling e di un processo di svecchiamento.

Nel Dylan Dog originale l’horror è un accessorio, il gancio per raccontare altro, l’orrore sotto la superficie, la violenza quotidiana, l’ipocrisia. In Dylan è facile identificarsi, è un eroe che non ha alcuna velleità di essere eroico. E’ l’uomo, nel suo lato più nobile, di fronte all’orrore. È, appunto, una “vittima degli eventi”, un catalizzatore di situazioni. Questo spessore gli ha consentito di vivere molto felicemente (editorialmente parlando) e di rinascere con un nuovo percorso editoriale, strettamente legato anche ai codici comunicativi del web.

Da buoni appassionati voraci e multimediali, i nuovi protagonisti delle produzioni web, gli youtubers, hanno scelto proprio Dylan per questa piccola produzione (in particolare il regista Claudio di Biagio è meglio noto per il suo canale Nonapritequestotubo, Luca Vecchi è membro dei The Pills, la distribuzione verrà fatta sul canale The Jackal).

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Mentre Dylan rinasce in edicola, sul web e su carta fioriscono quindi le autoproduzioni. La rete connette anche, per fortuna, una generazione con interessi ampi e multimediali, persone che frequentano contemporaneamente cinema, musica, letteratura, fumetto. Per chi ha un buona notorietà in rete, è disponibile uno strumento molto potente: il crowdfunding, ridefinizione dell’idea di colletta a livello globale.

Finanziare un progetto e chiamarlo fan movie lo mette al riparo da un grosso ostacolo, l’utilizzo di più di un marchio protetto da copyright, in primis ovviamente Dylan Dog (il cui nome completo non compare mai, mentre il personaggio è totalmente riconoscibile). La rete vive tuttora in un momento di passaggio, dove la corsa all’irreggimentazione di questi fenomeni e alla loro regolarizzazione è ancora agli inizi.

La Sergio Bonelli Editore, intrapresa una strada di rinnovamento che comprende anche prossime produzioni audio e video, ha tutto il vantaggio di lasciar correre un tale grandioso omaggio. E di osservarne con curiosità lo sviluppo. Ricordiamo infatti che Vittima degli Eventi è stato proiettato al Festival del Film di Roma e verrà proiettato al Lucca Comics and Games, tra le altre cose.

Il formato scelto è non a caso e non solo per budget, quello della serialità televisiva, cinquanta minuti. Un possibile pilota di serie. La stessa regia mantiene dei codici, un montaggio e un respiro da serial, più che da cinema. Al progetto hanno partecipato entusiasti anche attori noti come Alessandro Haber nel ruolo dell’ispettore Bloch e Milena Vukotic in quello di Madame Trelkovsky.

Gli sguardi delle produzioni, anche a livello internazionale, sono puntati da tempo sui questi nuovi fenomeni che nascono online, rimangono amatoriali ma di sicuro ad un livello diverso dal passato. Del resto è una tensione continua, in qualunque ambiente, quella tra totale indipendenza sperimentale e inquadramento in una situazione regolarizzata, che limita ma professionalizza. Ciò che ci interessa maggiormente è che al centro di questo prodotto si siano incontrati serialità e fumetto.

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La storia si dipana strumentalmente, come del resto succede spesso negli episodi pilota, al servizio della presentazione di tutti i personaggi. Chi scrive conosce bene Dylan e le sue caratteristiche: vuole agganciarsi al cinema di genere, conscio del fatto che le stesse storie su carta siano classicamente colme di citazioni; vuole omaggiare il personaggio in tutto e per tutto, distaccandosene dove lo esige il budget ridotto e il gancio con un pubblico giovane e italiano (non spoileriamo molto dicendo che l’azione comincia in un’aula universitaria).

Dylan agisce in una Roma protagonista della storia. Intelligentemente l’ambientazione, cambiata per questioni di costi e diritti, diventa centro della narrazione. Roma è una città esoterica, perfetto teatro di storie misteriose, ricca di suggestioni.

Il lavoro sui personaggi è credibile, Luca Vecchi è divertente nelle movenze di un Groucho disegnato e caratterizzato sulla falsariga del vero Groucho Marx. I momenti comici sono i più azzeccati (del resto le produzioni amatoriali sui canali You Tube sono in gran parte produzioni comiche e i loro autori si muovono bene in quel campo). Spiccano ovviamente i professionisti, su tutti Milena Vukotic come Madame Trelkovsy. Prima di essere la nota Pina di Fantozzi, ricordiamo che Milena Vukotic è un’attrice che ha lavorato con grandissimi registi. Nel cast anche Massimo Bonetti, nei panni del misterioso commerciante di Safarà, Hamlin.

Gli effetti visivi sono pochi, inseriti nei punti necessari e ben gestiti. È una nota di merito: le produzioni italiane non sono abituate al loro uso, e quando li inseriscono tendono a farlo in modo dissonante. Le scenografie sono molto curate nei particolari, una buona regia maschera i limiti del budget in tal senso e le difficoltà tecniche di alcune riprese. Da notare l’intervento in post produzione sui titoli di coda (slow motion e rielaborazione digitale dell’immagine, un’estetica d’effetto molto usata recentemente) e il cliffhanger finale con tanto di citazione diretta ad un famoso numero di Dylan.

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È un prodotto che nasce parzialmente dal basso e che coinvolge moltissime nuove leve del settore. E, particolare non indifferente, cavalca l’onda del momento che accende i riflettori anche sul settore fumetto. Il film sarà visibile gratuitamente dopo il 2 novembre sul canale You Tube The Jackal. Merita una visione e il sostegno.

Una nota per gli appassionati romani. Safarà esiste ed è a Dragona. Il museo Agostinelli è un posto dove è necessario passare almeno una volta (visto il film, ne avrete una gran voglia).

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  • Usually Lurker

    Ci ho provato e riprovato ma non riesco ad andare oltre i cinque minuti di visione. Sembra una gran stronzata IMHO. Si vede che ce l’hanno messa tutta ma non basta… “I’m doing the best I can,” “Sir, it’s not good enough.” https://www.youtube.com/watch?v=zkJIl7FMb1Y