Bravo for calligraphy: il lettering di Alex Toth

L’importanza e la grandezza di Alex Toth nella storia del fumetto sono arcinote, il suo lavoro è stato celebrato, esaminato e sviscerato frequentemente da professionisti e studiosi del fumetto. Esiste però un altro aspetto della sua strabiliante creatività su cui raramente ci si è soffermati: l’abilità di Alex Toth come letterista. Il lettering, nella sua espressione più compiuta, si integra perfettamente con il disegno e l’architettura della tavola. Per questo motivo, i disegnatori che sanno letterare incrementano notevolmente il potere comunicativo della propria arte, creando un’unità stilistica tra testo e disegni difficilmente eguagliabile.

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Nel campo delle “syndicated strips” questa caratteristica è spesso presente, soprattutto per quanto riguarda le strisce umoristiche. Charles Schulz (Peanuts), Walt Kelly (Pogo), George Herrimann (Krazy Kat) fino ad arrivare a Richard Thompson (Cul de Sac) o Jim Meddick (Monty) sono esempi che avvalorano questa affermazione. Il loro lettering è fondamentale per dare il “mood” della striscia e per completarne il design grafico. Nel mondo dei comic books, invece, è più raro trovare  esempi in tal senso: Wally Wood, Joe Kubert, Jim Aparo, Robert Crumb… e Alex Toth, appunto.

Appassionato e vorace lettore di fumetti, il giovane Alex ha la fortuna di abitare a New York e, quindi, di poter frequentare la School of Industrial Arts che si trova poco distante da casa. “Fu là che il tarlo del cartooning si impossessò di me”, spiegò Alex Toth in un’intervista, “grazie ai miei compagni, non agli insegnanti di disegno”. In quegli anni Toth scopre che gli studenti portano i loro portfolio ai numerosi editori che hanno sede a Manhattan, e non tarda a imitarli. “Cercavo i numeri di telefono sull’elenco telefonico o nei colophon degli albi a fumetti e chiamavo. Se sapevo l’indirizzo, andavo di persona, così, senza appuntamento”.

Con questo metodo spavaldo e un po’ incosciente, Toth ottiene preziose critiche ai suoi primi lavori da artisti del calibro di Alfred Andriola, C. C. Beck, Mort Meskin, Frank Robbins. L’incontro più importante è però quello con Sheldon “Shelly” Mayer, all’epoca editor presso All-American Publications, che fornisce alla National Comics Publications le storie di Flash, Green Lantern e Wonder Woman. Mayer sollecita il giovane Alex a dedicarsi, oltre che al disegno, anche al lettering delle proprie tavole: “Ragazzo, impara a fare tutto, a letterare. Più cose sai fare e meno dipendi dagli altri, migliore sarà il tuo lavoro” e gli fornisce i fogli standard utilizzati dalla National, con le spaziature per il lettering già prestampate in azzurro.

Nel gennaio 1946, Toth ottiene il diploma della School of Industrial Arts e si mette in cerca di lavoro, ma senza grande fortuna, tanto da pensare di rinunciare alla sua carriera di autore di fumetti e arruolarsi nella Marina, ma viene rifiutato in quanto daltonico. Su consiglio dei già affermati disegnatori Irwin Hasen, Lee Elias e Joe Kubert, ricontatta Shelly Mayer, ora editor direttamente presso la National. Dopo una falsa partenza con un soggetto di “Dr. Mid-nite”, che Mayer rifiuta, ordinando a Toth di rifare tutto daccapo, Toth inizia a lavorare per lui e per la National. Qui sotto si può ammirare una tavola della storia “Battle Flag of the Foreigh Legion”, pubblicata sull’albo “Danger Trail”, in cui la fumettatura e la forma dei ballon sono molto simili allo stile del lettering maturo di Alex Toth.

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Dopo che Shelly Mayer ha abbandonato l’editing per dedicarsi alla creazione di personaggi propri (Scribbly prima e Sugar and Spike dopo), Toth, in seguito a incomprensioni con i suoi editor – in particolare Julie Schwartz – lascia la National per passare alla Standard Comics nel 1952. Proprio questo periodo segna il passaggio di Toth alla maturità sia nel disegno che nella fumettatura. Solo cinque storie prodotte per la Standard hanno il suo personalissimo stile di fumettatura, molto più moderno di quanto viene prodotto normalmente all’epoca, anche per quanto riguarda la forma dei ballon.

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Nella storia “The crushed Gardenia”, considerato un piccolo classico tra le storie di Toth, il lettering viene utilizzato anche come strumento narrativo, come si evidenzia nella tavola seguente, dove la paranoia del protagonista negativo della storia è ben rappresentata dalle scritte “Ellie” (il nome della sua ragazza) che gli aleggia intorno ossessivamente.

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Curiosamente, nell’ultima storia fumettata per la Standard Comics, Toth usa inchiostro rosso sia per i testi che per i balloon. Nella nota in fondo alla tavola, Toth rassicura il suo editor, Mike Peppe: “Non far caso all’inchiostro rosso. E’ più facile da usare, scorre senza intoppi, non lascia depositi e in riproduzione diventa nero”. Probabilmente Toth utilizzò il Rapidograph – all’epoca una novità – per il lettering.

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Nel 1954, Toth presta il servizio militare a Tokyo, in Giappone. Lì crea la sua strip settimanale, “Jon Fury”, per il giornale della base “Depot Diary”. Sembra un fumetto creato da un artista veterano, invece Alex ha solo 26 anni all’epoca!

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Al suo ritorno in patria, nel 1956, Toth lavora brevemente per la Atlas Comics (futura Marvel) e, dopo essersi trasferito in California, collabora per parecchi anni con Dell Comics, per la quale il personaggio principale di cui disegna le gesta è Zorro. Qui sotto, una tavola da “Four Color n°1134 – The real McCoys” del novembre-dicembre 1960, trasposizione a fumetti della serie televisiva omonima.

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Dopo essere stato art director della serie animata Space Angel, Toth inizia una proficua collaborazione con Hannah-Barbera come creatore e storyboarder di svariati personaggi quali Johnny Quest, Space Ghost, the Herculoids, Birdman and the Galaxy Trio, e Dino Boy in the Lost Valley. Ecco alcuni “model sheet” di questi characters:

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Collabora anche a varie testate su dragster e motori quali “CARtoons”, “DRAGCartoons”e Hot Rod CARtoons”, dove può dare libero sfogo alla sua creatività calligrafica.

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Verso la metà degli anni ’60, Toth disegna (e fumetta) anche storie per “Creepy” e “Eerie” della Warren Publishing Company, adattando il suo stile di fumettatura all’atmosfera orrorifica delle testate che lo ospitano:

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Toth ama sperimentare, e in questa storia intitolata “The Reaper” si possono vedere le “pipe” dei ballon ridotte all’essenziale e rivolte verso l’interno, anziché all’esterno, come di consueto.

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Intanto, Toth ha ripreso a collaborare con la National (e lo farà per molti anni a venire), mostrandosi influenzato (anche lui) dalla moda dei tempi: la pop-art e la psichedelia. Eccone alcuni esempi:

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Non mancano, comunque, bellissimi esempi dell’abilità di letterista di Alex Toth, sia pure in una vena più classica:

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Nel 1970, tra le tante collaborazioni, una storia per la Electric Company con una tavola che è un vero tour de force calligrafico:

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Nel 1975 Toth collabora anche con la neonata (e sfortunata) Atlas Seaboard, con la storia “Blackhawk” per la testata “Savage Combat Tales”:

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Sempre nel 1975, un altro esempio di lettering di Toth fatto con inchiostro rosso, la storia “Bookworm” che doveva uscire per la Charlton ma che Toth non consegnò per motivi ignoti e che fu pubblicata solo nel 1990 su “Monsters Attack!” della Globe Communications Corporation:

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Nel 1980, vede la luce il suo “Opus magnum”, la quintessenza del fumetto secondo Alex Toth (suoi soggetto, sceneggiatura, disegno e lettering): “Bravo for Adventure” apparsa su “The Rook”, un nuovo magazine pubblicato dalla Warren:

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Alex Toth illustra solo due storie di Torpedo, il personaggio ideato da Enrique Sànchez Abuli nel 1981, che escono sulla versione spagnola di “Creepy”. Curiosamente esiste una fumettatura di Toth in inglese di questo fumetto, anche questa in inchiostro rosso. Non sono stato in grado di appurare se queste sono le sole vignette con il suo lettering o se esiste la storia completa con fumettatura di Toth.

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Nel 1982, sulla rivista sperimentale “Bop” (talmente sperimentale che ne uscirà un unico numero) edita dalla Kitchen Sink nel 1982, esce “Taps”, una storia breve in cui il personaggio non parla ma si limita a una pantomima:

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Negli anni ’80 e ancor più negli anni ’90 e primi anni 2000, Toth riduce di molto la sua attività di autore/disegnatore. Qui sotto la copertina del programma per il San Diego Comicon del 1991.

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Sul finire degli anni ’90 Toth inizia a fornire le sue considerazioni sul fumetto non limitandosi a un semplice testo scritto a caratteri di stampa, ma fornendo il testo fumettato a mano e arricchito, molto spesso, di qualcuno dei suoi famosi “doodles”, ovvero scarabocchi. Gli esempi qui sotto riportati sono tratti dalle riviste “Comic Book Artist” (nella rubrica: “Before I Forget”, Prima che mi dimentichi) e “Alter Ego” (nella rubrica: “Who cares? I do!”, A chi importa? A me!).

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Come tutta l’opera di Toth, anche il suo lettering è assolutamente personale e inconfondibile. Si è affinato nel tempo, ma ha mantenuto sempre le stesse caratteristiche che ne hanno fatto un maestro del fumetto: leggibilità, inventiva e personalità. Soprattutto, però, la passione inesauribile per l’illusione ottica che chiamiamo “fumetto”.

Per approfondire

The Official Alex Toth Website: tothfans.com 

The Alex Toth Archives: http://pangolinbasement.blogspot.it/.

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  • Stefano Berardi

    …e proprio perchè “L’importanza e la grandezza di Alex Toth nella storia del fumetto sono arcinote” in Italia non c’è un piffero di decente pubblicato. E non solo Toth, ci sono diverse mancanze scandalose, Little nemo di McCay ad esempio, e molti altri. In compenso di alcuni fumetti non si contano più le inutili riedizioni, oppure che dire della brillante intuizione di marketing di pubblicare fumetti mediocri in elegante veste editoriale? funziona!

  • Luca Biagini

    Tengo a precisare che di Toth in Italia sono state pubblicate varie storie(curate da me personalmente) sulla rivista “Il grifo” negli anni ’90(Jesse Bravo,Taps,Oolala) e varie su “Ken Parker magazine”(Warren e DC) con l’aiuto di Giancarlo Berardi.Ovviamente,si è fatto il possibile….C’è tanto materiale inedito per il nostro paese ma chi lo pubblica?Seguono due immagini di suggerimenti di Toth sui pennarelli,ecc

  • Stefano Berardi

    Credo di averle quasi tutte; lode a te Luca Biagini. Siamo d’accordo credo, che Toth meriti ben altro tipo di pubblicazione.

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