Fra famiglia e cultura italiana. Intervista a Squaz

L’Eredità di Squaz è una delle ultime uscite della rinata Grrrz. Un volume originale, confezionato con l’usuale cura cartotecnica a cui la casa editrice ci ha abituato, che affronta con umorismo il rapporto con la tradizione familiare nel Sud d’Italia. Non solo, è anche una celebrazione del valore culturale della cucina popolare. Ne abbiamo discusso con l’autore durante la recente Lucca Comics & Games.

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Questo libro potrebbe sembrare, a una lettura superficiale, un mero divertissement. Trovo, invece, che ci siano all’interno molte anime, ad esempio: l’amore e insieme la rivolta contro la tradizione, il culto della cucina come forma di cultura popolare, il rapporto giocoso e scettico con la superstizione religiosa. Quanto nel libro è autobiografia, quanto invece è invenzione?

L’autobiografia è il pretesto per parlare di un argomento che mi sta molto a cuore, e che credo riguardi attualmente tutti. Mi spiego: in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, chi riesce ad andare avanti fondamentalmente ce la fa perché ha i genitori che lo sostengono. L’eredità non è solo quella delle ricette di cui si parla del libro (che rappresentano un ulteriore livello di lettura), ma è proprio quella economica! L’eredità di coloro che vanno avanti perché mantenuti o comunque sostenuti dai genitori. Credo che questo tema emerga soprattutto nel finale, dove il protagonista dice: «dovrei essere io a prendermi cura di voi, invece siete voi che ancora vi prendete cura di me!» Credo sia un pensiero comune alla nostra generazione. Quello è il nodo principale. Ovviamente, il modo con cui ho affrontato il tema è stato leggero, umoristico, ma il tema è fondamentalmente questa situazione generazionale.

Uno dei leit-motiv del libro è la presenza di Natuzza, uno dei simboli della devozione cattolica popolare che nel meridione si tinge di tinte superstiziose. Nelle terre in cui da cui provieni, e in cui il libro è ambientato, c’è un forte sostrato di cultura magica, il famoso “Salento Magico” descritto da Ernesto de Martino. Qual è il tuo rapporto con questo aspetto delle tue radici?

Sono legami con la parte arcaica delle nostre tradizioni che si stanno smarrendo. La cultura contadina è una cultura con forti elementi magici, a contatto con degli aspetti primordiali. Nelle campagne queste tradizioni sono resistite a lungo. Il saggio di de Martino da te menzionato, La terra del rimorso,  è dei primi anni ’60, le immagini delle tarantolate nei documentari sono di quegli anni. Sembrano immagini provenienti da un altro pianeta, era l’Italia di 50 anni fa. La figura di Natuzza è uno spunto autobiografico, nel senso che mia madre è davvero ferratissima sull’argomento! Questo aspetto dei nodi miracolosi, della sua presenza (si suppone abbia la bilocazione, quindi può effettuare miracoli anche a domicilio!) mi ha sempre incuriosito e divertito, ho spesso preso in giro mia madre per queste credenze. Però adesso ho deciso di applicare la scommessa filosofica di Blaise Pascal: non ci credo, però forse mi conviene crederci! Indubbiamente, mi è servito come spunto umoristico per la narrazione. Alcuni dialoghi sono accaduti realmente!

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Protagoniste del libro sono le ricette materne. Qual è il tuo rapporto col cibo?

In realtà, non ho una grande passione. Come nel caso di Minus Habens, che trattava il tema della follìa, non ho avuto esperienza diretta di quelle problematiche. Sono argomenti che mi servono come pretesti narrativi. Sicuramente, è stato molto divertente ciò che è successo poche settimane la pubblicazione de L’Eredità: molti lettori hanno iniziato a mandarmi le foto dei piatti realizzati seguendo le ricette presenti nel libro. Da un lato sono contento che il libro sia divenuto così utile, da un lato mi diverte entrare direttamente nel corpo dei lettori, un processo che ha un aspetto quasi …eucaristico!

A livello stilistico, questo libro rappresenta un cambiamento secondo te rispetto alle prove precedenti?

Guarda, in questo caso ho puntato ad essere il più chiaro e diretto possibile.

Sicuramente il colore gioca un ruolo importante…

I colori aiutano a creare l’atmosfera. Ma la narrazione e l’impaginazione sono molto regolari, fin dal formato. Un libro non dinamico, riflettevo l’altro giorno che di fatto ho rispettato le unità aristoteliche di tempo e luogo…

Praticamente ci hai riportato a prima del 1830, dell’Ernani di Hugo!

Esatto! Del resto, l’ho dichiarato che è un libro ispirato alla cultura arcaica (ride)! Ho cercato la semplicità assoluta, un approccio se vuoi “commerciale”, anche perché ritengo che il tema lo consenta.

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Nella quarta di copertina c’è uno splendido commento sul libro: “Nulla è più complicato di raccontare la memoria. E’ un qualcosa troppo semplice da banalizzare, riconducendo tutto a una idea di tradizione immutabile. In questo racconto sin dall’immagine è evidente il conflitto interiore, l’urgenza di confrontarsi e scontrarsi con la memoria per poterla fare propria. L’intuizione di ricondurre il rapporto madre figlio alle maschere della commedia dell’Arte è una trovata eccellente.”. La citazione è di Don Pasta, una figura particolare di Dj/chef/scrittore che si batte per la difesa culturale della cucina popolare.

Si, abbiamo pensato subito a Don Pasta perché da anni porta avanti un discorso simile a quello del libro. Quello che io ho fatto con le ricette di mia madre, lui lo fa in tutta Italia, raccogliendo ricette popolari dalla viva voce delle persone. L’ho conosciuto ascoltandolo su Radio Popolare a Milano, ho poi visto i suoi spettacoli, in cui alterna musica dal vivo, monologhi, racconti e spesso cucina dal vivo per il pubblico. Mi affascina come abbia cominciato a parlare di cibo molto prima che divenisse una moda ossessiva in televisione. Soprattutto, mi ha colpito il suo approccio “dal basso”, il discorso politico, in senso alto, che c’è alla base. Infine, mi riconosco nel suo approccio comunque pop.

Domanda ineludibile: a cosa stai lavorando attualmente?

Sto lavorando sul prossimo libro, da circa tre anni. Uscirà anche in Francia, dove è già disponibile su Amazon, e in Spagna, per la Diabolo Edizioni. Si chiamerà Tutte le ossessioni di Victor. Per intenderci, potrebbe assomigliare ad una commedia alla Woody Allen. Sto lavorando anche ad un altro libro di illustrazioni, ma ha ancora un titolo provvisorio.

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