La gioia del disegno, e quella dei bambini. Intervista a Jutta Bauer

Jutta Bauer è una di quelle illustratrici che ‘contano’ davvero, sulla scena internazionale. La sua opera è stata consacrata non solo dall’affetto dei lettori, infatti, ma da numerosi premi che ne hanno punteggiato la carriera. Tra questi, indubbiamente, il più prestigioso è il Premio Andersen, universalmente considerato una sorta di Premio Nobel della Letteratura e dell’Illustrazione per bambini/ragazzi. La motivazione del suo premio, ottenuto nel 2010, menziona la “sua grande capacità narrativa che riesce ad unire, attraverso l’immagine, la dimensione reale e fantastica ( …) l’approccio di tipo filosofico, l’originalità, la forza creativa insieme alla sua abilità a comunicare con i giovani lettori”.

Abbiamo avuto l’occasione di incontrarla qualche tempo fa a Napoli, dove era di passaggio al Comicon dopo avere tenuto due laboratori per bambini a Matera, recentemente indicata come Capitale Europea della Cultura per il 2019.

jutta bauer

Lei è considerata una delle autrici contemporanee più influenti nell’ambito dell’illustrazione. Quali sono gli autori che le sono stati fonte di ispirazione?

Ah, sono davvero molti! Sono davvero numerosi gli illustratori da cui ho potuto apprendere nel corso della mia carriera. Se proprio devo citare un nome, indubbiamente, il grande illustratore finlandese Tove Jansson. Quest’anno è ricorso il centenario! Molto importante è stato anche Richter: spesso ho guardato i suoi disegni, e credo possano essere considerati una costante fonte d’ispirazione.

Come considera il suo ruolo di autrice per l’infanzia? In un certo senso, con il suo lavoro pone il seme dell’arte nell’educazione dei ragazzi.

In realtà ritengo che i bambini abbiano già il seme della bellezza dentro di loro. Quindi, non devo fare nulla in tal senso: loro desiderano già essere creativi. Sono i genitori e gli insegnanti che impediscono loro di esprimersi, bombardandoli di programmi televisivi o schemi sociali predefiniti. Ad esempio, per ciò che riguarda il disegno, viene imposto loro di disegnare solo determinati soggetti, sempre gli stessi. I bambini hanno già in loro l’arte e la sensibilità estetica: va solo risvegliata e nutrita, senza reprimerla con schemi vincolanti o regole artificiose. 

Quindi i condizionamenti sociali soffocano il talento spontaneo dei ragazzi? 

Se si lasciassero liberi di esprimersi, se si fornissero loro bei libri da leggere, se si mostrassero loro i capolavori dell’arte, mostrando loro come guardare non solo alle opere d’arte ma al mondo, alla sua bellezza, a contemplare il cielo, i giochi delle nuvole, questo seme darebbe i suoi frutti in ognuno di loro.

jutta

Qual è secondo lei il più grande dono dell’infanzia? 

Lavoro molto con i bambini e sono continuamente a contatto con le loro qualità. Hanno tutto ciò che vorremmo avere noi adulti: sono in grado di arrivare subito al punto, sono in grado di concentrarsi improvvisamente, senza sforzi, non hanno pregiudizi mentali. Adoro questa loro libertà, che viene smarrita quando si diventa dei “virtuosi”. Il virtuosismo è nemico dell’arte: ricorda cosa diceva Picasso a riguardo?

Si, qualcosa come “ci ho messo venti anni per dipingere come Raffaello, e mi ci è voluta tutta la vita per dipingere come un bambino”…

Esatto. Quando vedo la facilità con cui trovano determinate soluzioni, non posso che chiedermi: “Ma come fanno?!”. Una semplicità assoluta che inevitabilmente da adulti smarriamo. E’ quello che cerco di restituire nelle mie opere.

Qual è, dal suo punto di vista, il fine dell’arte (ammesso che ne abbia uno)?

Fondamentalmente quello di farci gioire della vita. Credo che l’esperienza artistica ci porti ad essere più felici, a trovare più spazio per noi stessi. Non è mai noiosa, perché non sei mai effettivamente solo, e non sai mai dove questo percorso ti può condurre. Una scoperta continua, un cammino pieno di sorprese. È come avere una televisione costantemente accesa nella testa, ma il palinsesto lo decidi tu.

Selm

Concludiamo con la domanda di rito. Può parlarci dei suoi prossimi progetti? 

Ho in cantiere un progetto immenso. Come forse già saprà, in Germania ho recentemente avuto l’incarico di curatrice per quella che potremmo definire la Fondazione per l’Illustrazione, un’istituzione nazionale di ricerca e sviluppo nell’ambito grafico. Stiamo allestendo un’antologia dei migliori illustratori tedeschi ed europei. Sarà come un enorme catalogo visuale: abbiamo individuato una sessantina di parole-chiave per l’infanzia e ogni artista dovrà rappresentarne una. E’ come se stessimo allestendo un vocabolario grafico per i bambini, in cui ogni termine verrà illustrato da un disegnatore diverso. L’enorme lavoro è nell’orchestrare i diversi gusti, ispirazioni, tendenze, conciliare anche proprio a livello fisico le differenti dimensioni delle opere! Speriamo di poterla presentare alla Fiera del Libro di Bologna del 2015.