Raccontare per non dimenticare. Intervista a Paco Roca

Durante Lucca Comics & Games, presso lo stand della Tunué, abbiamo incontrato il fumettista spagnolo Paco Roca. Ci ha accolto con la sua proverbiale cordialità, rivelandoci l’ispirazione dietro al suo I solchi del destino, coraggioso atto di ricostruzione storica di una delle pagine più oscure dell’Europa del Novecento.

Leggi un estratto de I solchi del destino

solchi del destino paco roca

Il tuo libro racconta ciò che è accaduto subito dopo la sconfitta repubblicana nella guerra civile spagnola del ’36. Fu un evento drammatico e straordinario, una guerra che vide a sostegno del fronte antifascista l’intervento, spesso anche sul fronte, di intellettuali come Hemingway, Dos Passos, George Orwell, Carlo Rosselli. Una guerra in cui furono uccisi molti poeti, prima di tutti il grande Garcìa Lorca, morto fucilato, o Antonio Machado, morto praticamente di stenti durante l’esodo verso la Francia. Perché raccontare proprio oggi questa storia? Trovi che possa essere illuminante per l’attualità che viviamo?

Si, perché è stata una tappa importante della nostra storia, di cui si parla molto poco. Rappresenta tuttora una sorta di tabù. Nell’insegnamento scolastico non se ne parla, le giovani generazioni sono molto ignoranti a riguardo. Anche un altro grande poeta come Miguel Hernandez, oltre a quelli che hai citato, morì nelle galere franchiste. Ma, oltre a loro, c’è un numero sterminato di persone, non famose, di cui si sono perse le tracce per sempre. C’è un muro di silenzio che copre un’intera parte della storia recente spagnola. Mi interessava recuperare una parte, per quanto possibile, di quel passato. Credo fermamente sia necessario recuperare e ricostruire quel periodo tragico.

Il racconto è ispirato a una storia vera?

Il racconto è verosimile, si ispira a eventi e personaggi reali. Mi sono documentato molto, ho consultato numerosi studiosi, importanti storici del periodo, sia spagnoli che internazionali, per ricostruire fedelmente la situazione del periodo. In particolare, su questa brigata, la Nueve, che ha avuto un destino particolarmente rocambolesco, non conosciuto dai più.

Più celebre, ad esempio, è la Brigata Durruti, in cui militò la grande pensatrice Simone Weil…

Si, nella cultura popolare è un nome che è rimasto. Ma comunque se ne parla sempre poco.

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Il protagonista Miguel Ruiz è una figura reale?

Il personaggio è reale, ma non l’intervista che dà inizio alla storia. Secondo le ricostruzioni storiche, è un desaparecido. Non si sa nulla di certo sul suo destino. Ma è molto documentata la sua presenza nella guerra, le sue gesta sono narrate nel diario del capitano della compagnia. A un certo punto però scompare. Sono sorte numerose speculazioni sul suo destino: chi dice che scappò in Africa, chi che morì in guerra, chi sostiene sia ancora vivo.

La storia alterna passato e presente, cronaca e memoria. Qual è stata la tua ricerca stilistica per muoverti su questi due piani?

Il passato diciamo rappresentava un racconto completo, concluso, delineato. Il grande lavoro sul campo è stato richiesto dal presente, per ricostruire una realtà plausibile dove non ci sono certezze mi sono dovuto documentare molto. Il racconto del presente è una sorta di diario delle mie ricerche. Sono in un certo senso, gli appunti dei miei viaggi alla ricerca delle fonti certe del mio racconto. Per questo lo stile è rapido, svelto, immediato.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando alla versione animata di Memorie di un uomo in pigiama. Nel frattempo, lavoro al mio nuovo fumetto, chiamato La Casa. A differenza de I solchi del destino, che è una storia complessa e che ha richiesto molta documentazione, questa sarà una storia più semplice, intimista, più o meno autobiografica, ispirata in maniera libera alla vita di mio padre.

Ci sono altri autori che senti vicino a te?

In Spagna, Miguel Gallardo sicuramente. Condividiamo una visione molto simile del fumetto. Stesso discorso per David Rubin, ci muoviamo sulla stessa linea. Anche Alfonso Zapico. Siamo uniti non solo dall’impegno civile, ma dal desiderio di raccontare storie nuove e cercare strumenti tecnici inediti per raccontarli.

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Come pensi che il pubblico giovanile abbia reagito a questo libro? 

Questa storia, come anche nel caso di Rughe, parla di un tema di cui in Spagna la gente non vuole sentir parlare. Ma il fumetto, essendo un medium visuale, consente di raccontare in maniera sequenziale queste storie rimosse, in un modo diretto. Consente di raccontare questo passato occultato come un’avventura, potendo inserire elementi che lo rendono avvincente. Si tratta di una parte della storia della Spagna che è assolutamente rimossa. Si parla di Franco come se fosse un personaggio dell’antichità, di un passato remoto. E invece è morto quarant’anni fa.

La critica ha apprezzato?

Si, si ho avuto recensioni positive. Tutti hanno concordato che non possiamo dimenticare quello che è successo. In Italia, ad esempio, si è affrontato il fascismo, storicamente, nel dopoguerra. In Spagna, è stato tutto molto più complicato. Il passaggio alla democrazia è accaduto col patto segreto di dimenticare il fascismo, rimuoverlo. Fu un grave errore. La gente ora non conosce, o non vuole conoscere, il proprio passato. I politici mantengono questa ambiguità, non criticano il franchismo, è impensabile. Il governo attuale, di destra, ha dei rappresentanti che non condannano il franchismo. Una situazione assolutamente impensabile in Italia o in Germania.

In Italia, è vero che c’è il reato di apologia del fascismo, ma abbiamo comunque avuto uscite simili da politici di spicco. Leggendo il libro, ovviamente gli italiani sono dalla parte dei nazisti, non è certo una cosa di cui andare fieri…

Se è vero che l’Italia in quel momento era ufficialmente fascista, molti italiani combattevano dalla parte della Repubblica, come i fratelli Rosselli che hai menzionato. Anche se in Italia possono esserci figure di destra, da noi è differente. In Spagna il passato è stato proprio cancellato. Per questo dobbiamo ancora raccontarlo.

  • simona berardozzi

    Bellissimo!! L’ho letto tutto di un fiato! 🙂