Disney Back to Disney: Massimo Marconi, e il ritorno delle storie-cornice

Back to Disney: Massimo Marconi, e il ritorno delle storie-cornice [Intervista]

A maggio Disney-Panini ha lanciato una nuova collana, TopoStorie, e noi, puntualmente, ne avevamo parlato qui. Adesso torniamo a parlarne, perché ci sono due particolari che rendono TopoStorie diversa dalle tante altre ristampe disneyane.

Prima di tutto, rappresenta il ritorno della formula dei vecchi Classici Disney, con una “storia-cornice” inedita a collegare le avventure ristampate. In secondo luogo, a occuparsi della scrittura delle nuove storie (e di molto altro, come vedremo) è Massimo Marconi, storico sceneggiatore Disney, autore di avventure come Topolino presenta “La strada” e Topolino e la spada invincibile. Gli abbiamo chiesto qualche “dietro le quinte” di TopoStorie e del suo lavoro sulla collana.

marconi

TopoStorie riprende, dopo diversi anni, la formula dei Classici Disney di un tempo, con gli intermezzi realizzati ad hoc dalla coppia di autori Gian Giacomo Dalmasso e Giuseppe Perego. Come mai questa scelta?

È stata una scelta editoriale nella quale sono stato coinvolto con la classica formula “Solo tu lo puoi fare!” E in effetti, non per essere immodesto (c’è poco da vantarmi…), nessun altro avrebbe accettato. E non tanto per mancanza di esperienza o abilità, quanto di pazienza. E ti assicuro che ce ne vuole tanta. Ti ricordo che per anni, la versione dei Classici con storia cornice prevedeva un’uscita all’anno, mentre a me ne tocca una al mese!

Da cosa nasceva, all’epoca, l’esigenza di questi intermezzi? Mere necessità di “tappabuchi”, volontà di creare albi che non fossero semplici raccolte… o altro?

Quando sono arrivato a Topolino, nella primavera del 1971, i Classici c’erano già da qualche anno ed erano, con i più economici Albi di Topolino, l’unica testata di ristampa. A quanto mi è stato raccontato, la formula fu ideata dall’allora direttore Mario Gentilini ed era stata dettata dall’esigenza di offrire qualcosa di più di una semplice ristampa di storie, cercando in qualche modo di aggiungere un po’ di “vita nuova” ad avventure che erano state proposte appena qualche anno prima (3 o 4).

Ti ricordo che erano storie abbastanza diverse da quelle attuali, soprattutto per la loro lunghezza (spesso oltre le due puntate) e che, data la quantità di materiale presente, le scelte erano quasi obbligate: grossomodo, un Classico degli Anni Cinquanta raccoglieva le storie più belle (o almeno più lunghe) pubblicate tre o quattro anni prima.

Nel costruire un numero di TopoStorie da cosa partite? Da uno spunto per la stessa frame story, o invece – più classicamente – da una storia specifica, magari non ristampata da tempo? 

Non “partite”, ma “parti”. Il “lavoro sporco” tocca, infatti, tutto a me! E non c’è una regola standard di procedura. Tutto va bene, a seconda dei casi. E tutto può aiutare, esattamente come succede per una semplice storia, il cui spunto iniziale può essere un titolo, la stagionalità, qualcosa di visto o di letto, il suggerimento di qualcuno (caso piuttosto raro), un argomento “obbligatorio”.

La storia cornice da una parte è più semplice (il soggetto non deve essere necessariamente “forte”) e dall’altra molto più complicata (scelta delle storie, loro omogeneità nel piano generale, la loro lunghezza, il fatto che siano “libere”, cioè non pubblicate da pochissimo tempo oppure già impegnate in altre pubblicazioni, tipo l’opera omnia di Scarpa).

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In cosa credi che risieda la forza della storia-cornice, rispetto alla semplice ristampa di avventure unite da un filo rosso tematico?

Innanzitutto, da un punto di vista pratico, la formula con la storia cornice permette di uscire con un numero al mese, indipendentemente da fatti o avvenimenti particolari (Natale, Carnevale, Olimpiadi, Mondiali di Calcio eccetera). Dal punto di vista dl contenuto, inoltre, valorizza (o dovrebbe valorizzare) le varie storie ristampate dando loro quel qualcosa in più che è rappresentato dalla continuità della vicenda.

Mi piacerebbe capire come vivi queste storie dal punto di vista dello sceneggiatore. Le concepisci in assoluta libertà, quasi fossero una storyline autonoma, o pesa di più un atteggiamento “al servizio” delle diverse avventure? E nel secondo caso, come scegli gli spunti: lavorando sul tema chiave dell’episodio, o selezionando qualche dettaglio?

La libertà è assoluta, ed è anche per questo forse che hanno assegnato a me la collana: sono un vecchio fidato, con sufficiente esperienza per garantire una onesta e soprattutto puntuale produzione. Qualche numero può riuscire meglio, qualche altro peggio, ma sempre è garantita la professionalità. Per la scelta delle storie e degli argomenti ho già detto prima come non ci sia assolutamente una regola. Salvo casi eccezionali (che non si sono ancora verificati) esploro tutte le possibilità: stagionalità, uniformità di storie, personaggi (facendo attenzione a non cadere su quelli “commercialmente” troppo deboli), paletti e contropaletti. Stabilito un contenuto o almeno un ambiente, penso alla storia cornice, cercando di darle il contenuto di una vera e propria storia autonoma e che vada oltre la semplice scusa di cucire varie storie che magari hanno poco a che fare tra di loro.

Poi – quando finalmente ho un’idea generale soddisfacente (per me stesso soprattutto; e non è facile, perché sono il peggior critico) – mi metto a cercare le storie, usando un po’ la memoria e moltissimo quella meraviglia che è Inducks, il database degli appassionati disneyani. Senza Inducks il mio lavoro sarebbe impossibile: ai tempi dei primi Classici le storie da ripubblicare saranno state un migliaio (e quelle belle e lunghe molto meno); oggi sono ben più di centomila! Inducks, tuttavia, non fa il lavoro, mi aiuta solo a selezionare, un po’ leggendo le trame (quando ci sono), un po’ deducendo dai titoli, e un altro po’ puntando su buoni autori e numero di pagine abbastanza consistente, a scegliere una certa quantità di storie (almeno un centinaio, ma qualche drammatica volta solo due o tre.. e allora addio volume), di cui prima devo leggere le schede per controllare che siano disponibili e poi, di quelle rimaste, cercare i giornali per leggerle e vedere se vanno bene con quanto avevo pensato e scegliere quelle che mi permetteranno di completare il numero di pagine richiesto. Un’alchimia difficilissima, fatta di una serie infinita di prove, con giornali che girano da tutte le parti e continui aggiustamenti della storia cornice! Se esiste un Paradiso per i fumettisti, sono sicuro di essermelo guadagnato con questo improbo lavoro!

Nei primi numeri della collana si nota una certa attenzione alle tendenze della programmazione televisiva dei nostri giorni, tra reality e talent ai fornelli. Le storie Disney hanno sempre raccontato l’attualità: credi che oggi lo facciano nello stesso modo (e con la stessa frequenza) del passato? E l’immaginario televisivo è ancora un riferimento così centrale?

Visto il numero delle storie che si producono nel mondo e soprattutto in Italia, è evidente che tutti i temi (leciti, evidentemente) sono stati, sono e saranno presi in considerazione. E l’attualità è certo uno degli argomenti centrali, sia perché offre argomenti originali, sia perché più facilmente attira l’attenzione del lettore. Per quanto riguarda l’immaginario televisivo, credo che se sarà veramente tale (cioè non ripetizione di programmi in serie) potrà essere, com’è stato in passato, un buon punto di riferimento.

classico

Quali sono le qualità delle storie Disney che permettono loro di essere ristampate continuamente, senza mai stancare?

Potrei dirti la bellezza, la professionalità, la forza dei personaggi, ma non ti avrei detto nulla che non sia ovvio o che non appartenga ad altre forme espressive (tipo il cinema, per esempio). Più onestamente, posso dirti che non lo so; o, meglio, che secondo me si tratta di qualcosa che non può essere completamente spiegato. Il famoso “miracolo Disney”, probabilmente…

TopoStorie segna in qualche modo un tuo ritorno alla scrittura Disney dopo una assenza relativamente lunga. Ci puoi spiegare questo distacco?

In effetti, non ho mai smesso di scrivere storie disneyane, come potrai constatare consultando Inducks. Ne ho scritte poche per Topolino, questo sì, ma non ho mancato di dare il mio apporto anche di sceneggiatore su testate che ho curato, come Paperinik e Paperino e su pubblicazioni tematiche di grande foliazione, tipo Paperamses, Historia Papera, Paperi Spaziali eccetera. La verità è che sono sempre stato (anche ai tempi in cui lavoravo su Topolino) più che ampiamente impegnato con compiti redazionali, come il coordinamento di soggetti e sceneggiature e la cura di buona parte delle iniziative speciali che la Disney ha intrattenuto con alti editori (soprattutto RCS) in questi ultimi anni.

Ti rivedremo anche sulle pagine del settimanale, in futuro?

Pigrizia e Topostorie permettendo, spero di sì. Ma, soprattutto, se avrò una storia che davvero possa convincere un “classico” del passato a competere con i tanti e bravi sceneggiatori del presente e del prossimo futuro.

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